Al via la scuola dell'infanzia tra tensioni per l'apertura a luglio e le sperimentazioni 0-6: "Si fa fatica a trovare il personale perché il mese in più è un deterrente"
Spazi educativi e laboratori si preparano per accogliere bambine e bambini. Ma l'apertura a luglio resta un tema caldo mentre è considerato interessante la sperimentazione 0-6: "La Provincia veicola il messaggio che l'apertura di 11 mesi con l'inserimento del mese di luglio sia un'operazione a costo zero, ma in realtà non è così"

TRENTO. Sono quasi finite le vacanze per le scuole dell'infanzia. Spazi educativi e laboratori si preparano per accogliere bambine e bambini. Non si è ancora placata la tensione per l'apertura del mese di luglio che è già tempo di un nuovo anno scolastico. Gli uffici completano gli organici, sempre più difficili da comporre, e si guarda anche all'innovazione e alle metodologie sperimentali.
Banchi e aule tornano a riempirsi da mercoledì 4 settembre mentre è tempo di bilanci per il comparto, con riferimento particolare al mese di luglio.
"C'è stata una frequenza molto variabile in base alle zone e alle settimane, ma mediamente il dato delle famiglie che hanno usufruito del servizio almeno un giorno si attesta al 60%: numeri che evidenziano una presenza frammentaria e dispersiva", queste le parole a il Dolomiti di Silvia Cavalloro della Federazione delle scuole materne. "Nel corso dell'anno naturalmente c'è più regolarità sul fronte dell'organizzazione e dell'offerta didattica, mentre l'estate è più difficile trovare una linearità per una presenza discontinua e saltuaria dei piccoli. Ma il personale ha risposto con dedizione, professionalità, cura, qualità e spirito di adattamento".
Varata da ormai 3 anni e confermata anche per l'estate 2025, l'apertura delle scuole dell'infanzia a luglio resta un tema caldo sul tavolo dell'assessorato. "E' fondamentale rispondere ai bisogni delle famiglie e le nostre strutture sono più che intenzionate a fare la propria parte - aggiunge Cavalloro - ma la questione richiede un chiarimento tra un servizio di educazione e formazione e un altro di conciliazione".
Le soluzioni, per la Federazione, devono essere condivise e ci deve essere la disponibilità a valutare tutti i percorsi. "L'assessora Francesca Gerosa ha manifestato attenzione ai temi della scuola dell'infanzia e la volontà di ricucire strappi e lacerazioni di una decisione calata dall'alto ma il tavolo per valutare la situazione si è riunito solo una volta. Le famiglie devono essere supportate ma c'è l'urgenza di distinguere i contesti. Per questo rimane una difficoltà delle insegnanti e degli insegnanti nell'accettare l'apertura a luglio".
Le battaglie sindacali non si sono mai fermate e negli scorsi mesi è stata avviata anche una raccolta firme per arrivare a una legge d'iniziativa popolare da discutere in Consiglio provinciale. Una norma per stabilire un ritorno al calendario delle "scuole materne" alla durata massima di 10 mesi, con apertura 5 giorni alla settimana e non meno di 7 ore al giorno.
"La Provincia veicola il messaggio che l'apertura di 11 mesi con l'inserimento del mese di luglio sia un'operazione a costo zero, ma in realtà non è così perché ci sono le spese di apertura delle struttura, dei trasporti, del personale e delle eventuali supplenze, per esempio. Un investimento che si sarebbe potuto utilizzare per rafforzare i servizi di conciliazione e per razionalizzare le proposte delle cooperative".
Non è poi semplice reclutare i docenti. Gli organici in vista dell'avvio dell'anno scolastico sono stati quasi completati e ci si riserva qualche settimana per gli aggiustamenti. Tuttavia i problemi si registrano sempre più spesso in corso d'opera quando arriva il momento di tamponare qualche assenza. A ogni modo sembra esserci una crisi di vocazione con numeri del personale che sono sempre più risicati.
"Si ragiona sulle motivazioni", evidenzia Cavalloro. "Questa difficoltà è nazionale e dovuta a un iter di formazione lungo, un percorso che permette poi di scegliere se diventare docente di scuola dell'infanzia oppure di scuola primaria. Un fattore quindi è una concorrenza interna. Inoltre si affacciano i limiti del sistema e, in particolare, dei numeri chiusi all'università: oggi non ci sono abbastanza persone formate con ripercussioni per quanto riguarda il ricambio generazionale".
Una dinamica generale ma che in Trentino potrebbe essere accentuata dall'apertura di luglio. "Potrebbe essere un deterrente della scelta. A parità di proposta per la scuola primaria si calcolano i 10 mesi contro, attualmente, gli 11 della scuola dell'infanzia. Un altro percorso potrebbe essere più attrattivo sul profilo professionale".
Confermate le sperimentazioni 0-6 che, anzi, prendono una formula più strutturata con un tavolo di confronto per analizzare, valutare e monitorare gli sviluppi di questo progetto. "E' stato avviato un percorso per integrare i servizi. L'idea di un sistema equilibrato va promosso e sostenuto. Questa progettualità è molto interessate e può portare a creare i poli della prima infanzia, una condivisione di edifici, spazi e attività pur mantenendo un'identità della proposta".
Rispetto all'apertura di luglio, le scuole in questo caso si sentono protagoniste del processo d'innovazione e sembra ci sia una maggiore spinta nell'approfondire nuovi approcci. "Siamo ancora agli inizi e si deve trovare una formula, anche perché ci sono differenze giuridiche e contrattuali da valutare, ma c'è una programmazione di ampio respiro che può portare a un cambio culturale del sistema per offrire le migliori possibilità a famiglie e bambini".
C'è un'esperienza pilota anche di proposta educativa 0-7 a Trento. "Un percorso che seguiamo con interesse anche dal punto di vista di crescita del comparto per la possibilità di scambiare metodologie e conoscenze", conclude Cavalloro.


















