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Senza accoglienza, i richiedenti asilo dormono sotto un ponte e nelle stazioni: "E' questo il modello Trentino?", Astalli alla politica: "Le strutture sono piene. Servono più posti nei Cas"

Le  strutture sono sempre più sotto pressione ed entrare in un percorso di accoglienza diventa sempre più un'utopia. Molti richiedenti protezione, sia da Trento che da Rovereto, appena arriva il buio salgono su un treno e cercano di raggiungere le stazioni di Ala o Serravalle dove riescono a trovare un riparo e passare la notte. E la situazione non cambia per i senzatetto 

Di Sara De Pascale, Giuseppe Fin - 22 dicembre 2023 - 05:01

TRENTO. “Per noi qui non c'è posto. Dove dormiamo? Nelle stazioni, nei sottoscala, dove troviamo”. Ahmad è giovane. E' arrivato a Trento ed ha intenzione di rimanerci per poco. Assieme a lui sono davvero tanti i richiedenti asilo che in Trentino non hanno trovato accoglienza.

 

Un problema che si somma a quello delle scorse ore e che tratta una tematica completamente diversa dalla richiesta di protezione internazionale. Un 30enne originario del Ghana e da tempo in Trentino, alle 7.30 di ieri mattina, dopo aver ricevuto l'esito negativo per il rinnovo del permesso di soggiorno con la conseguente impossibilità di continuare a lavorare, ha minacciato il gesto estremo in via Santa Croce. Una situazione di disperazione che mostra la drammaticità che si trovano a vivere alcune persone arrivate in Trentino. 

Diversa è la situazione di tanti altri, richiedenti protezione internazionale e che rimangono senza un percorso di accoglienza. Sia da Trento che da Rovereto, appena arriva il buio salgono su un treno e cercano di raggiungere le stazioni di Ala o Serravalle dove riescono a trovare un riparo e passare la notte. Altri si coprono con dei cartoni e rimangono negli angoli delle strade o sotto un ponte.  

 

Ad oggi, servono in media fino a 4 mesi per riuscire ad ottenere un appuntamento in Questura per la procedura di richiesta protezione internazionale. Ma le strutture messe in campo per accogliere i richiedenti asilo hanno esaurito tutti i posti. A confermarlo è anche Stefano Canestrini del Centro Astalli, da tempo in prima linea per assicurare un'accoglienza dignitosa a queste persone. 

“Le strutture sono piene – ci spiega – a Casa San Francesco i 16 posti sono tutti occupati e alle Bellesini, che siamo riusciti ad aprire grazie agli aiuti della comunità due mesi prima, i 24 posti sono esauriti. La lista di attesa è però ancora molto lunga. Supera il centinaio di persone anche se difficilmente si riescono ad avere numeri esatti”. 

Le strutture presenti in Trentino sono sotto pressione. Questo nonostante l'entità dei numeri di richiedenti asilo e di senza fissa dimora conosciuta da tempo. Nulla però si è fatto nei mesi scorsi per migliorare la situazione e per garantire ai richiedenti quell'accoglienza che avrebbero il diritto di ottenere. 

 

“Ma il Trentino sta immaginando davvero – spiega ancora Canestrini - che il modello per i richiedenti asilo sia quello di confinare queste persone in strada per otto mesi e poi dargli una risposta solo nei pochi giorni freddi dell'anno e basta? Stiamo parlando di persone che hanno diritto di un programma di accoglienza sancito dalla normativa internazionale. Il tema non può essere quello dell'apertura dei dormitori ma di aumentare i posti di accoglienza”. Un richiesta, quest'ultima, che va avanti da tempo ma che fino ad oggi la politica provinciale non ha voluto ascoltare costringendo queste persone a vivere in una situazione di marginalità che nulla ha a che vedere con quell'accoglienza per la quale un tempo il Trentino era conosciuto.

 

“Il modello già esiste da anni – spiega Canestrini – e si chiama Centro di accoglienza straordinaria (Cas) come la residenza Fersina, al Brennero o altre gestite anche dalla Caritas. Servirebbe solo decidere di chiedere un aumento dei posti ministeriali di accoglienza in Trentino”.  Quei posti che, invece, dal 2017 ad oggi sono stati ridotti alla metà. 

 

E sono sono sempre di più le persone costrette a vivere queste situazione drammatica. Li troviamo a Trento ma anche nella Città della Quercia, come conferma a Il Dolomiti Pantaleo Losapio dell'Unità di strada di Rovereto: "In inverno le richieste di aiuto aumentano sempre. Al momento offriamo sostegno (con pasti caldi e coperte) a circa 10 o 12 persone al giorno".

 

Alcune di queste dormono nella casa di accoglienza "Il Portico", "mentre altre sono costrette (come precedentemente detto) a trovare riparo per strada - fa sapere il volontario -. C'è chi si sistema in strutture abbandonate in piena notte, per poi nascondere i propri oggetti personali e le coperte all'alba (ricominciando daccapo al calare della sera), e chi, ancora, si sposta in treno alla volta di qualche stazione poco frequentata per dormire senza il rischio di essere cacciati dalla polizia ferroviaria". 

 

Ogni giorno Losapio e i volontari fanno "i soliti giri per la città, cercando (e trovando quasi sempre negli stessi posti) le (molte) persone che stanno vivendo un momento di difficoltà per tendere loro una mano, dare un pasto caldo e scambiare qualche chiacchiera che non guasta mai". Un lavoro ma anche una vocazione, quella di Pantaleo, che da anni bazzica per le strade della Città della Quercia per offrire il proprio aiuto: "Facciamo tutto quello che possiamo - prosegue nel racconto -. I nostri interventi non si limitano all'offrire pasti ma a volte includono anche l'aiuto per risolvere problemi di qualsiasi natura".

 

"L'altro giorno un uomo senza fissa dimora è venuto da noi piangendo poiché gli avevano rubato il cellulare. Un telefono vecchio, ma che conteneva tutti i ricordi dell'uomo, comprese le fotografie dei figli e della moglie che non vede da tempo". Situazioni particolarmente complesse e non di semplice risoluzione, che non di rado si risolvono anche grazie alla generosità dei cittadini, "molti dei quali sempre pronti a offrire il proprio contributo - conclude Losapio -. Nonostante ogni giorno ci sia qualcuno che dona qualcosa, il bisogno di risorse (siano soldi o viveri) non si esaurisce mai. Per questo, chiediamo a chi ne avesse la possibilità di darci una mano: qualsiasi dono, piccolo o grande che sia, può fare la differenza". Chi volesse dare una mano potrà andare alla sede dei Volontari di strada a Rovereto in via Perosi 8.

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