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Gian Antonio Stella e quella (sana) invidia per i nostri vigili del fuoco volontari

Il giornalista, spesso severo con l'autonomia del Trentino Alto Adige, questa volta elogia il modello regionale dei pompieri volontari che garantisce un intervento entro 5-10 minuti dalla chiamata, un vigile del fuoco ogni 25 abitanti (tolti vecchi, bambini, disabili)

I vigili del fuoco volontari di Levico e in alto Gian Antonio Stella
Di Luca Pianesi - 09 agosto 2017 - 10:46

TRENTO. Questa volta il plauso è tutto per il Trentino Alto Adige. Gian Antonio Stella, spesso severo con l'autonomia del nostro territorio (si ricordi il caso Baratter), attento a sprechi e cattivi comportamenti, questa volta dalle pagine del Corriere della Sera prende il modello regionale ad esempio: un vigile del fuoco ogni 39 cittadini in Alto Adige "e una situazione simile, con 6.401 volontari (più 1.230 giovani allievi) su 239 casermette c'è anche in Trentino". "Come se gli italiani disposti anche a rischiare la pelle contro gli incendi fossero un milione e mezzo - scrive Stella -. Tolti i vecchi, i bambini, i disabili, le persone pronte a precipitarsi in caso di bisogno sarebbero anzi perfino di più. Una ogni 25. Distribuite su 306 località. Il che significa una media di quasi tre caserme, casermette o punti di raccolta per ognuno dei 116 comuni".

 

Il tutto si traduce in un intervento, al massimo, entro 5-10 minuti dalla chiamata d'allarme al costo di "zero soldi". Numeri, ovviamente, presi ad esempio in contrapposizione a quanto è accaduto recentemente a Ragusa dove sono stati scoperti dei vigili del fuoco volontari appiccare degli incendi per guadagnare qualche euro in più. "Ma fa un certo effetto - aggiunge Stella - confrontare questi numeri con un duro comunicato di Pompeo Mannone, segretario della Federazione Nazionale Sicurezza della Cisl. Il quale, dopo avere preso le distanze (ci mancherebbe…) dai «comportamenti delinquenziali» di quei pompieri volontari di Ragusa beccati ad appiccare incendi, tuona: «Per poter garantire a tutti i cittadini il servizio dei professionisti che da sempre si prodigano per la tutela e la messa in sicurezza dell’intera cittadinanza, occorre raddoppiare l’organico e portarlo a circa 60.000 unità». Un pompiere stipendiato ogni mille abitanti".

 

Troppi, troppissimi per Stella che invece elogia il sistema altoatesino che per "merito di una tradizione secolare, tramandata come un dovere di padre in figlio" riesce a contare su una popolazione intera che si prodiga per i suoi concittadini volontariamente. "Di più - aggiunge il giornalista - le spese obbligate, come l’acquisto e la manutenzione dei mezzi, sono per metà autofinanziate con manifestazioni e donazioni. E una situazione simile, con 6.401 volontari (più 1.230 giovani «allievi») su 239 caserme e casermette, c’è anche in Trentino. Ripetiamo: si tratta di buone tradizioni secolari. Difficili da pretendere in contesti diversi".  

 

Eppure a livello nazionale c'è chi la pensa diversamente: Pompeo Mannone, continua sempre Stella, rilancia: "Per lunghi anni abbiamo richiesto all’Amministrazione dell’Interno di non pagare le prestazioni dei volontari e quindi superare la norma di riferimento post bellica e pensiamo che le risorse utilizzate impropriamente per pagare i volontari possano essere utilizzate per assumere professionisti, aumentando, così, la qualità del servizio da assicurare alla collettività…». Per carità - conclude Stella - anche il sindacato avrà senz’altro delle ottime ragioni. Ma è lecito, a chi altoatesino non è, provare un pizzico di (sana) invidia?".

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