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Ex Lettere, ecco i 30 progetti per il polo culturale: dal centro per le donne alle palestrine, dal Parco dei Media digitali al Migration Hub

Molto partecipato il concorso d'idee per il futuro dell'ex facoltà del Centro Santa Chiara. Ecco le proposte arrivati da enti, privati e associazioni. C'è anche l'ipotesi del Conservatorio di realizzare la "Casa del Suono" e quella, ripresa Amsterdam e Madrid, di un Media Lab che mette a confronto ricercatori e studenti

Ecco come viene immaginata l'area dell'ex Santa Chiara
Di Carmine Ragozzino - 28 gennaio 2017 - 13:11

TRENTO. Avvertenza ai lettori. In questo articolo c’è interesse privatoin atti d’ufficio. Gli atti sono quelli che dovranno portare, (quando? come?) alla futura trasformazione del grande compendio dell’ex facoltà di lettere in un “chissà che cosa”. In qualcosa, cioè, di ancora naturalmente indefinito ma certamente vocato alla cultura, alle espressività, all’aggregazione. E forse anche all’impresa - e dunque all’occupazione - creativa. L’ufficio è quello delle politiche culturali del Comune.

Sulla “fu” università il Comune ha una certezza: futuro luogo dalla missione cultural/creativa, (insieme ricreativa). Ma non c’è ancora un progetto definito.

 

L’interesse di cui sopra – forse non del tutto privato - è invece quello del qui scrivente, me medesimo insomma. Ho anche io ufficializzato, come altri, una serie di idee per l’Ex Lettere. Trovandomi con piacere - ma anche con qualche inquietudine di cui si proverà a spiegare - in un’affollata, affollatissima, compagnia. Interesse privato sì ma di un privato alieno da ogni appartenenza ad ente, associazione, combriccola, consorteria, istituzione. Insomma, interesse da cittadino mosso da una qual certa passione. Una passione con qualche spicciolo di competenza. E l’affollata compagnia? Sono i soggetti singoli, collettivi e perfino ipercollettivi. Sono coloro che che hanno accettato la proposta del Comune di suggerire soluzioni di contenuto - e volendo pure di logistica - per la ristrutturazione del comparto.

 

Trattasi di ben cinque piani “sognabili”. Nei desiderata pubblici dovrebbero campare di vita propria, (sulla gestione e sull’eventuale auto sostenibilità ci sarà da arrovellarsi non poco) e, insieme, di vita concordata con alcune big istituzional culturali quali Centro Santa Chiara, Conservatorio, Fbk e un po’ più lontano l’immancabile Muse. Le prime tre realtà già albergano nel sito in centro città. Il Muse è onnipresente, e dunque. In nome della democrazia partecipativa il Comune ha aperto le porte ad ogni genere di vagheggiamento sulla prospettiva funzionale della fu facoltà. S’è mosso un universo variegato alquanto di soggetti che già militano o che si attrezzano a militare nel campo cultural-creativo. Soggetti che non si sono fatti scappare la facoltà di dire la loro. Trenta e più sono dunque le ipotesi giunte in Comune. Una montagna di documenti diligentemente protocollati dagli uffici della cultura.

 

Ora si tratterà, (auguri), di far sintesi. E dopo la sintesi – laddove sintesi va tradotta da una parte con selezione che comporta anche alcune inevitabili esclusioni – si tratterà di costruire un’ipotesi di bando pubblico. Bando che per un verso orienterà una complessa ristrutturazione e per l’altro indirizzerà le candidature ad una gestione del comparto che non pesi sull’amministrazione. E qui verrà il bello perché un fatto va sottolineato. Grazie alla cassa provinciale il Comune potrà forse avviare un cantiere e mettere mano ai muri. Ma è inimmaginabile una gestione in proprio di quel che nascerà all’ex Lettere. La partita – come si può intuire – è insieme ardua e affascinante. Quel che c’è di buono – ma forse allo stesso tempo di non così buono – è il fatto che quelli disposti a dare una mano all’amministrazione sembrano essere tanti: quelli che hanno messo su bianco le loro aspirazioni e ciò che sperano possa diventare aspirazione dell’intera città. Specie la città dei giovani.

 

Quel che c’è di meno buono è il fatto che in nome di un’onesta e meritoria mistica della partecipazione, (per ora solo ideale), il Comune ha dato stura e visibilità ad una più che variegata gamma di aspettative. Tutte legittime, per lo più interessanti, ma molto diverse tra loro. Una quadra andrà trovata. Forse si troverà. Ma la sfida vera sarà su come arrivare alla quadra. Tante energie messe in campo nel mese o poco più di “raccolta delle idee” ora andrebbero chiamate ad un confronto collettivo, pubblico e trasparente. Perché? Perché è un sistema per provare a far emergere condivisioni e possibili percorsi comuni, attitudini alle collaborazioni e semmai alle sinergie tra discipline culturali diverse e tra le diverse realtà che le interpretano.

Un modo per non rischiare di deludere le aspettative è valorizzare il protagonismo emerso nella meritoria questua delle idee. La scommessa sarà tanto più culturalmente credibile e innovativa quanto più riuscirà ad essere realmente “sociale” in ogni passaggio da qui al bando. E anche, soprattutto, dopo.

 

 

Detto tutto questo, e detto “appena”, proviamo a districarci nel labirinto delle indicazioni spedite in Comune. Alcune si sono “autoescluse”. Sono quelle che ignorando o quasi i confini posti dall’assessorato alla cultura, (che sono appunto attività culturali e creative) si sono gasate all’idea di un ex facoltà da dedicare al ginnico o al gastronomico, (palestrine, cultura sì ma del corpo inteso anche come corpo da ingrassare con l’enogastronomia). Ma le altre idee – la stragrande maggioranza – sono state invece “al tema”. Sviscerandolo nei modi più disparati. A volte anche con impostazioni agli antipodi tra loro.

 

C’è chi propone una struttura dedicata alla produzione e alla fruizione di attività spettacolari e artistiche giovanili “H 24”, indicando nel contempo il trasloco di quasi tutta la biblioteca comunale. E poi di tutto e di più: laboratori audiovisivi, musicali, atelier, start up, residenze di attori, scrittori, cineasti eccetera. C’è chi vedrebbe all’ex lettere la sede di un network associativo ad alta frequentazione universitaria. C’è chi immagina una sequenza di spazi da affidare ad imprese culturali, (se ci sono, battano un colpo perché l’anagrafe è poverella) nei campi più differenti. Spazi non grandi per le singole discipline, si specifica.

 

C’è chi la vede semplice, quasi semplicistica: luogo di incontro e gestazione senza limitazioni di orario. L’intreccio delle idee farebbe il resto. C’è chi pensa alla sede multipla dell’associazionismo culturale senza fissa dimora, guardando soprattutto alle arti visive. C’è chi gongola immaginando l’inedito e propone la realizzazione del primo Living Media Park in Italia (Mixeum.it) dove sono esposti tutti i Media digitali che possono essere oggetto di Laboratori (essere

toccati, usati, ricostruiti etc) provenienti per lo più da collezioni private. Più che un Museo sarebbe un Parco con funzioni di servizio per l’acculturazione all’uso sociale e alla conoscenza dei media nella società. Più che l’esposizione tradizionale si privilegia l’interazione, la video-esperienza, la perfomance di laboratorio.

 

Il visitatore assume il ruolo di perfomer della conoscenza, della comunicazione, dell’informazione, delle tecnologie. C’è chi nel presente di Ex Lettere vede il futuro. Anzi un"Laboratorio di futuro", aperto e interattivo, in cui i cittadini possano toccare con mano i futuri in arrivo, sperimentare e giocare con nuove idee, tecnologie, attitudini e riflettere su tali futuri, sviluppare conversazioni strategiche, riattivare competenze di futuro. Una specie di Museo rivolto in avanti che dialoghi con le altre realtà e che potrebbe diventare il primo nodo di una rete di osservatori/laboratori su trasformazioni, opportunità e rischi socio culturali, economici e climatici.

 

C’è chi dell’ostrogoto si ciba e vorrebbe far cibare la città. E cioè: spazio coworking / laboratorio condiviso per makers con possibilità di eventi di matching fra le comunità degli hackers civici e digitali . E occhio, l’idea si articola piano per piano tra spazi di relazione, aree di Yoga e zone silenziose. C’è chi ha varato un’accademia artistica privata e s’immagina di collocarla all’ex lettere. E morta lì. C’è chi vuole spazi espositivi permanenti da utilizzare da parte dei giovani per valorizzare l'arte, la fotografia, il cinema, la grafica, il design, la moda, etc.

 

C’è chi dice donna, anche in sanscrito. E dell’intera struttura vorrebbe fare Yo(u)niverse” che gioca sulle parole inglesi You e Universe e sul sanscrito Yoni, che identifica l'organo genitale femminile come “tempio sacro della vita”. Si tratta di realizzare una serie diversificata di attività culturali, legate al benessere, al lavoro e al tempo libero, nello specifico delle esigenze delle donne.

 

C’è chi guarda strabico sia al Comune che, di più, alla Provincia. Il Conservatorio da una parte vorrebbe allargarsi su Ex Lettere e dall’altra punta a realizzare la “Casa del suono”. E cioè un luogo di frequentazione e sperimentazione ma anche archiviazione della memoria sonora della città: un centro di ricerca, studio e produzione rivolto alle specificità del suono e con attenzione alle nuove tecnologie applicate alla

musica.

 

C’è chi non fa da se ma fa per 27. Tanti sono i soggetti, (di cui come per tutti gli altri non c’è nome) che si sono uniti nell’immaginare Ex Lettere come “Centro internazionale per una civiltà delle differenze”. Conterrebbe un’infinità di sezioni: dal migration hub ai laboratori di contaminazione culturale, dalla cultura dell’inclusività allo spazio europeo della creatività intesa da una parte come possibilità di esposizione e conoscenza e dall’altra come motore di nuovo lavoro. C’è chi vuole un “Corpo d’arte vivente” tra ricerca, formazione, produzione artistica e ospitalità. C’è chi la fa facilissima. Attrezzare piccoli spazi e assicurarli a chiunque, organizzato e non, voglia usarli per fare arte. Senza limiti: dalle mostre ai corsi di lingue.

 

C’è chi disegna un polo trans-disciplinare che riunisca progetti e ricerche improntate su una forte, autonoma e innovativa visione del futuro. Uno spazio dove coabitino arti, scienze, filosofia ed etica, riflessione politica, design, innovazione tecnologica e sociale. C’è chi indica la Community Hub con l’intento di combinare cultura, innovazione e coesione sociale, partecipazione, sostenibilità economica, occupazione giovanile e non solo. Un centro per la comunità, che eroga servizi per e con la comunità locale, aperto e vivo 24 ore su 24, 7 giorni su 7. C’è chi infine copia Amsterdam e Madrid sognando un Media Lab spazio creativo interdisciplinare dove studenti e ricercatori lavorano insieme su progetti interattivi e innovativi per le industrie creative.

 

In definitiva “C’è” abbondanza. Anzi “C’è” sovrabbondanza di idee. Il che, ovviamente fa gongolare i promotori del “dite la vostra”. E adesso? Adesso ci si aspetta che il Comune giochi a carte scoperte spiegando da subito come pensa di comporre un puzzle complesso tra proposte venute dal “basso”, (quelle del vitale universo cultural creativo cittadino) e quelle elaborate dall’”alto” delle grandi istituzioni culturali con le quali c’era stato un primo confronto – separato - alcuni mesi fa.

E’ dura. Ma si può fare adottando una politica di piccoli passi credibili e praticabili piuttosto che impantanarsi nei voli pindarici di progetti fantasmagorici che cozzeranno sulla banalità delle spese di manutenzione. Se chi si è prodigato a proporre sarà altrettanto disponibile al confronto e alla collaborazione, all’integrazione e alla sinergia si potrebbero gettare finalmente le fondamenta di una “cultura delle culture” che fino ad oggi è stata una mezza utopia a Trento come nel resto del Trentino.

 

Ex Lettere è un’occasione per smetterla di blaterare sulle “reti” culturali ( alte, basse o di mezzo) senza mai essersi sbattuti - almeno un po’ - per individuarle, promuoverle, farle crescere.

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