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Caso Schwazer, la perizia del Ris sulle urine proverebbe la manipolazione ma la Wada replica con un documento a sopresa

Oggi era il giorno dell'incidente probatorio. Sono state presentate le incongruenze rispetto alle analisi fatte sui campioni di urina del gennaio 2016 che poi portarono la Iaaf a sospendere l'atleta azzurro e a stroncargli definitivamente la carriera ma la difesa ha replicato con un documento che dimostrerebbe la bontà di quelle analisi

Pubblicato il - 12 settembre 2019 - 20:09

BOLZANO. ''Discordanze non compatibili con la fisiologia dell'atleta'', questo quanto è stato riscontrato dal reparto investigazioni scientifiche dei carabinieri una volta analizzate le provette di Alex Schwazer. Quelle provette che tre anni fa sarebbero servite allo Iaaf a sospendere con effetto immediato il marciatore altoatesino proprio mentre stava per scendere in strada alle Olimpiadi di Rio 2016. O meglio, l'8 luglio era arrivata la prima decisione, poi, il legale di Schwazer aveva fatto ricorso denunciando il fatto che vi sarebbe stata una manipolazione esterna sul campione di urine prelevato a gennaio ma il Tas, alla vigilia della marcia olimpica aveva, respinto mettendo, di fatto, fine alla carriera dell'atleta azzurro.

 

''Hanno voluto colpire me e il professor Donati - ha commentato in questi giorni Schwazer - hanno manomesso la provetta con la mia urina aggiungendo una parte con il testosterone per farmi risultare positivo''. E oggi era il giorno della verità al tribunale di Bolzano, il giorno dell'incidente probatorio davanti al gip Walter Pelino. E al centro dell'udienza odierna c'erano proprio le provette, risalenti al primo gennaio 2016, contenenti l'urina dell'atleta. Campioni risultati in un primo momento negativi ma in una seconda fase, dopo controlli più approfonditi, ecco emergere la presenza di metaboliti di testosterone

 

Schwazer, all'epoca seguito negli allenamenti dal professo Donati, aveva prodotto numerose testimonianze e prove per dimostrare di essere innocente. E uno degli elementi chiave risiedeva nel fatto che le provette analizzate non erano anonime perché riportavano il paese di provenienza: Racines nel caso del marciatore. Ed erano rimaste un giorno a Stoccarda perché il laboratorio di Colonia, dove dovevano arrivare, era chiuso per le feste. Ma non è tutto: sono quelle stesse provette che una volta richieste dal Gip del Tribunale di Bolzano sono arrivate con mesi di ritardo e nel febbraio del 2018 vengono affidate al Ris di Parma

 

Oggi i periti nominati dal tribunale hanno presentato quelle urine che da test Dna sono dell’atleta, ma che presenterebbero segni di manipolazione in particolare una differenza di concentrazione del Dna tra il campione A e quello B (in cui è stata suddivisa l’urina prodotta al controllo) non spiegabili fisiologicamente. La Wada, dal canto suo, però, ha sfoderato il suo colpo a sorpresa: ha sostenuto la regolarità delle analisi condotte su Schwazer. Durante l'udienza in tribunale a Bolzano il legale dell'associazione mondiale antidoping ha infatti presentato un referto che risale al 2016, mai mostrato in precedenza, che contesta la perizia del comandante dei Ris di Parma, Giampietro Lago.

 

Per la Wada la quantità di Dna nelle urine del marciatore registrerebbe dopo 12 mesi un valore imprevedibile e al di sopra della media e quindi le anomalie di cui parla la perizia del Ris non sarebbero tali e non sarebbero scientificamente provabili.

 

La difesa del marciatore azzurro ha duramente contestato il documento, poiché presentato in una fase avanzata del procedimento. Insomma ora la palla passa nelle mani del Gip di Bolzano. 

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