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Richiesta di grazia al Presidente della Repubblica per il malato trentino che per alleviare il dolore si curava con la cannabis

Sieropositivo all'Hiv, affetto da diabete mellito, insulino-dipendente e con epatite cronica da Hcv, intollerante all'uso di prodotti farmaceutici ordinari per lenire il dolore usava la marijuana coltivata in casa. In primo grado gli era stato dato ragione. In appello e in Cassazione no e nel frattempo reperire il Bediol prescritto dall'Apss è impossibile. Valcanover: "Chiediamo la grazia a Mattarella"

Di Luca Pianesi - 07 luglio 2017 - 18:32

TRENTO. E' stata chiesta la grazia al presidente della Repubblica Mattarella per il 63enne di Trento condannato perché coltivava in casa tre piantine di canapa. Sieropositivo all'Hiv, affetto da diabete mellito, insulino-dipendente e con epatite cronica da Hcv, intollerante all'uso di prodotti farmaceutici ordinari per lenire il dolore non riusciva nemmeno a sopportare i medicinali a base di oppiacei che i medici erano costretti a prescrivergli. Troppi gli effetti collaterali e solo la marijuana, usato a scopo terapeutico, riusciva a lenire, almeno in parte, il dolore. 

 

E in primo grado il tribunale lo aveva assolto riconoscendo proprio che "le piante sono solo tre; e come si è visto gli effetti della loro assunzione avevano natura e finalità terapeutica, e non stupefacente in senso proprio". Si era quindi riconosciuto al 63enne che le tre piantine non avevano alcun fine di spaccio e che anche anzi, rappresentavano l'unico modo per alleviare i suoi dolori. La Procura, però, interpose appello ritenendo non condivisibile il riconosciuto uso terapeutico della cannabis coltivata dall'uomo. Per precisione, le parole utilizzate nell’atto di appello sono: "pare del tutto incomprensibile, quantomeno al Pm appellante, l’indicazione per cui gli effetti dell'assunzione delle tre piante avevano ‘natura e finalità terapeutica, e non stupefacente in senso proprio’".

 

"La Corte di Appello di Trento - spiega l'avvocato Fabio Valcanover - aveva riformato la sentenza di primo grado riconoscendo rilevanza penale nella condotta del sessantatreenne che difendo. Per dolerci del mancato riconoscimento della causa di giustificazione dell’esercizio di un diritto (art. 51 cp) nella condotta dell’uomo, abbiamo presentato ricorso per Cassazione. Ma il 28 aprile la Cassazione ha respinto il ricorso con una sentenza le cui motivazioni non risultano ancora depositate.

Ciò nonostante lo scorso 10 maggio è stato notificato l’ordine di carcerazione: il sessantatreenne ha già presentato richiesta di misure alternative. Nel frattempo l’uomo, che dovrebbe curarsi con la cannabis per l’inefficacia delle terapie convenzionali, affronta nuove difficoltà: reperire il Bediol prescritto dai medici dell’Apss è assai difficile checché se ne dica a Palazzo Thun".

 

E lo avevamo documentato anche noi de il Dolomiti chiedendo un parere direttamente al presidente dell'Ordine dei farmacisti. "Come ho già scritto, e dovrebbero sapere in Azienda Sanitaria – prosegue Valcanover - dall’Olanda le forniture di Bediol non arriveranno per un po’, sino ad ottobre. Per l’uomo, condannato e in attesa della decisione del Tribunale di Sorveglianza, l’alternativa sarebbe quella ventilata nei motivi di appello: cercare la cura nel mercato illegale. Ci siamo rivolti, quindi, al Presidente della Repubblica per chiedere la grazia, con istanza invita oggi".

 

Insomma il paradosso è completo: una persona riconosciuta malata e impossibilitata a curarsi con le terapie ordinarie che potrebbe affidarsi alla cannabis a uso terapeutico che però non si trova nelle farmacie e che pur di non comprare dal mercato illegale si coltivava le sue tre piantine, rischia di vedersi privata della sua libertà e del suo diritto ad essere curato. Ogni speranza, a questo punto, per il 63enne trentino è rimessa nelle mani del presidente della Repubblica.

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