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Sciopero generale della sanità, anche i professionisti trentini incrociano le braccia. L'Apss: "Possibili disagi ma i servizi pubblici essenziali sono garantiti"

Lo sciopero di 24 ore è stato indetto per martedì 5 dicembre dalle organizzazioni sindacali Anaao-Assomed, Cimo-Fesmed, Nursing up e Coina. L'Apss:  "L’assistenza sanitaria d’urgenza (servizi di emergenza e pronto soccorso) sarà garantita, mentre potrebbero esserci disagi in base al numero di aderenti allo sciopero per quanto riguarda le attività programmate, come per esempio le visite ambulatoriali o i prelievi del sangue"

Pubblicato il - 04 dicembre 2023 - 12:57

TRENTO. Sciopero generale nella sanità tra dirigenza medica, veterinaria e sanitaria, professione tecnica e amministrativa ma anche del personale non medico afferente al comparto del servizio sanitario nazionale. Un'astensione dal lavoro di 24 ore, martedì 5 dicembre, indetto dalle organizzazioni sindacali Anaao-Assomed, Cimo-Fesmed, Nursing up e Coina

 

L'Azienda provinciale per i servizi sanitari ha disposto la costituzione dei contingenti minimi di personale con l'obiettivo "di garantire i servizi pubblici essenziali a salvaguardia dei diritti delle persone. L’assistenza sanitaria d’urgenza (servizi di emergenza e pronto soccorso) sarà garantita, mentre potrebbero esserci disagi in base al numero di aderenti allo sciopero per quanto riguarda le attività programmate, come per esempio le visite ambulatoriali o i prelievi del sangue".

 

La proclamazione dello sciopero è stato indetto perché "la legge di Bilancio nazionale attualmente in discussione non prevede un’adeguata valorizzazione economica di infermieri e professionisti sanitari - spiegano Anaao-Assomed, Cimo-Fesmed, Nursing up e Coina - riduce invece le pensioni e in particolare penalizza le nostre professioniste donne: questo è del tutto inaccettabile. Si vuole affondare definitivamente la sanità pubblica, noi meritiamo il riconoscimento di formazione e competenza, la nostra sanità non è più attrattiva, siamo maltrattati e l’ambiente di lavoro è tossico. E' continua la fuga di nostri colleghi verso altre realtà, più remunerative e dove si valorizzano le nostre competenze. Ora basta, i nostri governanti ci devono rispettare".

 

Diverse le richieste dei sindacati. "Immediata estrapolazione degli infermieri e del personale sanitario ex legge n. 43/2006, dal taglio delle pensioni per coloro che hanno iniziato a lavorare prima del 1996. Il ripristino delle condizioni precedenti rispetto all’opzione donna e la conferma della quota 103 per il pensionamento, in analogia a quanto previsto per il 2023. Inserimento della specificità professionale infermieristica tra quelle in aria di valorizzazione, ed estensione di tale provvedimento anche alle altre professioni ex legge n. 43/2006 (ostetriche, ass. sanitarie, tecnici radiologia e laboratorio, fisioterapisti, terp, ecc.), vogliamo migliorare le indennità legate alla funzione, alla turnistica, quelle di specificità professionale, e l’attivazione inoltre dell’indennità di confine per l’attrattività. L’inserimento delle nostre professioni nelle mansioni usuranti. Lo stanziamento di fondi adeguati ad aumentare la tariffa oraria delle prestazioni aggiuntive a 60 euro. Maggior tutela sul luogo di lavoro (+assunzioni, maggiori tutele e norme severe contro le aggressioni, implemento della tutela per la violenza di genere)".

 

A metà novembre uno sciopero generale era stato invece indetto da o sciopero indetto dalle sigle sindacali Usb Pubblico Impiego con l’adesione di Sidl, Cgil e Uil e il sindacato delle professioni infermieristiche Nursind.

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