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Trento
25 novembre | 16:35

"La separazione delle carriere porta equità e la riforma introduce benefici", l'avvocata trentina Eccher ospite del Rotary Club Trento per parlare dell'esperienza al Csm

L'avvocata trentina Claudia Eccher è stata ospite lunedì 24 novembre nell'evento "La mia esperienza al Consiglio superiore della magistratura" al Grand hotel Trento. Un appuntamento organizzato dal Rotary Club Trento

di Redazione

TRENTO. L'esperienza di quasi tre anni di mandato all'interno del Consiglio superiore della magistratura con un bilancio sui risultati ma anche un'analisi sulle sfide dell'ente. Un approfondimento sulla riforma della giustizia con il nodo caldo della separazione delle carriere tra pubblici ministeri e giudici ma anche le ricadute sul territorio dell'attività del Csm. Sono stati diversi i temi toccati dall'avvocata Claudia Eccher.

 

L'avvocata trentina è stata ospite lunedì 24 novembre nell'evento "La mia esperienza al Consiglio superiore della magistratura" al Grand hotel Trento. Un appuntamento organizzato dal Rotary Club Trento.

 

Avvocata cassazionista, titolare dello studio legale Eccher & Partners, Eccher è componente laico del Csm, professionista delegato alle esecuzioni immobiliari al Tribunale di Trento, già presidente di associazioni culturali e internazionali, già nel direttivo di Rotary Club Trento, Commissione dei Dodici, C.d.A. Italferr e Ucid Trento.

 

Quali sono le principali lezioni che si possono trarre da oltre due anni di mandato al Csm, sul piano personale e istituzionale?

Sono stati tre anni molto impegnativi, abbiamo abbattuto l’arretrato della precedente consiliatura, e, soprattutto nella nomina dei capi degli uffici giudiziari e nelle procedure di valutazione di professionalità, siamo riusciti ad evadere numerose pratiche delicate legate allo “scandalo Palamara”.

 

Abbiamo redatto un numero molto elevato di circolari in attuazione della legge Cartabia, e devo dire che numerosi sono stati i momenti di confronto costruttivo con i magistrati. Questa è la principale lezione appresa, il confronto tra categorie e modi di vedere anche distanti tra loro, in ottica di ricerca della soluzione migliore per il sistema giustizia, e per i cittadini che quotidianamente vi si interfacciano.

 

Infine da pochi giorni sono presidente della settima Commissione che si occupa dell’organizzazione degli uffici giudiziari: una sfida particolarmente impegnativa perché si tratta della Commissione che gestisce il maggior numero di pratiche del Csm, e che valida i progetti organizzativi di Tribunali e Procure. Ha inoltre il delicato compito di aiutare l’Italia a raggiungere gli obiettivi del Pnrr di abbattimento dell’arretrato nel giudizio civile mediante le applicazioni straordinarie.

 

Quali sono state le sfide più complesse affrontate nel lavoro quotidiano al Csm e in che modo sono state gestite o superate?

Ho imparato ad apprezzare il lavoro collegiale delle commissioni, che per noi avvocati, abituati a lavorare in autonomia, prevede un cambio di mentalità e lo sviluppo di capacità di lavoro in gruppo e mediazione, a cui non ero abituata.

 

Il plenum del Csm come sappiamo è un organo collegiale di 30 giuristi con background diversi ( professori, avvocati, procuratori e giudici) e spesso non è facile decidere ed esprimere il proprio voto nel modo migliore. Ciò da parte mia è sempre avvenuto con coscienza e nell’esclusivo intento di rendere un servizio ai cittadini.

Noi componenti laici inoltre abbiamo spesso stigmatizzato le condotte dei magistrati che sconfinano dalla giurisdizione per entrare soventemente nell’agone politico, allontanandosi quindi dalla nostra concezione di magistrato autonomo, indipendente, ed imparziale. Questo ci ha attirato delle critiche da parte di alcune correnti della Magistratura, ma credo che sia nel loro stesso interesse evitare esposizioni che ne minano l’immagine di soggetti “super partes”.

 

Inoltre mi sono spesa soprattutto per la tutela della violenza di genere, e credo che i Magistrati italiani abbiano capito l’importanza della tempestività, dell’ascolto, e della specializzazione in tale fondamentale settore. Oramai tutte le procure hanno gruppi specializzati e protocolli condivisi per la tutela delle fasce deboli.

 

Parliamo della riforma della giustizia. Quali potrebbero essere, a suo avviso, i principali vantaggi dell’introduzione del sorteggio nella scelta dei membri togati del Csm?

L'introduzione del sorteggio per la nomina dei membri togati del Csm rappresenta un passo fondamentale verso una maggiore imparzialità e una minore politicizzazione dell'organo di autogoverno della magistratura.

Eliminando la componente elettiva e quindi la necessità di "campagne elettorali" e la formazione di schieramenti, si riduce drasticamente l'influenza delle logiche di corrente e si favorisce l'ingresso di figure realmente indipendenti. Il sorteggio democratizza l'accesso e depura il processo da interessi particolaristici, assicurando che i membri togati rappresentino genuinamente gli interessi pubblici e non quelli dello schieramento di cui fanno parte.

Non dimentichiamo che il sorteggio avverrebbe comunque tra Magistrati. dunque tra soggetti che nelle loro funzioni affrontano problematiche almeno dello stesso livello di complessità se non superiori di quella affrontate da un Consigliere del Csm. Quindi non credo che il sorteggio possa svilire l’autorevolezza dell’organo quanto semmai il contrario, può incrementare il ruolo dei due Csm di garanzia di autonomia ed indipendenza delle Magistrature.

 

Qual è, secondo lei, il beneficio più rilevante della separazione delle carriere tra pubblici ministeri e giudici, anche in termini di garanzie per i cittadini?

Personalmente credo che la netta distinzione dei ruoli tra accusa e difesa garantirebbe un più equo contraddittorio nel processo, con entrambi i lati che agiscono su un piano di parità e questo sia già un grande beneficio in termini di garanzie per i cittadini.

Semplificando si fa spesso ricorso all’immagine dell’arbitro che veste la stessa casacca di una delle due squadre in competizione per far capire anche ai non addetti ai lavori il senso logico e la reale necessità della separazione tra magistratura giudicante (l’arbitro) e magistratura requirente (una delle due squadre).

Nel nostro attuale sistema al pubblico ministero spetta il compito di raccogliere le prove per fondare, se sussistente l’accusa. Al giudice spetta il ruolo di valutare, in posizione di assoluta terzietà, quelle prove (l’accusa) e la confutazione di esse (la difesa).

Io credo che attualmente non esista una effettiva parità tra accusa e difesa nel nostro processo penale in quanto i rapporti di forza interni al processo sono squilibrati in favore del pm, sia nella fase delle indagini preliminari che nel dibattimento.

Con riferimento alla fase delle indagini preliminari, a fronte degli enormi poteri attribuiti al pubblico ministero, i diritti della difesa sono compressi e sacrificati.

Attraverso la separazione si riporterebbe l’equilibrio tra le parti anche e soprattutto nella delicata fase anteriore al dibattimento come esige la struttura del rito accusatorio

 

In che modo il lavoro del Csm si riflette concretamente sui territori e sulla vita quotidiana dei cittadini che si rivolgono alla giustizia?

Il lavoro del Csm, seppure dall’esterno possa sembrare meramente rivolto al mondo della Magistratura, quindi autoreferenziale, ha tuttavia numerosi riflessi nei confronti dei cittadini e del servizio giustizia.

Posso fare alcuni esempi: nominare dirigenti degli uffici giudiziari veramente capaci ha effetti sulla celerità e sull’efficacia della giustizia; sanzionare con rigore i magistrati che ritardano nel deposito delle sentenze può stimolare la magistratura a lavorare con diligenza e tempestività; rendere pareri al Ministro della Giustizia particolarmente illuminanti su aspetti da migliorare e buone prassi, può fornire un valido ausilio al legislatore.

Infine, e lo dico con molto orgoglio in quanto Presidente della Settima commissione, organizzare efficacemente il lavoro di Tribunali e Procure può migliorare il servizio giustizia garantendo ai cittadini l’applicazione del giudice naturale precostituito per legge ex art 25 della Costituzione anche in ottica del raggiungimento degli obiettivi del Pnrr. E' importante è tutto ciò che ruota intorno alla Magistratura onoraria al fine di riempire i vuoti di organico e di valorizzare tale categoria che ha una fondamentale importanza per il buon funzionamento dei Tribunali e delle Procure.

 

Quali segnali o bisogni che emergono dai diversi territori ritiene debbano essere ascoltati con particolare attenzione dal Csm?

Io credo che dobbiamo prestare molta attenzione ai vari esposti che provengono dal territorio, sia dal cittadino che dall’avvocatura, perché spesso si valutano come censura di attività giurisdizionale delle lamentele sull’operato dei giudici che invece riguardano vere e proprie negligenze che abbiamo il dovere di sindacare.

Se queste denunce rimangono lettera morta il cittadino non avrà più fiducia nell’istituzione Csm, che ricordiamo è un organo di rilevanza costituzionale ed in quanto tale al servizio di tutti e non solo della Magistratura.

Spesso ho espresso il mio voto contrario a proposte di archiviazione di esposti che a mio avviso richiedevano un maggiore approfondimento, e reputo importante l’istituzione di un’apposita articolazione consiliare deputata proprio all’esame delle doglianze provenienti dal territorio.

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