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A San Michele si lavora all'università del vino, della birra e dei distillati, altri Atenei permettendo

La Fondazione Edmund Mach, tra i padri della moderna scienza enologica, ora deve (dovrebbe) diventare ateneo, struttura universitaria. Ma ci sono da superare questioni burocratiche e contrapposizioni con altre università da Udine a San Floriano da Padova a Bologna e Milano. Ma la strada è tracciata e non porta solo al vino

Di Nereo Pederzolli - 23 maggio 2017 - 13:14

SAN MICHELE ALL’ADIGE. Il campus è pronto, perfettamente in sintonia con i campi (vitati) che circondano una delle scuole più prestigiose del sapere enoico. Quell'Istituto Agrario San Michele, diventato Fondazione Edmund Mach, tra i padri della moderna scienza enologica. E che ora deve (dovrebbe) diventare ateneo, struttura universitaria, ulteriore fiore all’occhiello del ‘sapere trentino’. Ma ci sono dei 'ma'. Piccole formalità burocratiche che rischiano di ‘sfogliare’ la vigoria (vitata) di questo emergente enocampus. E le colpe non sono sicuramente trentine.

 

Entrano in gioco, mai sopite, contrapposizioni tra omologhi dipartimenti. Centri di ricerca e didattica per anni in sinergia con i ‘prof del Mach’. Scuole vicine – come location – anche se lontane per impronta e orgoglio. Competizione anzitutto con Udine, ma anche con il Centro universitario di San Floriano, in Valpolicella, culla di enologi veronesi, per anni diretta dal compianto e Maestro Roberto Ferrarini. Campanilismi pure con Padova e – per certi versi – anche con Bologna e Milano.

 

Atenei questi dove la scienza agraria ha radici profonde, città di un bacino vasto, variegato, che non hanno mai pienamente sopportato l’efficientismo ‘parauniversitario’ del Trentino. Accusato – da certi chiamiamoli ‘baroni’ – di essere velleitario, incompleto, nonostante le fondamentali ricerche sul DNA della vite e di aver forgiato schiere di agronomi enotecnici di grande caratura.

 

La scuola in riva all’Adige ha inoltre stretti legami universitari con Geisenheim. Dove sulle sponde del Reno esiste una celeberrima scuola enologica fondata nel 1872 quasi in simultanea con la ‘nostra’ dolomitica. Asse italo-germanico per preparare gli studenti anzitutto al mercato teutonico (fondamentale per gli scambi commerciali) e conoscere la lingua di Goethe al pari del vino.

 

Dal canto suo ora San Michele risponde con precisi obiettivi: diversificare la formazione universitaria preparando enologi non solo capaci di ‘fare vino’ ma anche esperti di marketing, pronti a competere nel mercato web, nella comunicazione del buon bere. Il vino, ma anche – corsi preparatori che stanno per partire – tecnici per l’arte distillatoria, la grappa, acqueviti di frutta, sidro, bevande analcoliche e – davvero una novità – per la birra. Proprio così: specialisti della spumosa bevanda più amata dai giovani.

 

Torniamo al campus universitario. Udine recrimina lo stop con San Michele anche per questioni economiche. Gli studenti trentini che frequentavano la cattedra verso il Collio garantivano sostanziosi introiti, lezioni ben pagate da Trento. In compenso Udine garantiva una rete di scambi, per non disperdere saperi per tanti anni condivisi. Per fronteggiare pure la competizione tra la dozzina di università agrarie italiane che si occupano di vino. Tante, forse troppe?  In Germania sono attive solo tre, una in meno del numero di atenei enoici radicati in Francia.

 

Ecco, probabilmente un certo ‘rallentamento’ è da imputare anche a queste considerazioni, ma difficilmente – assicurano i bene informati - ci saranno ostacoli operativi insormontabili.

 

San Michele avrà la sua università, ma con quali ricadute sul comparto vitivinicolo trentino? La domanda è al centro di numerosi progetti ‘in divenire’, mentre gli operatori, cantine e imprenditori vinicoli, vignaioli e commercianti, auspicano scelte lungimiranti, mirate a formare i tecnici di un vino dolomitico non solo ‘ben fatto’, ma anche e soprattutto vino in grado di fare la differenza in un mercato sempre più selettivo.

 

Ribadendo che la tecnica, se solo fine a se stessa, rischia di omologare, di rendere perfetti i vini, ma privi d’identità, talvolta senz’anima. Se ne parlerà anche all’imminente Mostra dei Vini del Trentino, in calendario nel prossimo fine settimana a Palazzo Roccabruna.

 

Ecco perché certe lungaggini burocratiche legate al ‘varo universitario’ dovrebbero servire per ampliare il confronto con i tanti soggetti della filiera vino. Per far davvero ‘fermentare’ le idee e non solo insegnare come controllare la fermentazione.

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