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"Tra-di-noi", un progetto di giovani per i giovani in modalità "peer-to-peer"

Organizzato dall'associazione di mutuo-aiuto Ama: "Affidare ai giovani il compito di ascoltare i giovani". Anche attraverso la rete con un sito internet dedicato

Di Carmine Ragozzino - 28 novembre 2016 - 19:47

TRENTO. I giovani? Un patrimonio. Negarlo è negarsi il futuro. I giovani? Mica tutte rose, fiori e selfie con la “s”. Al plurale. Negare le inquietudini dei giovani – mica tutte, mica tutti - è foderarsi gli occhi di disinteresse. O peggio, di paternalismo. I guai dei giovani – con le dovute differenze tra le età e la superficie dei brufoli – sono d’ampia, complicata e troppo spesso sottovalutata gamma.

 

Ci sono gli eccessi che fanno parlare, a volte sparlare, le cronache: il bullismo, un nichilismo più o meno consapevole e più o meno rischioso. E le solitudini  che un gruppo Whatsapp, la piazza infida dei “social”,  forse maschera ma non lenisce. E ancora, la multiforme tendenza alla depressione. O le devianze tossiche. E quelle ludiche.

 

Ma ci sono, e sono la maggioranza, guai meno eclatanti. Che tuttavia non son disagevoli: i rapporti familiari in crisi, quelli amorosi totalizzanti nel bene e, soprattutto, nel male. Dei problemi dei giovani – una categoria per la quale il primo e più grave errore è la generalizzazione – i “servizi” di pubblica salute si occupano con costanza. Si fa ovviamente  prevenzione.

 

Gli “esperti” entrano principalmente nelle scuole con puntualità. Gli “esperti” dicono la loro a platee a volte stranite, distanti, coinvolte frequentemente dal solo “obbligo” di essere presenti all'obbligo degli incontri. Nulla da contestare – of course – all'approccio “istituzionale” ai problemi: diverso non può o non sa essere. Ma un fatto è indubitabile: la comunicazione stenta a centrare gli obiettivi. Arranca e inciampa sugli ostacoli generazionali. Adulti e giovani praticano infatti linguaggi diversi, spesso agli antipodi.

 

Ma non è certo un semplice fatto di “modalità : in ballo c’è la complessità di culture che non s’acchiappano. Eppure la “modalità comunicativa” è  un’opzione imprescindibile. Ne sono convinti all'associazione Ama (mutuo aiuto articolato su un universo di disagi pluri- età e plurianagrafici). E dall’Ama è partito un esperimento che ha nella semplicità dell’intuizione e nel coraggio della messa in opera carte che sono potenzialmente vincenti. Si tratta del progetto Tra-di-noi, vale a dire una scelta che affida a giovani il compito di ascoltare altri giovani.

 

Nessuno sale in cattedra. Tutti sullo stesso piano. Da una parte chi racconta, chi segnala, chi si sfoga, chi tentenna ma ha bisogno di dire. Dall'altra parte – che però qui è la stessa parte – chi ascolta, raccoglie e indirizza verso chi può aiutare. “Tra-di-noi” è un sito. L’hanno appena attivato dopo mesi di accurata preparazione. Dopo mesi di confronto nel quale una trentina di volontari – numero per nulla irrilevante – si sono “formati” con l’apporto dei servizi provinciali, (salute mentale, prevenzione politiche giovanili eccetera) e con la passione civile dell’associazione Carpe Diem.

 

Il sito – allestito da Simone Rinaldi, 23enne laureato in comunicazione – è quanto di meno complicato si possa immaginare. E qui sta la sua prima forza. Dal pc o dal cellulare (cliccando qui) si può accedere ai tre comparti di questa piazza solidale: domande frequenti, forum, contatti. Non servono iscrizioni, né password. Basta dire, domandare, rapportarsi in modo anonimo ma lasciando il modo di essere contattati. Ogni giorno, dalle 13 alle 22, i volontari saranno a disposizione. Avranno il compito di capire o intuire i problemi.

 

Sono stati attrezzati ad indicare le strade, i soggetti, che possono dare una mano. Con le competenze giuste. “ I ragazzi che si sono messi a disposizione – spiega Morgana Zenatti, giovane educatrice che fa riferimento anche a Carpe Diem e che con Simone è la tutor del progetto – sono sotto i trent'anni. Molti studiano materie che hanno a che vedere con la psicologia. Tutti credono fortemente nella forza della peer-education, l’educazione tra pari”.

 

Ma il meccanismo di domanda-risposta in tempo quasi reale – che già è un bel salto di qualità – non è la sola chiave del progetto. Sul forum di “Tra – di –noi” si punta molto per creare quella rete di condivisione che metta i giovani, non certo solo quelli problematici, in comunicazione tra loro. Una comunicazione che si spera possa essere meno evanescente, forse più profonda, di quella che si limita ai “like”, ai “mi piace”, alla lista dei “follower”.

 

Una messaggistica solidale ed istantanea, senza “maestri” e senza “allievi”. “Creare un ponte tra i bisogni, (dubbi, domande, curiosità, preoccupazioni dei giovani) e risorse sia delle istituzioni che del privato sociale e dell’associazionismo”: questa la mission che l’Ama ha dato al progetto. Un progetto finanziato con 5000 euro dal Centro servizi volontariato e dalla Fondazione trentina per il volontariato sociale. Non sono cifre iperboliche, sono cifre da “avvio”. Ma la partita avviata da “Tra – di –noi” non si gioca sugli euro.  

 

I due ragazzi che coordinano sito e organizzazione non diventeranno ricchi. I volontari sono volontari, a gratis. Ma la fiducia, la convinzione di aver imboccato una strada che non c’era,  sembra già una ricompensa per chi si impegna ad intercettare da una parte “situazioni potenzialmente critiche” ma dall’altra – e forse con valenza ancora maggiore – ad offrire ai giovani uno strumento di dialogo sburocratizzato, elastico, flessibile. Si perché anche se nella presentazione ci si è soffermati sul tema del disagio è chiaro che una “piazza solidale”, una piazza web, può diventare anche un catalizzatore di energie ed idee positive.

 

Con “Tra – di – noi” il tentativo è quello di attivare un welfare che parte dal livello più immediato, promuovendo socialità, inclusione. Il primo passo – la realizzazione del sito e la sua attivazione – è fatto. E non era scontato. Il grosso del lavoro viene però adesso. C’è da promuovere “Tra – di –noi”, farlo conoscere, renderlo “appetibile” all'utenza cui si rivolge.

 

Simone, Morgana, i volontari , l’Ama e i partner del progetto sono consapevoli che anche qui servirà “rompere gli schemi”, lavorando tanto sugli incontri nelle scuole ma “anche nelle parrocchie” – come dice Morgana – quanto su una “pubblicità creativa” e sul passaparola. Lavoraccio. Fatica indispensabile. Ma l’entusiasmo è tanto e l’esperienza Ama sul telefono “aiuto alla vita” – il punto di riferimento per gli adulti in angoscia – insegna quanto sia fondamentale l’ascolto in un mondo che purtroppo non ha né tempo né voglia di curarsi delle fragilità.

 

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