Le opere d'arte 'firmate' dall'intelligenza artificiale (in stile Basquiat e Warhol) made in Trentino, ecco la start up Thashy: “Primo appuntamento al Muse”
A portare avanti la start up sono i trentini Carlo Rizzi e Stefano Bottesi: l'idea è quella di coinvolgere i partecipanti a mostre, eventi o percorsi tematici, rendendoli protagonisti nel generare una serie di artwork grazie al sistema Thashy

TRENTO. Non solo calcoli e analisi di dati: come visto in particolare negli ultimi mesi, grazie alle innovazioni offerte dalle tecniche di stable diffusion (Qui un approfondimento sul tema), i sistemi di intelligenza artificiale sono ormai in grado di portare avanti processi generativi capaci di dare vita a immagini che, spesso, sono indistinguibili da scene di vita reali. Allo stesso modo però, grazie ad una serie di input, le Ia possono generare (al di là di immagini che imitano in tutto e per tutto il mondo reale) anche degli artwork, delle opere basate su un'immagine di fondo rielaborata seguendo le indicazioni di diversi prompt (in sostanza dei comandi) inseriti dai programmatori del sistema. Ed è proprio questo l'obiettivo di Thashy, una start up trentina nata dagli sforzi di Carlo Rizzi e Stefano Bottesi, le cui prime opere sono 'generabili' attualmente al Muse, all'interno della mostra Dentro il colore al Palazzo delle Albere. Ma procediamo con ordine.

A livello tecnico il processo ad un primo sguardo potrebbe sembrare complicato, il risultato però sintetizza con chiarezza l'esperienza offerta da Thashy: partendo per esempio dall'immagine di un uccello si può chiedere al sistema, con un prompt dedicato, di dipingerlo sullo stile di Basquiat, ottenendo un'opera che ne rispecchia le caratteristiche. “L'arte generativa, o generative art – spiega Rizzi a il Dolomiti – ci spinge a chiederci chi sia l'artista: l'uomo o la macchina? Ma se pensiamo che lo sviluppo tecnologico è da intendersi come il risultato di una interazione tra uomo e Ia, in cui non è necessario privilegiare nessun attore, allora appare chiaro come entrambi agiscano nella creazione di un nuovo dipinto, di una nuova scultura e via dicendo. Dopotutto un pittore ha bisogno di colori e pennelli per creare la sua opera”.
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In questa metafora Thashy è una sorta di “pennello” estremamente sofisticato, dice Rizzi: “Uno strumento che condotto dagli spunti di un artista attraverso i comandi (i prompt), realizza un'opera d'arte con l'unione tra mondo fisico e digitale. In questo senso Thashy propone un nuovo modo di coinvolgere le persone in questa generazione artistica supportata dall'Ia”. I partecipanti, in questo caso, alla mostra del Muse possono infatti utilizzare i Qr code sistemati affianco delle installazioni presenti per generare, all'interno di un percorso digitale parallelo a quello fisico, una serie di artwork, nei quali ad un'immagine di base si associano una trentina di prompt definiti da Rizzi e Bottesi: il processo però è completamente casuale ed ogni opera, anche se basata sulla stessa immagine e sugli stessi input, risulterà in definitiva unica.
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“Alla conclusione dell'esperienza – dice Rizzi – il visitatore si troverà quindi con un mosaico di opere uniche, che arriveranno direttamente per mail”. Il percorso all'interno del Palazzo delle Albere è stato soprannominato “provincia di significati” e nella serata del 18 maggio (Muse fuori orario) è stato organizzato un evento promozionale all'interno del quale i partecipanti saranno invitati a trovare i 6 Qr code disseminati tra le opere e generare quindi gli artwork relativi. “Per ogni artwork prodotto – conclude Rizzi – Thashy donerà 1 euro (fino ad un massimo di 1000) a Trentino Tree Agreement, che utilizzerà i fondi per favorire la crescita dei boschi in Provincia. Per i visitatori che genereranno tutti e 6 gli artwork è prevista poi anche una visita guidata nei luoghi dove si svolgerà la piantumazione”.


















