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| 19 ago 2023 | 18:02

Tra giovani, adolescenti e adulti sempre meno adulti ''l'arcipelago delle generazioni'', intervista a Gustavo Petropolli Charmet

Domenica 20 agosto per l’Agosto degasperiano 2023 al Teatro Parrocchiale di Vigolo Vattaro ci sarà il noto psichiatra e psicoterapeuta tra le più autorevoli voci d’ambito in Italia, che da tempo affronta nelle sue opere il complesso periodo dell’adolescenza

di Karen Giacomello di UnderTrenta

VIGOLO VATTARO. Nella materia liquida di questo tempo che indebolisce ogni gerarchia, anche i rapporti tra le generazioni vivono trasformazioni confuse. Se da un lato la rivoluzione digitale separa sempre più gli orizzonti di giovani e meno giovani, dall’altro i conflitti tra le generazioni sembrano essere passati di moda. Un fatto all’apparenza positivo, ma che nasconde una questione cruciale: non è sulla frattura condivisa tra giovani e adulti che si struttura l’identità? Partirà da questo spunto l’incontro “L’arcipelago delle generazioni” che vedrà protagonista - domenica 20 agosto alle 20.45 al teatro parrocchiale di Vigolo Vattaro, nell’ambito dell’Agosto degasperiano 2023 organizzato dalla Fondazione Trentina Alcide De Gasperi - lo psichiatra e psicoterapeuta Gustavo Pietropolli Charmet.

 

Tra le più autorevoli voci d’ambito in Italia, che da tempo affronta nelle sue opere il complesso periodo dell’adolescenza, Charmet accompagnerà il pubblico in una vera e propria esplorazione dell’arcipelago delle generazioni per rileggere criticamente i modelli che lo caratterizzano e imparare a costruire relazioni sane e consapevoli, in famiglia e nella collettività, nella consapevolezza che “L’adolescenza non è una malattia, anche se spesso la si nomina in questo senso, cioè come un periodo da sopportare e non da vivere. In qualità di genitore, siediti a distanza di sicurezza su una sdraio e osserva il meraviglioso spettacolo dell’adolescenza”. L’evento, che verrà trasmesso in diretta streaming sul canale YouTube della Fondazione, sarà ad ingresso libero con prenotazione da effettuare sulla piattaforma Eventbrite.

 

Professor Charmet, qual è la causa di questa gioventù così mutata, in così poco tempo?

 

Stiamo vivendo il momento della vergogna sociale, ed è sparito il tema della colpa, sia data ai giovani dai genitori, sia dalla società. È presente invece ovunque la paura di non essere all’altezza degli idoli, e l’unica espressione di questo sentimento oggi è la sofferenza mentale. Di cui il dolore fisico diventa uno sfogo, un modo per mitigare le proprie sensazioni ed è significativo il numero di casi di adolescenti che “attaccano” il loro corpo, anche mangiando pochissimo o tantissimo, o con una serie di dipendenze che si protraggono nel tempo, anche per anni.

 

È cambiata anche la genitorialità?

 

Direi di sì. Ci si sente superati dagli eventi, impreparati e impotenti dinanzi a certe manifestazioni di sviluppo. Invece di cercare di evitare l’esplosione - con la cura, l’aiuto e la comprensione tipici delle mamme e dei papà fino a pochi anni fa - pare che ora il segreto sia la distanza di sicurezza: si deve passare dal ruolo di cura materna primaria, al ruolo del rispetto della distanza. E si deve cercare di lavorare da lì, come genitore, senza i classici slanci di eccessiva generosità e apprensione.

 

C’è quindi un modo giusto per rapportarsi con l’adolescenza, spesso definita una “gara di resistenza”?

 

Sarebbe comunque riduttivo definirla così. Le strategie e le soluzioni non sono immediate ma esistono, e l’adolescenza non si deve trattare come una malattia: è una fase preziosa e dobbiamo farlo sapere ai giovani e, naturalmente, a chi li segue, docenti inclusi. Anche le esperienze più dure vanno vissute, non evitate, e riconosciute con ciò che mostrano, rispettando non solo la distanza tra genitori e figli, ma anche riconoscendo, così, l’individualità stessa dell’adolescente.

 

E come si diventa grandi?

 

Abbandonando i sogni irreali e ideali e affrontando la realtà, non necessariamente dura, ma esercitandosi anche nel fallimento. Nel cadere e rialzarsi. Fare delle prove che non per forza vengono superate e andare oltre, che sia vincere o perdere. Sapere che esistono le delusioni d’amore, le bocciature, il Covid, i fallimenti.

 

E per le ragazze è diverso? A poche settimane dall’uscita del film “Barbie” un pensiero all’adolescenza femminile è d’obbligo...

 

Le ragazze non pensano più che la loro felicità sia il principe azzurro, sposarsi e fare dei figli. Bisogna, anzi, essere libere e leggere per poter realizzare il proprio sé. Questi giovani cercano, anche nell’amore, di inseguire i loro ideali che inizialmente riguardano solo se stessi: guadagnare molti soldi e fare una bella carriera, seguendo un atteggiamento narcisista che non tiene in considerazione il “noi”. Poi i giovani si scontrano con la realtà ed è qui che entra in gioco la necessità di una nuova genitorialità con l’obiettivo, nonostante i netti cambiamenti sociali, di crescere delle persone capaci di affrontare anche la disfatta.

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