Storia di Don Francesco Bonifacio, martire scomparso in Istria nel 1946 durante le repressioni anticlericali e anti-italiane
Per la rima volta a Capodistria si è ''parlato del Beato Bonifacio'', ha spiegato l'autore del libro ''Francesco Bonifacio, vita e martirio di un uomo di Dio'' Mario Ravelico. Don Bonifacio morì senza spiegazioni, sotto i colpi della furia di un regime sanguinario, diventando un martire per la fede e per la patria, simbolo delle repressioni anticlericali e anti-italiane perpetuate a lungo nelle ex province anche a guerra conclusa

CAPODISTRIA (SLOVENIA). ''E' la prima volta che a Capodistria si parla del Beato Bonifacio. Va ricordato che qui don Francesco aveva trascorso oltre dieci anni: nell'allora seminario (oggi studentato universitario) aveva frequentato ginnasio e liceo, e successivamente aveva trascorso altri due anni come responsabile di un gruppo di giovani seminaristi da lui seguiti”. Così lo scrittore Mario Ravalico autore del libro “Francesco Bonifacio, vita e martirio di un uomo di Dio” a margine dell'incontro tenutosi a metà dicembre a Palazzo Gravisi Buttorai a Capodistria in Slovenia.
Un libro incentrato sulla figura di don Francesco Bonifacio, il sacerdote nato nel 1912 in Istria, ucciso e fatto sparire da ignoti nel territorio comunale di Grisignana l'11 settembre del 1946, beatificato il 4 ottobre 2008 a Trieste per mandato di Papa Benedetto XVI. Il testo, pubblicato a ottant'anni dalla tragedia e edito da Ares edizioni con il patrocinio dell'Irci, è stato scritto da Mario Ravalico, anch'egli come Bonifacio originario di Pirano, in Istria, ma trasferitosi a Trieste come profugo a causa dei tumulti generati sul confine orientale a partire dalla seconda guerra mondiale.
Il testo si propone come ulteriore ricerca storica sull'operato e la vita del beato, preceduta da altre pubblicazioni in merito da parte dell'autore, una vita contraddistinta da profonda sensibilità pastorale e vicinanza verso il prossimo, una ricerca che fu esortata anche da monsignor Giuseppe Rocco, ultima persona a vedere vivo Francesco Bonifacio. Ancora oggi non si conosce il luogo preciso in cui sia stato fatto sparire o sia finito il suo corpo, né l'identità dei suoi aguzzini. Come si apprende dalla biografia curata da Sergio Galimberti presente sul sito della diocesi di Trieste, nel 1946 don Bonifacio era parroco a Grisignana, dove si distingueva in un'attività pastorale che ebbe il risultato di compattare parte della popolazione del buiese (tra cui molti giovani) che non seguiva la spinta popolare e anticlericale perpetuata dalle nuove autorità, predicando “alla luce del sole”, in aperto contrasto con l'ideologia laico-comunista che andava radicandosi, come in tutti i territori dell'allora Jugoslavia.
Era una guida, ma anche un prete “scomodo”, ben consapevole del grave pericolo a cui andava incontro, vittima di moniti e minacce, ma al contempo sicuro di essersi sempre speso per il bene di tutti e non aver fatto nulla di male, rimanendo integerrimo nel rivendicare il suo libero esercizio sacerdotale. Ma di lui si iniziò a vociferare tra le riunioni del partito, al punto che il distaccamento di Buie dell'Ozna (la polizia segreta di Tito), procedette a ordinare l'arresto sia di don Bonifacio che dei parroci di Grisignana e di Villanova del Quieto.
Il pomeriggio dell'11 settembre don Francesco intraprese a piedi la “strada regia”, cioè la strada principale che da Buie conduce verso il comune di Grisignana, non sono più di un paio d'ore di cammino. Lungo la strada incontrò don Giuseppe Rocco, con il quale intrattenne una conversazione in parte legata alle difficoltà sociali che stava attraversando, e una volta salutato proseguì verso la frazione di Radani, quando vennero viste quattro guardie della polizia jugoslava raggiungere il parroco e, dopo una concitata discussione, accompagnarlo nel fitto nel bosco. Don Bonifacio morì così, senza spiegazioni, sotto i colpi della furia di un regime sanguinario, diventando un martire per la fede e per la patria, simbolo delle repressioni anticlericali e anti-italiane perpetuate a lungo nelle ex province anche a guerra conclusa, ma, come evidenzia il nuovo testo di Mario Ravalico, diventando anche l'emblema della volontà di un uomo di fede di continuare il proprio cammino senza piegarsi di fronte alla violenza e alla sottrazione della libertà.
Don Francesco Bonifacio non è mai più stato ritrovato, si teme che sia stato barbaramente ucciso e gettato in qualche cavità carsica. Una legge istituita dal governo croato nel 2011 impegna le autorità nella ricerca, identificazione e sepoltura delle vittime occultate nelle foibe e non solo del periodo a partire dalla seconda guerra mondiale.












