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"Il futuro dei vini in Trentino?Puntiamo su qualità specifiche e brandizziamole come hanno fatto col Chianti e il Bordeaux"

La proposta è stata lanciata durante il Mentorspritz (le serate organizzate dai Giovani di Confcommercio a Palazzo Roccabruna) da Giacomo Malfer dell'azienda Revì durante un dibattito con Luca Marzadro. Due giovani imprenditori che hanno spiegato la loro visione futura del settore

Giacomo Malfer e Luca Marzadro
Pubblicato il - 07 settembre 2017 - 17:14

TRENTO. "Il futuro? Penso debba basarsi su nuove sinergie e su nuovi nomi, dal Val di Cembra al Trentino. Il modello deve essere quello del Chianti o del Bordaux. I vini del Trentino meritano una maggiore valorizzazione". A parlare è Giacomo Malfer, figlio di Paolo, fondatore della cantina Revì (che produce ad Aldeno lo spumante Trentodoc). Giacomo ha 27 anni e una visione ben chiara del futuro vitivinicolo del Trentino. Come ce l'ha Luca Marzadro, 25 anni, membro della famiglia che nel dopoguerra ha lanciato quella che oggi è una delle aziende leader nel campo della grappa (con il marchio Marzadro di Nogaredo). Erano loro due gli ospiti della serata organizzata ieri dai Giovani imprenditori del terziario della Confcommercio del Trentino a Palazzo Roccabruna.

 

Un incontro che rientra nel ciclo di serate chiamate Mentorspritz e che sono finalizzate ad offrire al pubblico presente l'occasione di confronto con esperienze imprenditoriali e di vita, caratterizzate da un particolare successo. Un modo per fornire elementi di riflessione, oltre che nuovi punti di vista sul modo di concepire l'azienda e di come gestire l'organizzazione interna, ma anche i rapporti con l'ambiente in cui è inserita. E la discussione, moderata dal direttore della nostra testata, ha visto confrontarsi proprio due giovani capaci e in gamba come Malfer e Marzadro. Si è discusso del ruolo sempre crescente dei social e di internet per commercializzare prodotti anche ben radicati nella tradizione e nel territorio, come le grappe e i vini, e si è discusso di quanto, ormai, in un contesto di competizione globale sempre crescente, la qualità (abbinata a una buona strategia di comunicazione) faccia nettamente la differenza.

 

Si è, però, anche parlato di futuro. I due giovani imprenditori credono nella capacità di fare rete, di fare sistema. Credono meno che le risposte debbano arrivare dai politici "se aspettiamo siano loro a tracciare la linea arriveremo sempre in ritardo" e molto di più che debbano essere gli stessi imprenditori a prendersi il rischio di scelte importanti come quella di fare squadra, davvero. "E' difficile perché per fare rete ognuno di noi deve fare un piccolo passo indietro - hanno detto i due - ma nel mondo d'oggi è impensabile presentarci al mercato ancora disuniti e slegati". 

 

"Se mi chiedono come immagino il mondo vitivinicolo tra qualche anno in Trentino dico che dovremmo puntare forte su alcuni prodotti specifici - ha aggiunto Malfer - dal Teroldego al Marzemino, dallo spumante al Merolt e li immagino brandizzati con nomi diversi, magari Val di Cembra o Trentino. In questo modo li si lega al territorio, si garantisce che possano essere prodotti solo nelle nostre valli. Poi rimarranno, ovviamente le cantine che vendono a prezzi diversi. Ci sarà chi farà meglio e chi peggio. Ma la garanzia del marchio legato al territorio sarà sicuramente un valore aggiunto". Insomma, proprio come accade con il Chianti o il Boraux. Per riuscirci, però, bisognerà superare le ataviche divisioni che ci sono nel nostro sistema (tra vignaioli e consorziati tanto per citarne una, la più nota). Chissà che non parta proprio dai giovani la spinta giusta per guardare, uniti, al futuro. Un futuro fatto di sostenibilità, salubrità dell'ambiente e sempre maggiore qualità del prodotto.

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