Storia di un'osteria di carbonai e di una 'botteghetta' di paese, il titolare: "Così combatto contro lo spopolamento in montagna. Qui ci sono nato e ci rimango"
Ha lo sguardo di chi sa osservare il presente guardando al futuro, senza scordarsi di quanto è stato. È la storia di Giorgio, di un'osteria e di una botteghetta che insieme tengono viva Giazza: "Ho visto il paese spopolarsi progressivamente e ho dovuto salutare molti amici. Io, non vedo perché dovrei andarmene. Qui ci sono nato e qui ci rimango". Non una rinuncia, non una scelta obbligata ma una semplice decisione, che parla dell’amore per la propria 'terra'

SELVA DI PROGNO. Essere testimoni immobili non basta. Bisogna sporcarsi le mani, rendersi parte attiva di una storia che non soltanto va raccontata ma anche preservata e tenuta in vita. Giorgio Boschi è uno di quelli che la propria esistenza l'hanno dedicata proprio a questo: a combattere contro lo spopolamento dei borghi di montagna, "tenendone ben alta la bandiera, perché io, da qui di certo non me ne vado", anticipa il ristoratore a Il Dolomiti.
Fra le case di Giazza, in Lessinia, risuonano tutt'oggi usanze antiche, da assaporate in particolare tra le mura dell'osteria Ljetzan o ancora varcando l’uscio d’una 'botteghetta' che vende beni di prima necessità "proprio come si faceva una volta". Sono le attività nate dalla lungimiranza di un uomo che, in testa a ogni altra cosa, ha voluto tenere in vita un paese di montagna destinato, come molti, a spopolarsi sempre più.
"Io qui ci sono nato e qui ci rimango - esordisce Boschi -. Ho visto il paese spopolarsi progressivamente e dovuto salutare molti amici, ma non ho mai pensato di andarmene", tanto che ha deciso di portare avanti l'osteria di famiglia, gestita dagli anni '60 dai genitori e poi da lui stesso: "Sono il titolare ormai da 20 anni - fa sapere -. Nel mio locale cucino piatti tradizionali, in particolare la trota ai ferri. Pietanze cotte con quel carbone che, da 43 anni, ci facciamo da noi".

Quarant'anni fa, era stato il papà di Giorgio "a convincere i carbonai di allora a insegnargli a fare il carbone nei boschi di nostra proprietà, costruendo carbonaie che tutt'ora realizziamo, una o due volte all'anno, avendo poi abbastanza carbone (per tutto l'anno) per l'osteria". Si fa una catasta utilizzando circa 40 quintali di legna, un cono che viene poi ricoperto da foglie e terra "dando il via a una combustione senza fiamma, ottenendo, infine, il prodotto finale". Un mestiere antico, ormai dimenticato, quello del 'carbonaro', che il ristoratore punta a tenere in vita e far conoscere anche ai più piccoli, che approdano in zona con le insegnanti per ri-scoprire le tradizioni della Lessinia.
"Nel mio ristorante utilizzo rigorosamente prodotti del territorio, presi ad esempio da aziende agricole o ancora da orti - prosegue -. Quando a ottobre 2021 aveva chiuso l'ultimo negozio del paese ho deciso di aprirne uno io, perché in fondo lo spopolamento si combatte anche così: tenendo in vita i borghi con attività e soprattutto possibilità".
Ci è voluto un anno per la concretizzazione del progetto, ma a dicembre 2022 è nata finalmente "La botteghetta dell'oste", un negozietto di appena 50 metri quadri, che vende "salumi e formaggi della Lessinia, o ancora piatti pronti preparati in osteria, e anche qualche prodotto commerciale, perché essendo l'unica bottega a Giazza è necessario scendere a compromessi, offrendo qualcosina in più".

Fra il ristorante e il negozio c'è sempre un gran daffare, "tanto che ho dovuto assumere qualche dipendente in più e questo è sicuramente positivo anche per il borgo - conclude Giorgio -. Vivo nel ricordo di quando ero piccolo: allora questo era un paesino con molti giovani e bambini. Dagli anni '80 in poi, invece, sono stati molti ad andarsene. Io però ho sempre fatto il ragionamento inverso: se gli altri si chiedevano perché restare, io mi sono sempre domandato perché mai sarei dovuto 'fuggire'. Qui, ho la mia vita, e sono felice di rimanerci".












