Dai furti in abitazione a quelli sulle auto, ladri identificati con il test del Dna dopo anche più di un anno. Ecco perché ci vuole tanto per chiudere i casi
In questo mese le forze dell'ordine hanno comunicato di aver identificato gli autori di due furti in abitazione e di una spaccata ai danni di un'auto, reati commessi rispettivamente più di un anno fa e due anni fa. Ecco come funziona la Banca dati nazionale del Dna

TRENTO. In un paio di casi c'è voluto più di un anno ma alla fine il ladro è stato beccato, responsabile di due furti in abitazione mentre per chiudere un altro fascicolo si è atteso due anni ma l'autore di una "spaccata" ai danni di un'auto è stato identificato. Due indagini concluse a distanza di molto tempo. Le ragioni? Le tempistiche sui dati del test del Dna.
Le indagini si sono svolte nei tempi stabiliti, le analisi delle prove biologiche rinvenute sulle varie scene del crimine sono arrivate nei tempi prestabiliti. A mancare, in quel momento, era la presenza codice genetico degli autori dei furti nella Banca dati nazionali del Dna.
A inizio marzo i carabinieri hanno comunicato di aver segnalato alla Procura l'autore di un furto avvenuto nel maggio del 2022, quando era arrivata la denuncia di una coppia di cittadini tedeschi che aveva parcheggiato nel piazzale della località Lavini di Dro: finestrino laterale destro del veicolo in frantumi (un danno da 800 euro circa) per rubare effetti personali, portafogli, un laptop per un valore di 900 euro. In quel caso era stata refertata dalle forze dell'ordine una traccia biologica (Qui articolo).
Negli scorsi giorni invece un 32enne è stato identificato per un paio di furti in abitazione del gennaio 2023 nella frazione di Riscone di Brunico. Nell'occasione si era introdotto forzando le porte finestre delle case ma si era ferito e aveva lasciato delle tracce di sangue (Qui articolo). Simile la chiusura di un caso a Merano. Una 26enne si era ferita forzando una porta e così è stata identificata. A circa un anno e mezzo dall'effrazione (Qui articolo).
Operativamente le forze dell'ordine, carabinieri e polizia di Stato, in caso di un reato che appare di una certa gravità, eseguono i rilievi tecnici e repertano eventuali tracce biologiche (sangue, sudore e così via). Quanto prelevato vengono poi inviati ai laboratori per le analisi e per tracciare un profilo genetico.
Naturalmente le priorità delle analisi variano in base alla gravità del reato per cui si indaga ma generalmente nel giro di poche settimane ci sono i risultati. A quel punto si "interroga" la Banca dati nazionale e il genotipo viene incrociato con i profili del database.
Se una persona ha dei precedenti e quindi è già stato catalogato, ecco che ci sono i risultati in pochi minuti. Altrimenti la richiesta rimane in sospeso. Fino a quando non si entra all'interno del database perché è stato commesso un reato. A quel punto rispunta l'alert. E' quello che è successo in queste situazioni. Inizialmente gli autori del furto non avevano precedenti tali per cui era stato eseguito un test del Dna a monte. Successivamente sono entrati nel database e così il caso si è chiuso.
La Banca dati nazionale del Dna è stata istituita con la Legge numero 85 del 30 giugno 2009 per contrastare efficacemente il terrorismo, la criminalità organizzata transfrontaliera e l’immigrazione clandestina. Una norma poi modificata nel tempo ma che ha l'obiettivo di facilitare l’identificazione degli autori dei delitti, delle persone scomparse, oltre che per le finalità di collaborazione internazionale di polizia.
Il trattamento dei dati si applica in caso di custodia cautelare in carcere o quella degli arresti domiciliari; i soggetti arrestati in flagranza di reato o sottoposti a fermo di indiziato di delitto; i soggetti detenuti o internati a seguito di sentenza irrevocabile, per un delitto non colposo; i soggetti nei confronti dei quali sia applicata una misura alternativa alla detenzione a seguito di sentenza irrevocabile, per un delitto non colposo; i soggetti ai quali sia applicata, in via provvisoria o definitiva, una misura di sicurezza detentiva.













