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Promesse, ritardi e confusione: 5 anni dopo, cosa resta del sogno olimpico sull'Altopiano di Piné? ''Frustrazione, preoccupazione e confusione totale''

A cinque anni esatti dall'assegnazione delle olimpiadi invernali a Milano-Cortina, il punto sul sogno (o sull'illusione) olimpica di Baselga di Piné con le parole di alcuni dei protagonisti locali. In attesa che "Simico" sblocchi una situazione sempre più paradossale di stallo assoluto: e intanto giovedì scorso la delegazione capitanata dal ministro Abodi e dal commissario Saldini ha potuto verificare "dal vivo" la condizione (tutt'altro che rosea) dell'Ice Rink Piné

Di Marcello Oberosler - 24 giugno 2024 - 06:01

BASELGA DI PINÉ. Sono passati cinque anni esatti: era il 24 giugno 2019 quando a Losanna, in Svizzera, venivano ufficialmente assegnate a Milano-Cortina le olimpiadi invernali 2026. Le gare di pattinaggio, a Baselga di Piné. “Sì, Giochiamo!”, titolava trionfante l’indomani La Gazzetta dello Sport.

 

Brusco fast-forward allo stesso giorno del 2024. Oggi di quel sogno a cinque cerchi sull'Altopiano cosa rimane? Una montagna di promesse, di ritardi, di confusione.

 

Non vale neanche la pena di affannarsi nel lungo riassunto delle puntate precedenti, tra piccoli e grandi disastri comunicativi “pubblici e privati”, la tragicomica visita di Malagò a Baselga del gennaio 2023, gli imbarazzi più o meno celati della politica locale.

 

Il sacrificio di Baselga di Piné, usata in funzione della candidatura azzurra e poi accantonata dal Cio e dalla più alta (ma certo non nel senso di nobile) politica nazionale, non ha fatto praticamente battere ciglio a Comune o Provincia. Perché l'olimpiade se ne è andata, ma a Piné restano i milioni di euro (quasi 30) utili per la ristrutturazione dell’Ice Rink (il complesso della struttura sportiva di Miola), la riqualificazione dell'area, la manutenzione. L'Altopiano, Olimpiadi o meno, ha fatto bingo. O almeno, così si spera.

 

C'è una parola che usano tutte le parti in causa nel tracciare, oggi, giugno 2024, il classico quadro della situazione: “Simico”. È l'acronimo di Società Infrastrutture Milano-Cortina, l'ente che di fatto ha manovrato, manovra e manovrerà i lavori e tutte le operazioni. E che, diciamo così, non ha avuto vita facile, nei suoi pochi anni di vita, anche al di là del caso specifico di Piné: al suo vertice si sono già avvicendati - per svariate e controverse vicende - due amministratori delegati. Ora che è stata commissariata (sigh), tocca a Fabio Massimo Saldini.

 

A Piné e dintorni, comunque, Simico è considerata un'entità a metà strada tra il divino e il diabolico. Perché i soldi ci sono, il progetto c’è, Comune e Provincia il loro lo hanno fatto: tutto è predisposto. Ora, a quanto pare, dipende "solo" da Simico: che però glissa, rinvia, rassicura, tranquillizza. “Tutto sarà pronto nei tempi prestabiliti. Non preoccupatevi”.

 

 

IL SINDACO SANTUARI. “FRUSTRAZIONE”

 

“Ottimista lo sono sempre. Tranquillo, beh, in questo momento davvero poco”. Alessandro Santuari è il sindaco del comune di Baselga di Piné che in questi anni è stato coinvolto e travolto dall'evolversi dell'ingarbugliata vicenda olimpica. “Chiariamoci. Il dialogo tra le parti è aperto e continuo: con il commissario, con Simico, con la Provincia, con le società sportive e le associazioni che animano l'Ice Rink Piné. Però ci sono state fatte davvero tante promesse, da cui dipende poi la buona riuscita della stagione invernale delle nostre società del ghiaccio. Ci hanno assicurato che i lavori del lotto 1, quelli del palazzetto, saranno conclusi entro ottobre. Che i lavori del lotto 2, quelli della pista velocità esterna, saranno completati entro novembre. E che presto si metterà in moto la macchina burocratica per definire i lavori del lotto 3, quelli della nuova struttura polivalente. Di fronte ai nostri dubbi e alle nostre pressanti richieste, da Simico arrivano solo parole di rassicurazione e ottimismo. Ci auguriamo che a quelle parole seguano dei fatti, perché dei lavori che dovevano cominciare a marzo al momento non c'è traccia”.

 

“Noi siamo un comune piccolo, eppure il nostro lo abbiamo fatto, e in tempi rapidi. C'è frustrazione nel vedere una struttura megagalattica come Simico che - nonostante ci siano già i soldi - è di una lentezza esasperante in tutti i passaggi. Anche in un Paese di cui conosciamo bene i tempi della burocrazia, qui regna l’immobilismo. Ci sono tanti tempi morti in cui ci sentiamo impotenti, in cui non ci resta che aspettare e sperare. Non è una bella sensazione. Speriamo di poter dire presto che ne è valsa la pena: al di là di tutto, la realizzazione del progetto trasformerà completamente l'Altopiano dando a tutto il territorio pinaitro un grandissimo impulso”.

 

 

STADIO DEL GHIACCIO, LA SITUAZIONE NON E' PREOCCUPANTE: “E' DRAMMATICA”

 

Ma intanto la situazione è uno stallo che se non intimorisce, perlomeno confonde. A capo dell'Ice Rink da qualche settimana è arrivato come nuovo presidente Andrea Pretti, classe 1952 con grande esperienza nel mondo dello sport e una lunga carriera da agente Fifa alle spalle, tra le altre cose. Mercoledì scorso ha condotto il primo cda del nuovo direttivo, giovedì faceva parte anche lui della delegazione di autorità che ha visitato il complesso sportivo. C'erano tutti i “pezzi grossi”: il ministro dello sport Andrea Abodi, il presidente della Pat Maurizio Fugatti, la vicepresidente e assessore allo sport Francesca Gerosa, il commissario di Simico Fabio Massimo Saldini, il dirigente provinciale Sergio Bettotti, il responsabile del coordinamento provinciale olimpico Tito Giovannini, solo per citarne alcuni.

 

“La visita allo stadio del ghiaccio – ha detto Andrea Pretti - è stata desolante. Non ho altre parole per definirla. Io stesso pensavo che la situazione fosse preoccupante; e invece è drammatica. Secchi che raccolgono l'acqua che perdono le plafoniere, calcinacci nei corridoi. Da un certo punto di vista sono contento che autorità di quel livello abbiano avuto modo di verificare con i loro occhi la situazione. Perché così si rendono conto di quello che sta succedendo qui”.

 

“Al commissario di Simico, testimoni tutti i presenti, ho suggerito chiaramente di prendere la strada di una coraggiosa presa d'atto e di una leale trasparenza: ma la risposta è stata perentoria. Dicono che non ci saranno assolutamente problemi, che tutto sarà pronto, di non preoccuparsi. La reazione di Fugatti e Gerosa? Capisco che in questo momento la priorità della Provincia sia la Val di Fiemme dove le Olimpiadi si faranno, e dove il conto alla rovescia a cinque cerchi corre velocissimo; e dove peraltro non mancano le difficoltà e le sfide”.

 

Sfide che al di là del “qui e ora” si trova di fronte anche l'Ice Rink Piné: con la voglia di cambiare passo rispetto al passato. “Parto dall'ottimo rapporto che ho con l'amministrazione di Piné, un gruppo di persone con buone idee e buon piglio. Penso, forse mi illudo, che ci possa essere un rinnovamento profondo, spazio per innovare e fare cose nuove, che possano aiutare tutto il territorio a crescere e trasformarsi, perché ce n'è estremo bisogno. Ma prima di innovare, dobbiamo sistemare alcune criticità. Anzi diciamo pure parecchie”.

 

IL CASO DELL'HOCKEY E LA PIASTRA “A SCHIENA D'ASINO”. “CONFUSIONE TOTALE”

 

Il presidente del Coni Malagò un anno e mezzo fa aveva fatto promesse ancora più impegnative di quelle di Simico, spingendosi a parlare di un futuro prossimo in cui Baselga di Piné sarebbe diventata centro federale, oltre che del pattinaggio velocità, anche di short track, hockey e tiro con l'arco. Ma tutto questo al momento sembra un ricordo lontano e appannato, un sogno quasi dimenticato; visto che oggi a soffrire sono prima di tutto le società sportive che quelle strutture le vivono (e le fanno vivere) giorno dopo giorno.

 

Insomma, se le cose non dovessero andare come sperato e come promesso, in ballo non ci sarebbero solo gli allenamenti in preparazione alle olimpiadi dei vari atleti azzurri (già in programma, e preziosissimi), ma anche la sopravvivenza stessa delle società sportive. Che se dovessero malauguratamente “perdere” una stagione di attività subirebbero un colpo forse letale. Per una realtà come l'Hockey Club Piné che conta quasi 100 tesserati e da otto anni schiera la prima squadra nella terza categoria nazionale, non sapere quale sarà la propria casa il prossimo autunno non fa dormire sonni tranquilli

 

“No, proprio per niente”, ribadisce il presidente del club giallonero Andrea Varesco. “Siamo preoccupati, e intorno a noi percepiamo totale confusione a tutti i livelli. Al momento noi non sappiamo nulla per certo, ci dobbiamo basare su chiacchiere e voci. Avremo una nuova piastra pronta per ottobre? Dovremo andare avanti con quella vecchia? O durante l’inverno lo stadio del ghiaccio sarà un grande cantiere? Stiamo lavorando a qualche “piano B”, nel caso non avessimo a disposizione la nostra “casa” il prossimo inverno, ma è tutto complicato: significherebbe in buona sostanza far allenare la prima squadra ad Egna, ma siamo a 50-60 minuti di strada e i costi sarebbero circa il triplo di quelli attuali. La piastra è spenta da aprile: secondo le ultime misurazioni, il rigonfiamento centrale alza la piastra di 25 centimetri rispetto ai lati e la situazione è sempre più complicata da gestire. Onestamente, abbiamo sempre fatto tutto quello che potevamo fare, ma tanto per capirsi, i fratelli Pietro e Arianna Sighel, atleti pinaitri da potenziale medaglia olimpica nello short track, qui non si possono più nemmeno allenare anche per le condizioni del ghiaccio che non sono ad un livello accettabile”.

 

 

E C'E' PURE IL TIRO CON L'ARCO. “SIAMO AL CAMPO TUTTI I GIORNI: FINCHE' NON VEDIAMO LE RUSPE, NON CI PREOCCUPIAMO"

 

Il lotto 3 del progetto faraonico è quello che richiede forse più sforzo di fantasia: nei vari rendering, a fianco dell'anello esterno del pattinaggio velocità si erge una macro struttura polifunzionale e modulabile. Dentro troveranno spazio una palestra, un'altra piastra del ghiaccio 30x60 e un ampio spazio indoor per il tiro con l'arco.

 

Eh sì, perché non si tratta solo di una questione di ghiaccio. All'ombra dell'Ice Rink negli anni è cresciuta e si è affermata una delle migliori società di tiro con l'arco d'Italia, che sfrutta proprio quello spazio a “bordo stadio” per il suo campo disseminato di paglioni e bersagli.

 

Io sono quasi tutti i giorni lì al campo: finché non vedo ruspe e gru, non mi preoccupo”, dice Igor Maccarinelli, presidente degli Arcieri Piné. “I lavori dovevano cominciare a marzo. Poi sono passati anche aprile, maggio e giugno, e siamo ancora qui che aspettiamo. Promesse ne abbiamo sentite tante, staremo a vedere se prima o poi arriveranno anche i fatti”. Anche perché nel caso del tiro con l'arco sono state fatte promesse (a voce) ancora più dettagliate: la rassicurazione arrivata da Comune e Provincia è che prima di “sfrattare” il tiro con l'arco, sarà realizzato il nuovo campo, non lontano dalla stessa area. “Già quest'anno abbiamo annullato tutte le gare sul nostro campo, perché ci era stato detto che a marzo sarebbero cominciati i lavori. E ci toccherà non programmare alcun evento di un certo rilievo “in casa nostra” nemmeno il prossimo anno a questo punto. Però a fronte di tanti problemi e punti di domanda, non ci perdiamo d'animo: i nostri atleti stanno ottenendo grandi risultati, specialmente nel giovanile”.

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