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"Se incontriamo leoni o iene, cambiamo strada, in silenzio", il racconto della vita nella savana della trentina Cristina Valcanover: "Ho sposato un Maasai''

Trentina di Pergine Valsugana, Cristina Valcanover ha spostato William, un Maasai del distretto di Kalindi, in Tanzania, e ha scelto di vivere con lui nel villaggio della tribù. "All'inizio è stato difficile: non sapevo come sopravvivere in autonomia, non sapevo accendere un fuoco, ma non mi sono mai sentita estranea". Assieme hanno ideato un progetto turistico

Pubblicato il - 25 settembre 2023 - 19:22

TRENTO. “L'amore è uguale in tutto il mondo, o c'è o non c'è, o continua, o finisce

E io sento che mi hanno voluto bene per come sono

non perché abbia fatto qualcosa per farmi volere bene”.

 

E' una citazione del libro “La felicità tra i Maasai”, scritto da Cristina Valcanover, trentina di Pergine Valsugana, che ha scelto di abbandonare la sua terra d'origine per vivere con il marito William, un Maasai originario del Distretto di Kilindi, in Tanzania, in un villaggio della tribu Maasai.

 

La storia di Tina e Willy (Qui il link del loro sito) è iniziata dal 2009, anno in cui i due si sono conosciuti durante un viaggio che Cristina ha compiuto in Tanzania. Nel 2013 si sono fidanzati e nel 2015 hanno coronato il loro sogno d'amore con il matrimonio. Dopo alcuni anni trascorsi in Trentino, i due ora si sono trasferiti in Africa, in un villaggio a Kiberashi.

“All'inizio è stato difficile: non sapevo come sopravvivere in autonomia, non sapevo accendere un fuoco, rischiavo di bruciarmi le mani ogni volta per cercare di cucinare sul fuoco senza rovesciare tutto, non sapevo come gestire poche risorse idriche per fare il bucato – racconta Cristina nell'intervista rilasciata a Il Dolomiti. - Ma non mi sono mai sentita estranea. Ho compreso che il linguaggio più potente è quello del cuore”.

 

Cristian e William vivono in un territorio di grandi carnivori, tra cui iene e leoni. "Quando li incontriamo, cerchiamo di lasciarli andare in pace. Non ci avventuriamo a correre nelle foreste, non appoggiamo i contenitori per l'umido sul muro delle nostre case e quando individuiamo la loro presenza, cambiamo strada in silenzio e senza fretta"

 

Ma oltre alle attività quotidiane del villaggio, per vivere Tina e Willy hanno dato vita ad un progetto turistico con il quale propongono a viaggiatori e viaggiatrici esperienze di soggiorno nel villaggio Maasai, safari nella savana e visite nei parchi naturali.

 

“Le nostre giornate trascorrono tra la cura del bestiame e le impegnative faccende domestiche – racconta Cristina, - che diventano ancora più lente e faticose senza l'aiuto degli elettrodomestici. Qui l'energia elettrica proviene da un pannello solare. Una volta terminate le attività quotidiane, trascorriamo pomeriggi interi sotto l'ombra benefica di un albero, dedicandoci alla creazione artigianale di braccialetti di perline. In alternativa, ci imbarchiamo in un'appassionante avventura alla ricerca di bancarelle per acquistare i nostri beni di prima necessità. Qui, infatti, il cibo proviene direttamente dalla terra, non esiste un supermercato. Per sopravvivere abbiamo dato vita ad un progetto di turismo: proponiamo un'esperienza di viaggio unica, portando le persone nella nostra terra Maasai: safari nei parchi nazionali, tour della savana rurale, immersione nella nostra cultura, per scoprire la vita con le tribù. Siamo incredibilmente soddisfatti del nostro lavoro e della gioia che portiamo nelle vite delle persone”.

 

Ma torniamo al principio. Come vi siete conosciuti tu e William?

Ci siamo incontrati nel 2009, durante il mio viaggio a Zanzibar per ritrovare me stessa e lasciarmi alle spalle cinque anni di chemioterapia. E' stato un incontro casuale. All'inizio il nostro è stato solo un saluto di cortesia. Ma poi è successo qualcosa di magico. Sono stata invitata in un villaggio Maasai e ho deciso di accettare. Mi hanno ospitata in una tradizionale capanna. Ero un po' a disagio. Ma nel cuore di quel villaggio ho trovato l'amore della mia vita. Le nostre strade si

sono incrociate e non si sono mai più separate. È stato un colpo di fulmine. E così, grazie a quel viaggio incredibile, ho trovato non solo la guarigione per il mio corpo ma anche ma anche per il mio cuore

 

Nel 2015 vi siete sposati. Ci racconta com'è una festa di matrimonio Maasai?

Prima ci siamo sposati nel comune di Dar es Salaam in Tanzania per ufficializzare il nostro matrimonio e poter inviare le trascrizioni al Comune di Pergine poi, per festeggiare e rendere partecipi i nostri familiari in savana, ci siamo sposati con rito Maasai. La cerimonia in genere ha una data di inizio ma mai una fine, può durare 3 giorni, una settimana, dipende dallo stimolo degli invitati. Nel nostro caso è durata tre giorni, è iniziato tutto al mattino presto sacrificando una grande capra poi ci hanno preparato due sgabelli sopra una pelle di mucca nel centro del recinto del bestiame. I Maasai più anziani hanno iniziato una sorta di predica, pregando il nostro Dio che tutto vada bene; ci hanno legato le mani, il collo e le caviglie con dei fili in legno lavorati da loro e poi ci hanno spruzzato del latte appena munto addosso, in segno di buona fortuna. Poi sono iniziati i canti e i balli che sono terminati dopo tre giorni ininterrottamente. Qualcuno fermava per mangiare o riposare e poi si rialzava e riprendeva

 

In un primo momento avete vissuto in Trentino. Com'è andata?

Willy, inizialmente, ha dovuto ingoiare diversi bocconi amari; talvolta è stato paragonato ad un accattone solo per aver provato ad avvicinarsi a qualcuno per chiedere un indirizzo; talvolta è capitato che dei ragazzini gli chiedessero droga. E poi ad ogni nostro spostamento ci venivano richiesti i documenti da parte delle forze dell'ordine. Da qui anche la difficoltà ad entrare nel mondo del lavoro. Ma poi, con il passare del tempo, si è integrato e ha detto che 'i trentini sembrano tutti orsi, nemmeno rispondono al tuo saluto se non ti conoscono, ma una volta che entri nei loro cuori non esci più'. Quando William è tornato definitivamente in Tanzania ha lasciato tanta tristezza tra i trentini che lo hanno conosciuto

 

Perché avete, quindi, deciso di trasferirvi definitivamente in Tanzania? Come è stata presa questa decisione dalla tua famiglia?

La risposta è lunga e complessa. E' nata quando ho messo piede nella savana nel 2009. Dopo quella mia prima volta in Africa, sognavo di vivere qui, ma pensavo fosse un sogno irrealizzabile. Con il passare degli anni, anche William ha capito che qualcosa dentro di me stava prendendo forma. Insieme abbiamo capito che la vita tra le comodità è bella, ma non come la serenità e la felicità che si vive nella semplicità di una famiglia Maasai. I miei genitori non hanno avuto modo di incontrare il mio attuale marito; infatti, sono morti nel 2012. Ma mia sorella e mia nipote lo hanno accettato fin da subito ed è diventato uno zio speciale per mia nipote. Altri parenti, invece, non hanno accolto la notizia bene.

 

Cosa ha significato per lei imparare una lingua diversa, integrarsi in una cultura così differente e lontana da quella in cui è nata? Ci sono state barriere da abbattere?

Mi sono trovata di fronte a questa domanda così tante volte nel corso degli anni. Ed è solo adesso che posso davvero capire appieno la "strana bellezza" della mia vita nella savana agli occhi dell'occidente. Vi confesso che all'inizio è stato difficile: non sapere come sopravvivere in autonomia, non sapevo accendere un fuoco, rischiavo di bruciarmi le mani ogni volta per cercare di cucinare sul fuoco senza rovesciare tutto, avevo difficoltà ad orientarmi, gestire le poche risorse idriche per fare il bucato, e poi la paura dei serpenti. Ma ogni volta che superavo queste difficoltà mi rendevo conto di quanto stavo crescendo, di quanto stavo imparando ad apprezzare le cose semplici, di quanto la savana stesse modellando la mia anima. La mia casa, per un po', è stata un posto senza confini, senza confort e senza fronzoli. Eppure, proprio in questo luogo, ho scoperto che tutto ciò di cui avevo bisogno era già dentro di me. Ho imparato la lingua maasai e lo swahili, grazie soprattutto ai bambini che mi indicavano gli oggetti e ripetevano le parole finché non le imparavo. Ancora adesso ogni giorno il mio vocabolario si arricchisce di nuove parole e frasi. E, se qualcuno mi fa arrabbiare, rispondo allegramente a tono in italiano. Non mi sono mai sentita estranea, non ho mai dovuto scontrarmi con barriere culturali. Ho compreso che, alla fine, il linguaggio più potente è quello del cuore

 

Per una donna cosa significa essere immersa in una cultura Maasai?

Non ho cambiato chi sono per adattarmi a loro. Sono rimasta fedele a me stessa. All'interno delle mura della mia casa preservo e coltivo la cultura italiana che mi è tanto cara. Tuttavia, quando mi avventuro fuori, mi adatto senza esitazione al loro vivace stile di vita. Tutto è come se fosse connesso a me con un moto spontaneo. Quando i Maasai fanno visita alla mia dimora rispettano il mio modo di vivere. In conclusione, abbiamo semplicemente abbracciato con slancio reciproco le nostre culture distinte, senza alcuna fatica o pregiudizio.

 

Dalla Tanzania, attraverso i social, siete informati su quello che accade in Trentino. Voi, che vivete in un territorio di predatori e grandi carnivori, cosa ne pensate della questione orsi e lupi?

Non abbiamo una televisione, pertanto ogni sera ci ritiriamo presto nella nostra stanza, accontentandoci di consultare i nostri dispositivi mobili. Mi informo sulle vicende che accadono anche in Trentino e non vi nascondiamo che spesso sorridiamo insieme. Ci viene spontaneo tracciare un confronto tra la savana e i vostri orsi, poiché noi conviviamo quotidianamente e lottiamo per prevenire gli attacchi ai nostri animali da parte di branchi di iene, felini enormi della dimensione di leopardi e leoni. Questi sono i principali carnivori che si avvicinano al nostro villaggio. Ci sono poi leoni, leopardi ed elefanti che vivono all'interno dei parchi. Nonostante questo i nostri bambini, consapevoli del pericolo, accompagnano ogni giorno il bestiame al pascolo in luoghi incontaminati, seguendo le norme di sicurezza e di difesa degli animali, senza però recare danno agli esemplari indesiderati e facendo attenzione anche alle diverse specie di serpenti. Nessuno qui ci insegna la convivenza come fanno i trentini, ma credo che il buon senso dovrebbe bastare. I Maasai mi hanno insegnato che ogni animale, grande o piccolo che sia, nutre timore nei nostri confronti, proprio come noi nutriamo timore nei suoi confronti. Quando li incontriamo, cerchiamo di lasciarli andare in pace e in silenzio. Noi, ad esempio, non ci avventuriamo a correre nelle foreste, non appoggiamo i contenitori per l'umido sul muro delle nostre case e quando individuiamo la loro presenza, cambiamo strada in silenzio e senza fretta. o

 

A lei Cristina manca qualcosa del Trentino?

Mi manca tutto e allo stesso tempo non mi manca nulla. Il Trentino occupa un posto speciale nel mio cuore, è la terra in cui sono nata e dove le mie radici sono saldamente ancorate. Conservo preziosi ricordi di persone care, del mio lavoro passato, di stimati colleghi, amici affettuosi, conoscenze e parenti stretti. Mi manca persino il cibo. Tuttavia, non rinuncerei mai ai miei attuali affetti e alle nuove esperienze che sto vivendo. 

 

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