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Trento
27 luglio | 09:12

“La 'pulizia' del Fersina? La vegetazione riparia non è 'sporco' da rimuovere”. I pescatori sul taglio di vegetazione: “Il torrente è un ecosistema vivo”

L'Associazione pescatori dilettanti trentini: “Difendiamo la vegetazione riparia, il Fersina non è solo cemento”. Negli scorsi giorni le autorità avevano dato il via al taglio della vegetazione lungo il corso d'acqua, con particolare attenzione alla sponda sinistra idrografica in via Bolognini e via Marsala

“La 'pulizia' del Fersina?

TRENTO. “Difendiamo la vegetazione riparia: il Fersina non è solo cemento”. Dopo l'avvio negli scorsi giorni delle operazioni di taglio della vegetazione lungo il corso d'acqua, con particolare attenzione alla sponda sinistra idrografica in via Bolognini e via Marsala, è questo l'appello che arriva dall'Associazione pescatori dilettanti trentini, che mettono l'accento sulla necessità di “ripensare il concetto stesso di 'ripulire' un fiume”.

 

“Come presidente dell'Associazione – scrive Christian Tomasi – sento il dovere di intervenire nel dibattito pubblico che si è sviluppato attorno alla 'pulizia' del torrente Fersina, un tema che ci riguarda da vicino non solo come cittadini, ma anche come custodi di un patrimonio ambientale prezioso e fragile. Il Fersina, nel suo tratto cittadino, è molto più di un canale urbano: è un ecosistema vivo, zona di riproduzione per la trota marmorata, rifugio per l'avifauna, e un corridoio ecologico che attraversa la città”.

 

“Negli scorsi giorni – continua l'associazione – alcuni interventi di contenimento della vegetazione lungo le sponde, in particolare in via Bolognini e via Marsala, sono stati presentati come risposte alle lamentele dei residenti, preoccupati dal degrado, dai ratti e da una vegetazione 'fuori controllo'. Interventi comprensibili, se limitati a rami e piante che ostacolano la viabilità o invadono marciapiedi e carreggiate. Ma il concetto stesso di 'ripulire' un fiume andrebbe ripensato. Perché la vegetazione riparia non è 'sporco' da rimuovere: è parte integrante dell'alveo, un elemento essenziale per la salute del corso d'acqua e degli organismi che lo abitano”.

 

La stessa amministrazione aveva in ogni caso chiarito che la gestione della vegetazione negli alvei “viene attuata secondo criteri di equilibrio tra sicurezza idraulica e tutela del paesaggio e dell'ambiente”. Gli interventi, in pratica, non prevedono l'eliminazione totale della vegetazione, ma il suo contenimento entro limiti compatibili con la funzionalità idraulica del corso d'acqua e la salvaguardia degli aspetti ecologici. In particolare le autorità hanno precisato come attualmente “la presenza di vegetazione nel tratto urbano del torrente” non determini “criticità rispetto al deflusso delle acque in caso di piena”.

 

“Lo ha sottolineato chiaramente anche il dirigente del Servizio bacini montani, Lorenzo Malpaga – sottolineano infatti i pescatori trentini – non si tratta di un intervento di sicurezza idraulica, la vegetazione, al momento, non crea alcun problema al deflusso, ma di un'opera di 'giardinaggio', rispondente a una pressione estetica o culturale. Eppure, la presenza di vegetazione arbustiva e arborea entro certi limiti è un valore ecologico, non un fastidio da eliminare. Le radici delle piante stabilizzano le sponde, ombreggiano l'acqua mantenendola più fresca d'estate, rallentano i deflussi nelle piene improvvise e offrono habitat e rifugi per anfibi, uccelli e pesci”.

 

Nel caso specifico del Fersina, aggiungono: “Parliamo di un ambiente che ospita ancora popolazioni autoctone di trota marmorata, specie simbolo dei nostri torrenti. La fase riproduttiva, proprio in questi tratti, ha bisogno di elementi di vegetazione sommersa o parzialmente emersa, che offre protezione agli individui adulti e ai piccoli avannotti in crescita. Tagliare indiscriminatamente queste zone può compromettere la riuscita del ciclo riproduttivo di un intero anno. Non si tratta quindi di opporsi ideologicamente alla manutenzione, ma di chiedere buon senso, equilibrio e visione ecologica. I corsi d'acqua urbani come il Fersina non devono essere trattati solo come 'problemi da mettere in sicurezza', ma come opportunità per naturalizzare, educare e convivere con l'ambiente che ci attraversa”.

 

“Apprezziamo il fatto – conclude il presidente Tomasi – che alcuni interventi si siano limitati al taglio parziale e selettivo. Ma serve una maggiore consapevolezza pubblica e politica. Il progetto europeo BioValue, citato dal Comune, parla di naturalizzazione e valorizzazione ecologica dell'alveo: auspichiamo che non resti sulla carta. Invitiamo l'amministrazione e i servizi tecnici a coinvolgere anche chi vive quotidianamente i fiumi, biologi, ecologi, pescatori, ambientalisti, per trovare soluzioni condivise e davvero sostenibili”.

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