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Trento
24 novembre | 11:02

“Mia sorella Graziella rivive in HandiCrea”: Sergio Anesi e i trent’anni della cooperativa che sbarriera il mondo. Un evento per rivivere la storia di "Graz"

Appuntamento alla Sala della cooperazione per celebrare i 30 anni di HandiCrea, la cooperativa creata da Graziella Anesi

di Paolo Ghezzi

BASELGA DI PINE'. Avevano pronosticato una vita triste e breve a Graziella Anesi, la "popa" di Piné che continuava arompersi” perché l'osteogenesi imperfetta le aveva reso le ossa fragili come il cristallo. Eppure, nonostante le fratture e la fatica di un piccolo corpo con troppi limiti, Graz ha smentito i medici, che per fortuna qualche volta si sbagliano. La piccola grande paladina dei diritti ha sfiorato i settant'anni e ha creato una cooperativa importante, HandiCrea, che mercoledì alla Sala della Cooperazione celebra i suoi coraggiosi trent'anni. Graziella (la foto è di Piero Cavagna) ha vinto la scommessa della vita, e ha scommesso la sua vita per il superamento di tutte le barriere - fisiche, architettoniche, culturali e mentali - che trasformavano, e ancora in parte imprigionano, una persona disabile in un emarginato, in un cittadino meno uguale degli altri.

Nel libro “Graz” (Erickson) ben 94 persone (parenti, amiche e amici, politici, tecnici, compagne e compagni di strada) l’hanno raccontata con accenti diversi e affetti intrecciati. E con un bellissimo regalo del suo cantautore preferito, Roberto Vecchioni, questa citazione latina che fotografa perfettamente Graz: “Quicumque sit dolor / fortior est animae lux”. Qualunque sia il dolore, più forte è la luce dell’anima.

 

Volendo sintetizzarla in un abc, Graziella era:

Affettuosa, attenta, aggiornatissima, amica, accessibile, aperta, abile, avventurosa, appassionata, artistica.

Battagliera, balsamica.

Caffeinofila e non cinofila, cooperatrice, calma, cantautorale, concreta, cordiale, confortante, consapevole, critica, coraggiosa e contagiosa, cuginesca, carismatica.

Differente, dolcemente decisa, delicata, diversamente danzante.

Elegante, energica ed energizzante, empatica, entusiasta.

Ferma, fragile e forte, femminile.

Graffiante, generosa, gioiosa.

Ideante l’inimmaginabile, innamorata del suo lago, impegnata, intelligente e indipendente, imprenditoriale, innovativa, inclusiva e inventiva, inestimabile, indelebile, ironica e autoironica.

Luminosa, libera, leonessa.

Miracolosa, magica, mitica, motorizzata, musicale.

Pinaitra, pendolare, positiva, pionieristica, preparatissima, pressante, preziosa.

Ragionante, risolutiva, rivoluzionaria.

Sbarrierante, semprepresente, sensibile, sincera, simpatica, sognatrice, solare, sorprendente, sorridente, speciale, speranzosa, supportante.

Tecnologica, tenace, tosta.

Umana, unica.

Viaggiante, vitale, vibrante, visionaria.

Zen, era un tipo zen, che camminava sul filo.

Mercoledì 26 novembre il trentennale di HandiCrea è organizzato così. Dalle 14.30 alle 18.30 alla Sala inCooperazione della Federazione Trentina della Cooperazione in via Segantini, incontro coordinato dalla giornalista Marika Damaggio: presentazione “Premio tesi di laurea Graziella Anesi” all'Università di Trento grazie al sostegno del Fondo comune delle Casse rurali Trentine; presentazione del video-documentarioGraziella Anesi attraverso lo sguardo di chi l’ha conosciuta” (curato da Medialab e con il sostegno di Fondazione Caritro); testimonianza di Gian Antonio Stella (autore del libro “Diversi. La lunga battaglia dei disabili per cambiare la storia”). Seguirà un momento musicale con il Coro Abete Rosso diretto da Luana Cestari e con il Gruppo bandistico Folk pinetano diretto da Franco Delli Guanti. A chiudere buffet e brindisi a cura della Cooperativa Dal Barba – con accompagnamento musicale in acustico di Unshods (voce e chitarra). L'evento è aperto a tutti ed a tutte - oltreché ad enti, al mondo della cooperazione e delle istituzioni. Consigliato registrarsi (Qui info). 

 

Sergio Anesi, fratello maggiore di Graz, già sindaco di Piné, dirigente del pattinaggio internazionale (e padre dell’olimpionico Matteo), che qualche mese fa è stato eletto presidente della cooperativa, succedendo a Roberto Mosna, abbiamo rivolto alcune domande su questo speciale anniversario, che arriva a quasi tre anni dalla morte di Graziella.

 

Quanto manca oggi, Graziella? Alla famiglia, alla cooperativa e al Trentino?

Manca a me, alla famiglia, a Handicrea, ai trentini. Direi che non è possibile dire quanto, perché è “il dopo di un prima” in cui per ciascuna delle persone che incontrava nel suo percorso terreno Graziella aveva un rapporto particolare. Con il suo sorriso rassicurante, nonostante le difficoltà di una vita da invalida al 100 per cento e la sua apertura costante all’altro, comprensiva delle difficoltà di ciascuno, mettendo sempre in secondo piano le sue, apriva anche la porta del disagio che magari qualcuno poteva avere per le sue difficoltà motorie e per il suo corpo “non comune”. Sì, mi manca molto e manca con lei anche quel rapporto confidenziale che i 67 anni vissuti insieme, condividendo tutto, avevamo e che ci faceva superare ogni difficoltà. La morte di mia moglie Anita poi, un anno dopo, ha accentuato ulteriormente la perdita di Graziella.

 

Cosa è cambiato per la cooperativa HandiCrea?

Molto. Non solo la sua assenza ha pesato in questi quasi tre anni dalla scomparsa per il ruolo che aveva avuto con 30 anni della sua presidenza (dalla fondazione), ma anche per quella rete di rapporti che aveva costruito e che in ogni caso rappresentano il patrimonio più significativo, non visibile,che ha lasciato. Certo il passaggio non è stato semplice. L’impegno dei soci, delle dipendenti in particolare, sotto la guida del presidente Mosna, che fino a giugno mi ha preceduto nel ruolo, e del vice, ha fatto sì che la cooperativa potesse assolvere a quel ruolo importante nel mondo del sociale trentino, che ne fa una delle componenti più significative a favore delle persone con disabilità e per l’abbattimento delle barriere.

 

Mantenendo, con la delega del Servizio della Provincia Autonoma di Trento, lo sportello della disabilità e del Muoversi, quel ruolo di connessione tra le persone disabili, famiglie e istituzioni, la cooperativa svolge un ruolo essenziale per le persone che si trovano in stato di difficoltà. Il Trentino, anche con l’attenzione che attraverso i nostri uffici riesce a garantire in termini di informazione e di problem solving per chi attraversa momenti di difficoltà o si incontra con la disabilità e le problematiche che questa comporta, riesce a garantire un servizio che altre regioni ci invidiano (e copiano). Quell’intuizione di Graziella di inventare questo punto informativo per l’intero Trentino, si è rivelata un plus che grazie alla comprensione delle istituzioni, è cresciuto negli anni e oggi è una conquista irrinunciabile.

 

Quanta strada è stata fatta, da quel 1995?

In 30 anni di strada ne ha fatta molta la cooperativa, portando direttamente sotto lo sguardo della comunità intera e soprattutto delle istituzioni, quel richiamo all’attenzione verso il mondo della disabilità e alla necessità dell’abbattimento delle barriere architettoniche e mentali. Vorrei dire “gridando”, (anche se questa non era la modalità con cui Graziella faceva notare le esigenze), perché ci si accorga delle difficoltà delle persone costrette ad affrontare nel quotidiano i disagi che con un occhio attento si potrebbero evitare. E qui mi riferisco alle barriere architettoniche. Ma anche agli stereotipi che caratterizzano ancora un mondo disattento e alle volte incurante del disagio. Si dice che ci si accorge di questo e della disabilità in particolare, quando capita a te o alla tua famiglia. E credo sia parzialmente vero. È con una crescita della cultura dell’attenzione verso gli altri, in generale, che potremo condividere e dare risposte anche a questo mondo. Molto è stato fatto a molto ancora è da fare. A cominciare da una nuova attenzione verso l’altro, che deve crescere come patrimonio collettivo di una società aperta che riservi pari dignità e diritti a ognuno.

 

Mercoledì 26 novembre, dunque, appuntamento a Trento, per chi Graziella l’ha conosciuta e per chi vuole conoscerla. Come ha scritto Clara Lunardelli, pittrice e sua grande amica, descrivendo un proprio quadro, “Piedi neri, cuore rosso”: “io e te Graz avevamo il cuore che batteva, e la testa comunque c’era, così abbiamo vissuto…ci siamo bruciate i piedi, come dei tizzoni neri, ma il cuore rosso l’abbiamo custodito e fatto pulsare”. Graziella, per molte e molti (a cominciare dagli adorati nipoti Francesco, Matteo e Cecilia), non è un volto che sfuma nel ricordo, ma un cuore che pulsa ancora, una presente compagnia.

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