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Editoria, dal rischio "monopolio" Athesia al caos dei contributi provinciali a Tv e Radio

In Alto Adige finisce un'epoca: lo storico giornale italiano ora è in mano al più grosso gruppo di lingua tedesca (che a Bolzano è una potenza e il cui direttore è ex parlamentare Svp e presidente della camera di commercio). In Trentino la partita si gioca adesso sull'Adige e sui contributi previsti alle emittenti locali che già annunciano di non voler mantenere gli attuali livelli di occupazione

Di Luca Pianesi - 13 ottobre 2016 - 21:01

TRENTO. "Sono molto preoccupato e l'indifferenza della politica per quanto è successo mi fa stare ancor meno tranquillo. La concentrazione di potere che è in atto in regione è un problema per la democrazia del territorio". Questo il commento del presidente dell'ordine dei giornalisti del Trentino Alto Adige Fabrizio Franchi sull'operazione "Athesia" - "Gruppo l'Espresso". Un'operazione che ha portato i due quotidiani Trentino e Alto Adige nell'orbita del gruppo altoatesino che in provincia di Bolzano era già una potenza indiscussa. Il Gruppo Athesia, infatti, controlla il principale quotidiano di lingua tedesca del territorio, la Dolomiten. Ha poi Stol (sito di informazione online) e QuiMedia. Ma non solo: ha in mano Athesia Energy (energia), le Funivie Val Senales (impianti di risalita), l'Alpina Tourdolomit (turismo), Radio Tirol e Radio Sudtirol (radio) e controlla il 48% di Brennercom (Informatica e telefonia).

 

E poi ci sono le persone. Athesia è controllata dalla famiglia EbnerMichl ne è il direttore, è stato deputato per quattro legislature e poi eurodeputato dell'Svp e oggi è anche il presidente della camera di commercio di Bolzano; sua moglie Margit Falk è stata per lungo tempo presidente del Tar di Bolzano e oggi è una delle consigliere; suo fratello Toni (che porta il nome del padre anch'egli per anni in politica, eletto deputato per l'Svp per tre legislature) è il direttore della Dolomiten.

 

Oggi andando ad assumere il controllo anche dell'Alto Adige, di fatto, Athesia finisce per coprire in provincia di Bolzano quasi l'80% del mercato locale dell'editoria (come scrive oggi Angelo Conte sull'Adige) e soprattutto finisce per assumere la gestione di un giornale storico, il primo di lingua italiana fondato dal Comitato di liberazione nazionale nel '45. Non un dettaglio quest'ultimo. Un giornale importantissimo per tutta la popolazione di lingua italiana del territorio, l'unico in grado di rappresentare istanze e problematiche di quella parte di cielo (azzurro) e di preservarne cultura e idiomi. E lì quella etnica è una questione seria. In Trentino è più difficile capirlo ma un esempio può aiutare: si pensi semplicemente al nome della principale squadra di calcio della provincia, quella che gli altoatesini di lingua tedesca (e quindi anche la Dolomiten) chiamano l'Fc Südtirol. Ebbene fino ad oggi sull'Alto Adige non è mai stata chiamata così ma sempre e solo Fc Alto Adige. Ma d'altronde è tutta una questione di punti di vista: dipende da che parte guardi il mondo, se ti senti più in Alto Adige o se invece ti credi in Sud Tirolo. Sfumature, direte. Ma sfumature che negli anni sono state importanti, importantissime. Oggi chissà.

"In Alto Adige il principale rischio adesso è quello del monopolio - commenta Franchi - che speriamo non si traduca anche in un monopolio culturale oltre che dell'editoria. Il problema grave è che non si sono fatti avanti imprenditori altoatesini o trentini e questo è un pessimo segnale perché l'informazione è un aspetto cruciale della tenuta democratica di un territorio. Meglio, l'informazione è lo specchio di un territorio. Ora staremo a vedere cosa accadrà in Trentino. Se, come si sente ancora vociferare nonostante le smentite reciproche, Athesia davvero dovesse acquistare l'Adige il colpo sarebbe completo. L'informazione di tutta una regione nei fatti finirebbe per essere gestita da un unico gruppo.

 

Un gruppo, volente o nolente, in orbita  Südtiroler Volkspartei (vista la vicinanza con la famiglia Ebner) un partito che, come si legge nelle prime tre righe del loro sito internet, "si ispira ad una concezione del mondo umanistica cristiana. Difende i diritti delle minorità (così c'è scritto, e noi riportiamo, ma probabilmente in italiano dovrebbe essere minoranze ndr) tedesche e ladine in Sudtirolo e lotta per la conservazione della loro cultura". Niente di male, si intende, anzi principi sacrosanti per chi ci crede. Principi lontani anni luce, però, da quelli del Gruppo l'Espresso. E i giornalisti? "Questo è il secondo tema fondamentale - prosegue Franchi - perché come ordine vogliamo capire Athesia come gestirà la partita sul personale. La proprietà, per esempio, ha già annunciato che vorrebbe abbandonare il contratto nazionale Fieg. Quello che da anni garantisce i giornalisti da tutti i punti di vista compreso quello dell'indipendenza. Adesso staremo a vedere cosa succederà. Nei prossimi giorni chiederemo direttamente alla famiglia Ebner come intendono muoversi".

 

"E infine c'è la politica - completa il presidente dell'ordine dei giornalisti regionale - negli scorsi giorni non una voce si è alzata. Sono rimasti tutti in silenzio eccetto Dellai che è intervenuto con parole sagge (si legga il suo BLOG per il Dolomiti). Non una voce si è levata dal presidente Rossi e dalla sua giunta. E anche questo dimostra che c'è una sottovalutazione del ruolo dell'informazione. Poi c'è il mercato, per carità, che vince sempre, evviva, ma la politica deve saper anche governare i cambiamenti, saperli accompagnare. Rossi e la giunta provinciale si accontentano di fare l'elemosina a radio e televisioni con un disegno di legge che nei fatti dà carta bianca (e denaro ndr) ai proprietari delle emittenti locali e al tempo stesso non chiede nessuna garanzia occupazionale sul personale che vi lavora? Le imprese metalmeccaniche, le fabbriche, le aziende artigiane vengono 'aiutate' dal pubblico anche in forza di precise garanzie sul mantenimento dei posti di lavoro. Qui si vuole dare 1 milione di euro ai proprietari delle emittenti locali a scatola chiusa?".

 

In Provincia, infatti, in quella che è la Quinta Commissione si stanno facendo letteralmente le corse per licenziare, il prima possibile, il testo unificato in tema di sostegno all'editoria e promozione dell'informazione locale. E solo due giorni fa due dei principali player interessati dalla questione, Angeli di Trentino Tv e De Marchi editore di Rttr, hanno chiaramente affermato che "il mantenimento dei livelli occupazionali è inattuabile" come riportato nella trascrizione delle audizioni redatto dalla Provincia. Nel testo si aggiunge che lo stesso Rossi rispondendo al consigliere Civettini ha specificato che questa “non è una legge con la finalità di tutelare i livelli occupazionali in quanto tali. La legge vuole dare un contributo anche di valorizzazione, oltre che economico, a chi facendo informazione la fa con una logica di servizio pubblico e non a pagamento”.

 

"Eppure Rossi dimentica che al punto 2 dell'articolo 1 del disegno c'è scritto che 'la Provincia si impegna a sostenere i livelli occupazionali' - chiosa Franchi - insomma è tra le finalità di questo disegno di legge. Qualche garanzie, quindi, sarebbe il caso di averla. Anche perché stiamo parlando di soldi pubblici. Insomma il quadro generale non è confortante. Staremo a vedere".

 

 

 

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