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C'erano una volta i ghiacciai. Tra bombe inesplose e pericolosi crepacci parlano i gestori dei rifugi: "Troppo caldo e niente neve. Tra pochi anni non ci saranno più"

Abbiamo intervistato i gestori dei rifugi che da decenni vivono alle pendici dei ghiacciai. Dall'Adamello alla Marmolada, dal Gran Zebrù al Careser, dal Fradusta al Presena il coro è unanime: "Inutile illudersi. La notte è troppo caldo e il trend ormai sembra inesorabile"

Di Margherita Girardi e Luca Pianesi - 09 agosto 2017 - 18:34

TRENTO. "Io non penso la vedrò, per fortuna, ma i miei figli sì. Loro la vedranno la fine dell'Adamello, ne sono convinto". "Tempo 3 anni e il ghiacciaio della Marmolada si spaccherà in due, la situazione è gravissima, irrimediabile". "I ghiacciai sono una partita persa. Si continua a investire in strumentazione per le misurazioni, ma è una grande perdita di tempo e denaro anche qui sul Careser. Quando avremo capito tutto sarà troppo tardi". "Dal '93 ad oggi l'ho visto morire giorno per giorno il Fradusta. In ogni caso il ghiacciaio è destinato a sparire, non c’è da prendersi in giro". E' una ritirata su tutti i fronti per i ghiacciai trentini. Dall'Adamello alla Marmolada, dal Gran Zebrù al Careser, dal Presena al Fradusta. I dati sono incontrovertibili e ancor più impressionante è ascoltare le vive voci di chi queste meraviglie della natura le ha avute sotto gli occhi chi per 50 anni, chi per 30, chi per tutta la vita. 

 

E', questo, un piccola "camminata" fino ai "rifugi" dei ghiacciai di casa nostra ma che rende il polso di una situazione generale che è molto grave. Tra bombe inesplose della Grande Guerra, odore di polvere da sparo che riaffiora dalla neve sciolta, qualche soldato che emerge dal freddo, rifiuti degli anni '60, crepacci sempre più pericolosi quel che emerge è tanta, tantissima nostalgia, di quando, solo pochi decenni fa, il "fronte" era compatto ed esteso. Da Claudio Compagnoni a  Romano Ceschini, da Sirio Talamon a Lorenzo Iachelini e Mariano Lott passando per il Rifugio Capanna Presena ecco cosa "raccontano".

 

QUI RIFUGIO CADUTI DELL'ADAMELLO QUOTA 3.050 (GHIACCIAIO ADAMELLO)

 

A parlare è Romano Ceschini. "Io sono quassù dal 2000 e prima ancora con mio padre siamo stati qua dagli anni '50 agli anni '70. Questo ghiacciaio lo sento parte della mia vita e mi duole ammetterlo ma tra qualche anno non ci sarà più. Qualcuno dice che questa estate ricorda quella del 2003 ma secondo me è molto peggio. Siamo a quota 3.100 eppure la notte l'acqua continua a scorrere all'esterno del rifugio. Sotto gli zero gradi penso la temperatura sia scesa forse due, tre volte in questi mesi quando fino a qualche anno fa la notte, anche d'estate il termometro segnava meno 3, meno 4, meno 5. Il ghiaccio arretra a vista d'occhio e settimana dopo settimana l'arretramento è evidente. Ciò è anche molto pericoloso perché si creano grandi crepacci e le pietre che erano tenute ferme dal ghiaccio si spostano, cadono, provocando frane e spaccature". E se il ghiaccio arretra, riemerge quello che negli anni è stato coperto: "Qui si è combattuto durante la prima guerra mondiale. Era un avamposto italiano. E quindi continuamente saltano fuori linee di filo spinato, casupole di legno e tracce di quel terribile conflitto". "Sul futuro - conclude - non posso essere ottimista. Credo che io non vedrò la fine del ghiacciaio ma i miei figli sì".

 

 

Ieri il ritrovamento in Val di Funese di un soldato italiano

 

 

QUI RIFUGIO PIZZINI QUOTA 2.706 (GHIACCIAIO GRAN ZEBRU' -  SONDRIO)

 

A parlare è Claudio Compagnoni. "Io sono fiducioso. E' indubbio che anche qui il ghiacciaio si stia ritirando. Le temperature sono troppo alte se si pensa che lunedì a quota 3.000 metri si avevano 19 gradi col sole e manca la neve in inverno. Il ghiaccio è pericoloso e ci sono crepacci molto brutti aperti in diversi punti. Però anche per i ghiacciai si parla di ciclicità. E' sempre successo che in alcune annate andavano a ritirarsi e in altre riguadagnavano spazio. Ci sono stati anni di secca nei secoli passati ma sono sicuro che si riprenderà il nostro Zebrù. I ghiacciai non scompariranno".

 

QUI RIFUGIO GHIACCIAIO DELLA MARMOLADA QUOTA 2.700 (GHIACCIAIO MARMOLADA)

 

A parlare è Sirio Talmon. "Qui abbiamo giornate sui 20/22 gradi e al caldo anomalo dell'estate ormai si sommano inverni dove non nevica. Quindi non si crea copertura, il ghiaccio è esposto e il sole mangia direttamente lui. E a questo punto anche per noi rifugi l'approvvigionamento d'acqua diventa molto difficile. Il fronte del ghiaccio è ormai molto lontano da dove era un tempo e l'acqua scompare nel terreno e nei crepacci. Provare ad andare sul ghiacciaio in questo periodo è molto pericoloso perché ci sono troppe spaccature ed è terribilmente scivoloso. Tra 20 anni non so cosa ci sarà più. Penso che se continua così già tra 3/4 anni il ghiacciaio della Marmolada si spaccherà in due". E anche qui con il ghiaccio che scompare riaffiorano ricordi del passato. Rifiuti degli anni '60, scheletri di impianti di risalita e anche bombe, pezzi di artiglieria, reperti della Grande guerra che qui vide "nascere" la cosiddetta "città di ghiaccio" un complesso di gallerie e cunicoli per i soldati e divenne uno dei fronti tra austriaci e italiani. E proprio ieri sono riaffiorate bombe di cannone inesplose (sono subito stati chiamati i carabinieri) e altri reperti del '15-'18.

 

 

 

 

QUI RIFUGIO DORIGONI QUOTA 2437 (GHIACCIAIO DEL CARESER)

 

A parlare sono Cecilia e Lorenzo Iachelini: "Il ghiacciaio è inevitabilmente in via d’estinzione: in 38 anni lo abbiamo visto calare di profondità di 30-40 metri e la superficie si è dimezzata. Ma in generale i ghiacciai sono una partita persa. Si continua a investire in strumentazioni per le misurazioni, ma è una grande perdita di tempo e denaro. Bisognerebbe invece investire nell’adattamento al cambiamento climatico. Bisognerebbe pensare a come reagire a come risolvere il problema della scarsità dell’acqua. Stiamo ancora cercando di capire qualcosa che non ci è chiaro, e quando lo capiremo, sarà comunque troppo tardi. Meglio sarebbe investire il lavoro di ricercatori e studenti sull’adattamento alla nuova situazione climatica per non perdere tempo prezioso. Il sole diventa sempre più cattivo, perché il filtro che una volta ci proteggeva dai raggi più pericolosi si è assottigliato, le temperature sono sempre più alte, i ghiacciai si stanno ritirando e l’acqua scarseggia davvero".

 

E poi c'è il tema ritrovamenti tra i ghiacci. "Anche per quanto riguarda questi affioramenti di corpi conservati nel ghiaccio o reperti bellici - prosegue Lorenzo - i soldi andrebbero investiti meglio, non recuperando questi corpi che fanno tanta notizia, né facendo brillare le bombe. Oggettivamente non ne vedo il senso: se fossi morto sul ghiacciaio non desidererei questo per me e allo stesso tempo quando si ha a che fare con una fonte che di per sé è inquinante come gli ordigni, la cosa più sensata di solito non è spargerla per tutto l’ambiente circostante: gli artificieri non bonificano la zona dagli ordigni, li fanno brillare e spargono le schegge ovunque sul ghiacciaio. Meglio sarebbe raccogliere questi reperti in un luogo sicuro e nascosto: se le bombe sono state là sotto 100 anni, possono starci anche altri 1000".

 

1933

 

 

QUI RIFUGIO ROSETTA QUOTA 2581 (GHIACCIAIO DELLA FRADUSTA)

A parlare è Mariano Lott. "Mai avuto un’estate così brutta in termini di temperatura. E' troppo caldo. Abbiamo 16 gradi di notte quando una volta erano 6-8 gradi. E tra i principali problemi c'è quello dell'acqua. La tratteniamo nelle cisterne, ma non basta. Il problema è che non c’è neve e di conseguenza nemmeno ghiaccio. Una volta nelle fessure e nei crepacci la neve restava tutto l’anno anche in estate. Ora si devono fare i miracoli per tenere aperta la baracca. Cerchiamo di istruire un po’ la gente, insegnarle a risparmiare, perché così non si può continuare. In ogni caso il ghiacciaio è destinato a sparire, non c’è da prendersi in giro. Viene monitorato e controllato, ma dal ’93 che presto servizio, l’ho visto morire un po’ alla volta e ritirarsi, soprattutto negli ultimi 10 anni. E purtroppo la situazione non può migliorare perché la superficie del ghiacciaio, ormai, è già piccolissima. O il clima si inverte completamente o è finita. In 5-6 anni sparirà tutto. E’ una cosa evidente per chi il ghiacciaio è abituato a vederlo. Si è ritirato alcuni chilometri da inizio secolo. Dei 230-240 ettari ne rimango circa 4. Mentre il bosco sta avanzando, i larici salgono sempre di più perché non ci sono più le valanghe".

 

 

 

QUI RIFUGIO CAPANNA PRESENA QUOTA 2753 (GHIACCIAIO PRESENA) 

A parlare è Federico Bendetti. "Il ghiacciaio si sta inesorabilmente restringendo. Le temperature si sono alzate molto, anche se in realtà il meteo è ciclico, può nevicare o piovere e raffreddare le temperature, ma poi si possono rialzare. Noi troviamo spesso bombe e altri reperti bellici che affiorano dal ghiaccio. Quest’anno il ghiacciaio si è ritirato di 1,5 metri. Se nei prossimi anni calerà come ha fatto fin’ora scomparirà in pochissimo tempo. Ma io sono ottimista, credo che con le tecniche di innevamento artificiale e abbondanti nevicate come non ci sono state negli ultimi anni si potrebbe mantenere il ghiacciaio com'è oggi, non migliorare la situazione, ma mantenerla sì".

 

 

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