Gli impiantisti e l'industria della neve ai tempi della crisi climatica. Per Anef le parole chiave sono acqua, energia e sostenibilità: "Obiettivo tutelare paesaggio e territorio"
Si è tenuto nei giorni scorsi il terzo appuntamento della rassegna "Parole di Neve", organizzato dal Collegio maestri di sci Veneto nella Casa dei Maestri, che ha visto affrontare il tema dell’industria dello sci di domani con il relatore Renzo Minella, consigliere dell’Anef-associazione nazionale esercenti funiviari

BELLUNO. Le parole chiave degli impiantisti per la montagna del futuro sono acqua, energia e sostenibilità. Queste le direttrici di Anef che guarda anche all'adattamento in un contesto di crisi climatica. Una dinamica che spinge le società a investire e puntare con sempre maggiore convinzione anche sulla stagione estiva.
Si è tenuto nei giorni scorsi il terzo appuntamento della rassegna "Parole di Neve", organizzato dal Collegio maestri di sci Veneto nella Casa dei Maestri in piazza San Lucano 3 a Borgo Prà, che ha visto affrontare il tema dell’industria dello sci di domani con il relatore Renzo Minella, consigliere dell’Anef-associazione nazionale esercenti funiviari.
La premessa che lo stesso Minella ha voluto fare riguarda il metodo di lavoro che Anef ha portato avanti in questi ultimi anni: "Sono stati un periodo di grandi cambiamenti dove si è reso necessario creare un dialogo tra enti e associazioni di categoria quali la Fisi e il Collegio dei Maestri anche per portare avanti delle istanze quali i ristori durante la pandemia. Questa sinergia ha permesso nel tempo di acquisire autorevolezza e credibilità tanto da consentire oggi di interfacciarsi anche con i piani alti della politica nazionale e regionale e riflettere insieme sulle normative e le necessità della nostra economia montana che intendiamo sviluppare nei prossimi anni cambiando di fatto faccia e forma alla nostra associazione".
Si è fatta poi una riflessione sul fatto che il mantenimento e lo sviluppo dell’economia montana consentono di alimentare nuove professionalità limitando lo spopolamento e investendo sulle nuove generazioni: "Il mondo degli impianti a fune consente infatti di avere oggi in Italia 400 aziende, 1 miliardo di fatturato, 15 mila persone impiegate sugli impianti, delle quali un terzo a tempo indeterminato, 1.500 impianti, 3.500 chilometri di piste per una superficie totale interessata di 90.500 chilometri quadrati. Tutto ciò diventa un fattore moltiplicatore perché si stima che ogni euro di skipass ne generi tra i 7 e i 10 euro di indotto totale per tutte le altre realtà collaterali".
Nel mondo odierno, dove si è sempre più sensibili al cambiamento climatico e all’ambiente, l’Anef ha deciso di focalizzarsi su tre termini sui quali lavorare che sono acqua, energia e sostenibilità dichiarando che già oggi "le risorse idriche che vengono utilizzate per innevare le piste non contengono additivi. Il suo impiego rappresenta l’uno per mille del fabbisogno totale in Italia. Una problematica che è stata riscontrata è la difficoltà di poter prelevare per i 15 giorni di innevamento annuo il reale fabbisogno che gli impianti hanno perché si vede questo utilizzo come un sottrarre l’acqua all’ambiente cosa che invece non succede perché la stessa, trasformata in neve, quando si scioglie torna nel terreno".
Per far fronte a questa mancanza, gli impiantisti si sono attivati per realizzare dei laghetti artificiali che vengono consentiti solo se utilizzabili anche per l’antincendio, l’abbeveramento di bestiame o come riserva idrica quindi non a uso esclusivo di chi investe milioni per la loro costruzione.
Per quanto riguarda l’energia, il 40% di quella che viene utilizzata dagli impianti a fune è rinnovabile e si attesta sui 357 milioni di KW pari all’1,2 per mille dell’utilizzo nazionale e si stima che equivalga a sole 36 ore di traffico nazionale di Trenitalia.
Nel campo della sostenibilità Minella ha dichiarato che “è intenzione dell’Anef tutelare il paesaggio e il territorio che è la fonte di vita dei montanari. E' una realtà che ha visto il suo riconoscimento Unesco in un momento storico in cui vi erano già 40 anni di impianti a fine presenti sul medesimo territorio. Inoltre l’evoluzione tecnologica consente oggi di consumare meno acqua, meno energia, meno grassi sugli impianti e meno gasolio per i battipista. Siccome vogliamo essere trasparenti e comunicare adeguatamente le nostre scelte, le nostre società oggi hanno una serie di certificazioni e tante di loro sono diventate società benefit proprio per essere un valore aggiunto per il territorio”.
Uno sguardo infine ai cambiamenti climatici a fatto dire allo stesso relatore che è dagli anni '80 che gli impiantisti si stanno costantemente aggiornando per assecondare un clima in mutamento attraverso investimenti costanti che hanno consentito di allungare la stagione invernale ma anche di creare e ampliare la stagione estiva orientata sulle bike, escursioni e rifugi che possono diventare il futuro per quelle stazioni a quote sfavorevoli per la neve.
Il presidente nazionale del Collegio Maestri di sci, Luigi Borgo, ha concluso affermando che le tre associazioni citate sono le reali custodi della montagna e che “se le strade del paese fossero come le piste non ci sarebbe un buco in tutta Italia”. Uno sguardo anche alla legge sulla montagna che dovrebbe essere approvata nei prossimi mesi e che ha visto il contributo dei tre enti: “L’importanza che darà alle terre alte ci impone di continuare a fare cultura della montagna”.












