Da soldato nella Grande Guerra, suonò l’organo di una chiesa sotto le bombe. Lo storico Zadra: “Era il suo modo per sopravvivere”
La straordinaria storia di Alessandro Silvestri, fante italiano della Grande Guerra, è stata riportata alla luce con la pubblicazione del suo diario da parte del Museo della Guerra di Rovereto. Ma continua tuttora a ispirare iniziative per la pace

MORI. “Possiamo dire che vivesse di musica e ogni volta che poteva sospendeva la sua condizione di soldato, impegnando le sua mani e la sua mente non più con il grilletto ma con i tasti di un organo o di un pianoforte”. Lo storico Camillo Zadra sintetizza così l’animo di Alessandro Silvestri, fante italiano durante la Grande Guerra protagonista di un bellissimo diario. Un diario pubblicato ancora nel 2017 da una collaborazione fra Museo della Guerra di Rovereto e Comune di Brentonico e punto di riferimento per iniziative che proiettano questa figura nel presente.
Piccole memorie. Diario di guerra e di prigionia. Trentino, Carso, Serbia è il nome della pubblicazione memoriale curata da Nicola Fontana, Loreta Morandini e dallo stesso Camillo Zadra. “E’ uno dei tanti diari affiorati e che continuano ad affiorare nei decenni - spiega l’ex provveditore del Museo Storico Italiano della Guerra di Rovereto – la Grande Guerra fu in particolare un semenzaio straordinario di scritti autobiografici, poiché per la prima volta numerose persone alfabetizzate vissero condizioni di vita estreme. E ciò stimolò in loro il desiderio di dare forma alle proprie impressioni e suggestioni”.
“Specchio di vita in cui ci si può immergere con risultati sorprendenti”, il diario di Alessandro Silvestri, classe 1887, nato in Veneto a Marano di Valpolicella, colpisce non solo per la sua peculiare biografia ma anche per la sua “ampiezza di vedute”. Zadra ne ripercorre la traiettoria dalle origini alla fine, quando le testimonianze si fanno più rade, lo scritto si interrompe.
“Quinto di sei figli, Alessandro Silvestri al tempo dello scoppio della Grande Guerra (per il Regno d’Italia il 24 maggio 1915, ndr) aveva 28 anni. La sua vicenda personale era particolare, perché per le leggi di coscrizione militare dell’epoca si era trovato a veder posticipata la sua chiamata alle armi e il suo servizio militare era cominciato nel 1909. Quando nel 1911, però, scoppiò la guerra italo-turca, la guerra di Libia, egli disertò, rifugiandosi nel Sudtirolo tedesco”.
“E’ qui, a Bolzano, che Silvestri con la sua formazione da falegname si avvicina all’organo, suona, apprende le tecniche di riparazione e manutenzione – continua – ma dopo due anni, nonostante la consapevolezza di incorrere nella giustizia militare, decide di tornare a casa. Arrestato, Silvestri viene condannato a un anno di carcere. Esce e conclude il servizio militare ma nel mentre scoppia la Grande Guerra. E’ stato un disertore, però, e per questo rimarrà un soldato semplice, non riuscendo mai, nonostante qualche tentativo, a divenire un graduato”.
Allo scoppio della Grande Guerra, anche il Tirolo meridionale, o Trentino, viene interessato dai movimenti di truppa. Ben presto, già nella primavera-estate del 1915, il fronte viene a stabilirsi qualche chilometro più a nord del confine, lungo la Tiroler Widerstandslinie. I comandi austro-ungarici hanno infatti deciso di arretrare la linea su posizioni più favorevoli e facilmente difendibili, gli italiani avanzano senza particolari difficoltà occupando Ala (QUI l’articolo) e diversi paesi della fascia più meridionale del territorio. Anche il Monte Baldo, fra battaglie sanguinose (QUI l’articolo) e resistenze tenaci per impedire lo sfondamento in Alto Garda (QUI l’articolo), finisce sotto controllo del Regio esercito.
Se per la popolazione trentina comincia così una vera e propria odissea (QUI l’articolo), per i soldati non va certo meglio. La guerra sul fronte trentino-tirolese replica in un ambiente ostile le tremende caratteristiche della guerra moderna (QUI l’articolo). Ed è in questo contesto che il soldato Silvestri si trova catapultato assieme al suo reparto.
“In prima linea, dapprima a Malcesine, sul versante occidentale del Baldo, e poi su quello opposto, fra Chizzola e Pilcante, Silvestri descrive nel suo diario la vita di guerra ricordando ad esempio le giornate degli attacchi austriaci sullo Zugna nella primavera del 1916 – prosegue Zadra – verso l’esperienza militare, nondimeno, sin dagli esordi dimostra la sua avversità, dichiarandolo per iscritto. ‘Io sono un civile, non un militare’, scrive non senza imprudenza, poiché il suo diario sarebbe potuto finire fra le mani di qualche ufficiale”.
“Si dichiara solidale con i disertori, auspica punizioni nei confronti degli ufficiali che hanno voluto la guerra, denuncia la disciplina, l’etica, i doveri militari, giudicandoli contrari alla vita normale. La guerra moderna è una calamità che sconvolge la vita di tutti e lui non ci sta. È questo il suo animus verso il conflitto e il suo modo per sopravvivere è cercare di suonare in tutte le occasioni in cui può. Nelle chiese dei paesi, nelle case private, dove la guerra è entrata, Silvestri chiede il permesso di poter suonare organi, pianoforti, armonium. Organizza cori di ragazzi per arricchire le liturgie, suona nelle cerimonie religiose, si guadagna la fama nella sua compagnia”.
“E’ un organista per talento e passione – seguita il curatore del volume dedicato a Silvestri – che sin da piccolo si esibisce nelle chiese della sua zona. Diviene compositore, dirige delle bande, anche a Rovereto, e nel corso della guerra, come ci racconta, suona un po’ tutti gli organi, gli armonium e i pianoforti lungo la Destra Adige. Lo fa a Chizzola, a Pilcante, a Brentonico, a Mori, nella chiesa e in un hotel”.
Avverso visceralmente alla guerra, come emerso dal diario, Silvestri non fu certo un caso unico nel mettere su carta i suoi sentimenti verso una condizione estrema e non voluta. “Non era un interventista, non era un nazionalista, non trovava alcuna valida ragione per cui valesse la pena di combattere. È lì perché gli tocca essere lì, ‘il militarismo non mi molla’, scrive, si sente perseguitato”, spiega Zadra.
“Le motivazioni del suo pacifismo non sono però né religiose né politiche, ma semmai morali e esistenziali. C’è un rifiuto istintivo verso la guerra, la violenza, l’odio a cui sono costretti. Nel diario troviamo così la simpatia verso i disertori, l’ostilità verso i soldati che abusano della popolazione con saccheggi e violenze. La guerra per Silvestri è un crimine, il popolo non la vuole, i soldati sono costretti dai signori e dagli ufficiali. Noi però non sappiamo se questa esperienza gli abbia fatto maturare una coscienza politica”.
Ma questi sentimenti sono così inusuali nei diari dei soldati? Dice Zadra: “Non c’è nulla di particolare in questo, in molti ragionavano così. L’effetto che provoca leggere queste cose in un diario, tuttavia, è di guardare più in profondità ciò che la sorte ci ha messo di fronte. Lo possiamo guardare negli occhi, attraverso la sua parola diretta e la sua vicenda. Una vicenda che nel 1916 lo porta sul Carso, dove conosce la guerra più dura e viene fatto prigioniero. Verrà portato in Serbia, dove avrà modo di tornare a fare il musicista. Qui il suo diario si ferma e sappiamo solo che finita la guerra tornerà a casa dove proseguirà la sua vita nel mondo della musica. E morirà nel 1966”.
“Affamato” di musica, unico momento di svago ed evasione dalla tragedia della guerra, Silvestri si renderà protagonista di un episodio significativo. Il 4 gennaio 1916, infatti, nella chiesa di Mori, il fante italiano suonerà il grande organo – lo definisce “Organo sontuoso” – mentre fuori impazzano i bombardamenti italiani e austriaci. “Nel suo racconto Silvestri afferma perfino di riconoscere la tonalità dei cannoni, parla di ‘concerti di bassi in Si bemolle’”.
È proprio da questo episodio che il Comune di Mori e altre istituzioni hanno deciso di trarre ispirazione per un concerto d’organo alla Chiesa di Santo Stefano. Concerto gratuito, alle 20.30 di venerdì 24 febbraio 2023, in cui si avvicenderanno diversi professionisti e non, a un anno esatto dallo scoppio della guerra russo-ucraina. “Non ci stupisce che la figura di Silvestri abbia ispirato questa iniziativa – conclude Zadra – ciò che la sua testimonianza ci dice, proiettandola nel futuro, è che la vita prosegue anche sotto le bombe”.
















