La pubblicità dell'azienda di cibo per cani che dice ''no'' alla caccia: la scelta coraggiosa di Almo Nature ''contro l'arroganza dei cacciatori e la legge in discussione''
E' scontro sulla campagna "Niente giustifica la caccia" di Fondazione Capellino e Almo Nature che ritrae un cane che "ferma" un cacciatore che prende la mira. La Federazione italiana caccia replica alla pubblicità

TRENTO. Un cane che ferma il cacciatore intento a prendere la mira. E' subito scontro sulla campagna "Niente giustifica la caccia" di Fondazione Capellino con Almo Nature.
"Le mie idee personali sulla caccia sono idee molto radicali: sono risolutamente contro, fino a pensare che andrebbe abolita", commenta Pier Giovanni Capellino, fondatore di Almo Nature e di Fondazione Capellino. "Altra cosa è però la posizione moderata e ragionevole che, come presidente della Fondazione Capellino, ho l'obbligo di assumere".
Fondazione Capellino ha per finalità "la salvaguardia della Biodiversità e la promozione della Reintegration Economy: un modello economico che ha come centro il lavoro delle persone. Non fa la rivoluzione, parte da ciò che esiste e ne sperimenta l’accompagnamento progressivo verso il cambiamento. Tradotto in concreto, attraverso Lavoro e Capitale, produciamo alimenti che rispettino i nostri clienti cani e gatti che vivono nelle nostre case, profitto che ne deriva, assicurata la continuità aziendale, non lo destiniamo a ricchezza personale bensì a progetti/azioni a tutela della Biodiversità".
E in questo senso Almo Nature è lo strumento che la Fondazione ha per assicurare la sua indipendenza economica. Le è stata donata nel 2019 e una donazione irreversibile quindi per sempre.
"La democrazia non è prevalere ma mediare, abbiamo ritenuto che: una legge sulla caccia già esiste, i cacciatori hanno il loro diritto a oggi rispettato anche da chi non la pensa come loro", prosegue Capellino. "Perché volere di più? Perché violentare la sensibilità degli altri cittadini della Repubblica, in larga maggioranza non favorevoli alla caccia? Noi, non favorevoli alla caccia, oggi, siamo troppo grassi e sopiti e il “volere di più” dei cacciatori stava per passarci davanti senza che democraticamente reagissimo. Lo scopo della petizione è quello di cercare di bloccare, in nome della fauna selvatica, – che non ha parola – questo ampliamento dei diritti a cacciare i selvatici che la nuova legge vuole introdurre. Signori cacciatori, avete già il vostro diritto: fatevelo bastare, non cercate di volere di più".
Politicamente, "noi che non siamo favorevoli lo viviamo come un atto di arroganza che non corrisponde, per restare al politico, alla sensibilità della maggioranza dei cittadini, ogni sensibilità partitica inclusa (ammesso che con il solo 50% degli aventi diritto al voto alle urne, i cittadini credano ancora nella capacità dei partiti di risolvere)".
Una lunga riflessione che prosegue anche rispetto alla posizione di Almo Nature che è in "contraddizione con se stessa: uccide gli animali per farne cibo per cani e gatti. Tutta la società è una contraddizione, nessuno può dirsi fuori dalle contraddizioni. Noi umani dobbiamo essere modesti e cominciare ad assumere che non esiste un vero assoluto o un falso assoluto".
Almo Nature è "un’azienda che, con tanti altri compagni d’impresa, ho voluto e creato all'inizio del secolo. Potevo venderla e invece, dopo una riflessione durata quasi 5 anni, come proprietari e dipendenti di allora, abbiamo pensato che le aziende siano molto più di un bene-merce che si prezza, vende e baratta. Quando sane devono continuare per assolvere il loro ruolo sociale e non solo l'interesse particolare: nel centro nord Europa la chiamano Steward ownership. Con mio fratello Lorenzo abbiamo deciso di non venderla ma di donarla alla Fondazione Capellino, con il ruolo di evolversi, nella continuità e progressivamente, in uno strumento che doveva perseguire, pur restando sul mercato, due obiettivi più grandi: la Reintegration Economy e la Salvaguardia della Biodiversità, gli scopi della Fondazione Capellino (per chi crede agli ufo e simili aggiungo: pagando le imposte di donazione e non ricavandone un beneficio fiscale di alcun genere). Le rivoluzioni politiche hanno fallito, mai mantenendo le promesse, ecco perché abbiamo scelto di evolvere senza paura di ammettere le contraddizioni che evolvere comporta. A tutti dico: volete suggerire di meglio? Avete soluzioni applicabili? Proponete".
Si evidenziano le diversità. "La caccia e l'industria della carne sono due cose diverse. Non si faccia confusione: la caccia non è una necessità, l'industria della carne va vissuta nel ruolo economico-storico che ha. Indipendentemente dal fatto che io sia quasi vegetariano, questa rappresenta, per interposto del cibo e della cucina italiana, un vanto del nostro Paese nel mondo e non va buttato anche se, come il bellissimo documentario Food For Profit ha raccontato, c’è da rivedere e subito". Da qui l'appello. "La fauna selvatica è parte del patrimonio nazionale tutelato anche dalla costituzione, i Signori Senatori che oggi dibattono sulla nuova legge devono proteggerla. Consentire l’ampliamento della caccia non serve la tutela dovuta come non serve gli interessi della maggioranza dei cittadini. Il Senato si ravveda. I cacciatori non puntino a pensarsi onnipotenti e si accontentino del tanto che già hanno senza volere ancora di più: si chiama rispetto degli altri, la maggioranza, che ha una diversa sensibilità".
A stretto giro arriva la replica della Federazione italiana della caccia.
"Si chiede l'abolizione della caccia e si descrivono i cacciatori in modo distorto, si cerca il difetto e la parte peggiore dell'essere umano che svolge questa attività. Ma tutti possono avere dei comportamenti non consoni in tutte le azioni e in tutte le età", spiega Massimo Buconi, presidente Federazione italiana della caccia. "Ma c'è un accanimento nel descrivere in modo negativo la figura del cacciatore. E' la dimostrazione del pensiero unico che se non si pensa in un determinato modo non ha diritto di cittadinanza, anche se si esercita un'attività lecita nel rispetto delle leggi e dei regolamenti".
Insomma, il dossier di Fondazione Capellino e Almo Nature contiene forzature e imprecisioni per i cacciatori. Forzature e imprecisioni che vengono rispedite al mittente. "Negare la necessità di una gestione sulla base della scienza e della sostenibilità nell'interesse della biodiversità, dell'ecosistema e delle stesse specie selvatiche è aberrante e da rigettare", continua Buconi. "Il cacciatore esercita una propria passione ma anche funzione di interesse pubblico richiesta dalle autorità competenti. Ci vuole rispetto. Non pretendiamo che tutti vadano a caccia, chi non vuole andare fa bene a non andare e chi si vuole opporre fa bene a opporsi, ma impedire autoritariamente una passione e un'attività non è concepibile: combatteremo in tutte le sedi con gli strumenti della democrazia e dei diritti".
Si parla anche di incoerenza, in quanto l'azienda che "produce alimenti per animali a base di carne e pesce, cinghiale compreso, considera ingiustificabile la caccia. Invece i cacciatori sono considerati anche dei fustigatori che si accaniscono sul proprio cane. Vorrei un censimento per verificare ai raggi X se tutti hanno dei comportamenti irreprensibili e situazioni da censurare. Ma passa molto da qui a una campagna anti-caccia. Si deve essere laici e valutare le situazioni, così come gli spot pubblicitari e arrivare alle dovute conseguenze", conclude Buconi.












