Tra le autiste dell’anno anche la trentina Elena Tait: “Ci vuole tanta passione per scegliere questo mestiere”
Elena Tait è fra le autiste trentine di autobus, recentemente ha partecipato al concorso “Sabo Rosa”: “Le donne alla guida di mezzi pesanti sono in netta minoranza d’altronde è un lavoro che impegna fisicamente e ci vuole tanta passione per scegliere questo mestiere, oltre ad un considerevole impegno economico per sostenere gli esami e mantenere patenti e certificazioni”

TRENTO. Alla fine a spuntarla è stata Giulia Giommi, autista di autobus residente a Genova, che si è aggiudicata la quattordicesima edizione del Sabo Rosa, il riconoscimento che dal 2010 viene conferito alla “camionista o autista dell’anno” dal Gruppo industriale fondato da Roberto Nuti.
“In quella che è stata l’edizione record del Sabo Rosa, di Giulia ci ha colpito la passione per i mezzi pesanti, nata grazie al suo nonno conducente di autobus, che la portava con sé nelle autorimesse per scoprire i motori e i pezzi di ricambio” ha spiegato Elisabetta Nuti direttrice finanziaria del Roberto Nuti Group e presidente della giuria. “Sono state molte le autiste che ci hanno raccontato le difficoltà che incontrano nei rapporti umani, la mancanza di rispetto e la poca considerazione che viene data al ruolo di chi, ogni giorno, fa questo lavoro. Noi del Roberto Nuti Group pensiamo che il Sabo Rosa serva anche a raccontare questo lato della medaglia, quello più umano, e per questo siamo orgogliosi del risultato di questa quattordicesima edizione”.
Oltre 30 le candidature che sono arrivate via web. Fra queste c’era anche quella della trentina Elena Tait, autista di autobus di Mezzolombardo. “Ho intrapreso tardi la carriera di autista di autobus – racconta Tait in un’intervista rilasciata al gruppo industriale – a 53 anni, però non ho intenzione di fermarmi qui. Dopo la patente D, per il trasporto di persone, nel dicembre 2022 ho conseguito la patente C per i camion, e ho in programma di dare l’esame per la E, per il traino di rimorchi. Guidare gli autobus mi appassiona anche se, devo ammetterlo, è molto stressante, perché il contatto con il pubblico a volte è difficile”.
Le donne che lavorano in questo mondo sono ancora poche, anche per questo Tait ha scelto di candidarsi. “Le donne alla guida di mezzi pesanti sono in netta minoranza – spiega – d’altronde è un lavoro che impegna fisicamente e ci vuole tanta passione per scegliere questo mestiere, oltre ad un considerevole impegno economico per sostenere gli esami e mantenere patenti e certificazioni”.
La guida dei mezzi pesanti entusiasma molto la 53enne trentina: “Se devo trovare un difetto al mio lavoro è che spesso si sta fuori casa anche 16 o 18 ore consecutive, ovviamente non tutte alla guida, ma comunque lontano dai propri affetti”.












