"I bacini idrici in quota sono ferite per l'ambiente", il Comitato permanente difesa acque del Trentino risponde all'assessore Tonina: "Serve rinaturalizzare i corsi d'acqua"
Il presidente del Canoa club Trento e membro del Comitato permanente di difesa delle acque del Trentino contesta l'assessore all'ambiente uscente della provincia di Trento, secondo cui si deve investire sui bacini di accumulo in quota. Per Dalprà, invece, "gli invasi d'acqua in quota causano uno stravolgimento ambientale e non garantiscono riserve d'acqua"

TRENTO. “I bacini idrici in quota sono ferite per l'ambiente. Le riserve di acqua non si accumulano con invasi in quota, ma con il ricarico e la manutenzione delle falde. Puntiamo, invece, sulla rinaturalizzazione dei corsi d'acqua”. A dirlo è Andrea Dalprà, presidente del Canoa club Trento e membro del comitato permanente di difesa delle acque del Trentino, che contesta la posizione espressa sul quotidiano Il Dolomiti dall'assessore all'ambiente uscente della provincia di Trento Mario Tonina. (qui articolo).
Secondo Dalprà “le falde acquifere sono la sede naturale e più resiliente per raccogliere, conservare e ritrovare l’acqua. E’ sufficiente lasciare fare alla natura il suo lavoro di assorbimento della acqua piovana, senza modificare territorio e corsi d’acqua. Il problema è che in Trentino molti corsi d’acqua vengono manomessi, le rive stravolte e irregimentate, disboscate e urbanizzate. Così facendo, fiumi e torrenti non riescono a svolgere la loro funzione naturale e tutta l'acqua, che prima veniva assorbita dal terreno e rilasciata gradualmente, viene scaricata a valle, causando alluvioni e disastri ambientali. I bacini idrici causano, inoltre, uno stravolgimento ambientale in zone alpine molto delicate; l'acqua raccolta evapora molto rapidamente e le alte temperature che si registrano anche in quota provocano lo sviluppo di alghe che rendono l'acqua di cattiva qualità”.
Non solo una ferita per l'ambiente. “Gli invasi in quota sono una soluzione per l'accumulo di acqua economicamente dispendiosa. Per raccogliere un metro cubo di acqua piovana (secondo uno studio del Centro italiano per la riqualificazione fluviale) facendo i bacini in quota il costo è di 5-6 euro a metro cubo – spiega ancora Dalprà; - attuando, invece, politiche di riqualificazione fluviale per il ricaricamento delle falde il costo scende a 1,5/2 euro”.
La soluzione per garantire riserve d'acqua per far fronte a periodi di siccità, che con i cambiamenti climatici in atto in futuro potranno essere più frequenti, è la “rinaturalizzazione dei corsi d'acqua, sia in quota che a valle – aggiunge Dalprà. - Guardiamo all'esempio dei nostri vicini altoatesini, ma anche ai Paesi del Nord Europa, dove si punta sempre di più sulla rinaturalizzazione dei corsi d'acqua, con la conservazione della vegetazione riparia. Su questo si dovrebbe investire anche in Trentino- La propaganda a favore dei bacini in quota – conclude Dalprà - non è funzionale alla conservazione vera della risorsa acqua, ma solo alle necessità della tramontante industria dello sci invernale”.













