"Non fu solo una faida partigiana, ma una 'prova generale' per le operazioni segrete di Gladio e della Guerra fredda", il libro di Alessandra Kersevan sull'eccidio di Porzûs
A oltre ottant'anni dalla fine della guerra, un libro riporta e analizza i molteplici fattori che sarebbero alla base dei drammatici fatti di Porzûs e della repressione della brigata Osoppo. Pellegrino: "Un quadro complesso, nuovo e profondo, che sfida la storiografia convenzionale”

CIVIDALE. Si è svolta la presentazione del volume a cura di Alessandra Kersevan “Porzûs 1945 – Prove di Gladio sul confine orientale. L’ultima inchiesta”, nella sede di Somsi di Cividale del Friuli, che analizza uno degli episodi più drammatici e controversi avvenuti in seno alla resistenza italiana negli ultimi mesi della guerra, culminato nel febbraio del '45 con l'uccisione di 17 partigiani “bianchi” della brigata Osoppo da parte di un distaccamento della brigata Garibaldi.
Sul tema affrontato sabato 10 gennaio è intervenuta in una nota la consigliera regionale di Alleanza Verdi e Sinistra Serena Pellegrino, la quale ha ribadito l'importanza che assume l'ascolto di chi, come l'autrice del libro, si occupa da decenni di ricerca storica e consentendoci di imbastire un confronto proficuo: “Partendo dagli aspetti geografici e storici del tempo, e poi muovendo da documentazione abbondantissima in parte inedita e dalle testimonianze dirette di chi quegli anni li ha vissuti in prima persona, il lavoro realizzato da Alessandra Kersevan per Kappa Vu Edizioni mette fine a decenni di disinformazione e revisionismo, demolendo la narrazione divulgata sull'eccidio di Porzûs (febbraio 1945), sostenendo che non fu solo una faida partigiana, ma una 'prova generale' per le operazioni segrete di Gladio e della Guerra fredda, che coinvolsero i servizi segreti sia italiani che alleati, residui fascisti e gruppi monarchici per combattere il comunismo".
Secondo la consigliera inoltre, il confronto riportato nel testo tra la storica ed autrice e Enrico Petris, docente del liceo Martinelli di Udine, l'eccidio di Porzûs è un'avvisaglia verso le tensioni e le stragi neofasciste che si sarebbero verificate a partire dal dopoguerra, mettendo in luce i legami tra quelle formazioni d'ispirazione in buona parte cattolica e l'azione di “intelligence” degli alleati in chiave anti comunista che già andavano verso la delineazione di un quadro di guerra fredda, il tutto con, sullo sfondo, la situazione del confine orientale che andava configurandosi, come ha commentato ancora Serena Pellegrino.
"E' un quadro complesso, nuovo e profondo, che sfida la storiografia convenzionale compiacente a quelle forze sociali che volevano eliminare, dal panorama politico, le forze comuniste e socialiste. "L'autrice con il suo docu-libro offre al pubblico una visione completa delle parti in causa, dei partiti, il ruolo dei vinti e dei vincitori negli avvenimenti che hanno caratterizzato il secolo breve, soprattutto nel tormentato confine orientale, raccontando fatti reali con rigore informativo, con uno stile coinvolgente e basato sul metodo scientifico storico, per un'analisi - conclude la consigliera ragionale -, finalmente complessiva della situazione, troppo spesso altrove distorta o interpretata in maniera parziale e imprecisa".
Il volume realizzato da Alessandra Kersevan dimostra una volta di più quanto trasversali e complessi siano i fatti che compongono questa pagina tragica della guerra partigiana, che ancora oggi rimane oggetto di dibattito e interpretazione, ad oltre ottant'anni dai tragici eventi.












