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Trento
09 gennaio | 12:38

''Mercatini di Natale e città presa d'assalto? E' quel che vuole il consumatore, specchio della società. Un'altra proposta? E' possibile ma anche la 'Trento bene' deve contribuire''

Enrico Faes numero uno del Consorzio Trento Iniziative e segretario dell'Associazione dei commercianti al dettaglio del Trentino si aggancia alla riflessione di Andrea Castelli sul suo blog (dal titolo ''Questioni di gusti ma a me il turismo da mercatini non piace: la cultura del vin brulè è a corto raggio seppur buono per i sorrisi a tutto denti dei nostri amministratori'') e rilancia con uno splendido senso di visione e di prospettiva

Mercatini di Natale e città presa d'assalto?

TRENTO. ''Ho letto con attenzione l'articolo di ieri di Andrea Castelli: ho poco più di quarant'anni e sono nel mezzo tra due generazioni davvero scomode. Da un lato quella di Castelli, quella dei miei cari genitori e dall'altro quella degli attuali diciottenni e, ahimè, anche dei miei figli più piccoli. Sono reduce anch'io dal Natale cittadino, essendo impegnato come Presidente del Consorzio Trento Iniziative, in tante attività che hanno interessato la città di Trento e quanto letto nell'articolo, appunto, ha colpito nel segno''. Comincia così la lettera di Enrico Faes numero uno del Consorzio Trento Iniziative e segretario dell'Associazione dei commercianti al dettaglio del Trentino in risposta al primo blog dell'attore Andrea Castelli dal titolo ''Questioni di gusti ma a me il turismo da mercatini non piace: la cultura del vin brulè è a corto raggio seppur buono per i sorrisi a tutto denti dei nostri amministratori''. 

 

Castelli ha dato voce ai tanti che credono che una città presa d'assalto per i Mercatini di Natale e poi per le fiere contemporanee che massimizzano all'ennesima potenza il turismo del “béver e magnàr” non sia tutto oro anche se per albergatori e alcuni commercianti luccica eccome. ''L'effetto delle parole di Castelli per me è duplice - spiega Faes - perché da un lato condivido appieno il suo pensiero, ossia che forse, oggi, è davvero tutto troppo, anche rispetto agli esempi da lui riportati sui mercatini di Natale. Dall'altro però non riesco nemmeno a fermare le mie considerazioni sulla società attuale''.

''Pensiamoci bene - continua - le nuove generazioni crescono con un telefono in mano. Per tanto sforzo che ci si possa mettere è inevitabile che esse siano quotidianamente bombardate da messaggi del tipo: compra, usa, getta, caos, velocità, selfie e via discorrendo (ma ci rendiamo conto che c'è gente che compra panettoni venendo "influenzata" da una youtuber?). Non ci possiamo fare niente perché è una cosa più grande di noi. Ci sarà un motivo se, in media, si preferisce andare allo stadio o fare l'abbonamento a Netflix o Sky piuttosto che andare a Teatro e ci sarà un motivo (provate a smentirmi) se ai concerti ed in teatro si vedono più spettatori intenti a riprendere le scene piuttosto che godersele?''.

''Il Mercatino di Natale - prosegue Faes - i mercatini di Natale in generale, sono lo specchio della società di oggi: è quanto il consumatore mediamente desidera. Il problema allora che si pone è capire se esistono delle soluzioni alternative per proporre una città diversa e, a mio parare ci sono. E' giusto pensare ad una città con target diversi, più lenta, con un turismo magari più elitario e dalla capacità di spesa diversa però un conto è pensarlo e scriverlo su un articolo, un conto è realizzarlo. Ci vorrebbero investimenti, seri, in tanti aspetti culturali. Nella cultura del cibo, per esempio (a Trento città non c'è nemmeno un ristorante stellato), nella cultura degli acquisti (non ci sono brand particolarmente noti dentro i negozi del centro storico), nella cultura dell'accoglienza (sulla cura degli spazi espositivi delle vetrine così come nella qualità del servizio di bar e ristoranti possiamo aprire un'ampia discussione). Arriviamo però al vero nocciolo della questione che ora riporto con la stessa franchezza con cui Castelli ha toccato il tasto: dove le prendiamo le risorse per investire, in generale, in cultura?''.

''Sì perché parliamoci chiaro e bene: oltre ai soliti enti che sovvenzionano il volontariato e le attività culturali, e oltre al solito Comune e ad alcuni fondi pubblici (sempre da ringraziare) non si vede nessuno. I ricchi proprietari della città, magari coloro che si sono arricchiti con il commercio degli anni 70, 80 e 90, presi dal giusto spirito del tempo odierno (massimizzare i profitti, come fanno i venditori del brulè in bustine), non investono. Di conseguenza i locatari che hanno in carico le attività a loro volta si vedono costretti a massimizzare i loro profitti, per stare in piedi, ed eliminano tutto il superfluo, talvolta ahimé anche gli abbellimenti e soprattutto gli investimenti immateriali (anche in cultura). In questo triste scenario, chi resiste nella conduzione di attività di vicinato, siano esse food o non food, è davvero da ammirare: stretti in questa morsa, in questo vortice che risucchia in basso, sopravvivere è già tanto. 

 

''Allora la frittata è fatta - conclude il presidente del Consorzio Trento Iniziative - e non c'è via di uscita: la soluzione è correre nel tempo in cui si è, fare un ottimo Mercatino di Natale, portare a Trento centinaia di migliaia di persone, cercare di portarle ovunque in città affinché possano spendere e, innegabilmente, in questo spirito, va riconosciuto che a Trento è stato fatto un lavoro straordinario. C'è spazio per una strada alternativa: sì, risvegliare la città dalla comodità del profitto, ma di tempo non ne rimane molto, perché non credo che gli esponenti delle nuove generazioni avranno gli strumenti e le conoscenze per farlo''.

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