Contenuto sponsorizzato

''Da grande? Voglio giocare nella Ternana'', dai rifiuti a Psg e Fulham alla carriera in giro per l'Italia e oggi ha una scuola calcio: Riccardo Zampagna compie 47 anni

Oggi Zampagna compie 47 anni e per raccontare la sua vita e il suo percorso nel mondo del calcio servirebbe una rubrica bisettimanale per un anno intero. Visto che il pallone l'ha sempre vissuto alla rovescia, allontanando il ruolo di divo per rimanere fedele alla linea, ai principi e ai pensieri di chi si è fatto "un mazzo così" per arrivare

Di Daniele Loss - 15 novembre 2021 - 20:58

TRENTO. Il titolo della sua autobiografia - "Il calcio alla rovescia" -  è perfetto. In quattro parole viene raccontato chi era e chi è tutt'oggi Riccardo Zampagna. Dentro e fuori da quel rettangolo verde che l'ha visto protagonista per tanti anni, partendo dal basso per arrivare sino all'Olimpo del pallone. Con un solo grande rimpianto, la maglia azzurra mai indossata, ma con la certezza che un bomber così alla rovescia non si è mai visto.

 

Oggi Zampagna compie 47 anni e per raccontare la sua vita e il suo percorso nel mondo del calcio servirebbe una rubrica bisettimanale per un anno intero. Visto che il pallone l'ha sempre vissuto alla rovescia, allontanando il ruolo di divo per rimanere fedele alla linea, ai principi e ai pensieri di chi, concedetecelo, si è fatto "un mazzo così" per arrivare, partiamo dalla fine. Cioè da oggi. Cosa fa Riccardo Zampagna, il bomber capace di segnare reti meravigliose in serie A con la maglia del Messina e dell'Atalanta, capace di dire "no" al Paris Saint Germain e al Fulham e di rifiutare un triennale al Torino per andare al Vicenza, in serie B, ultimo in classifica in quel momento?

 

A Terni, lui che è un ternano doc innamorato della propria città, ha una scuola calcio con 80 bambini iscritti, che quest'anno non hanno pagato la quota annuale, ma solamente l'iscrizione. Insegna loro a vivere il pallone come lo viveva lui, in maniera "vera", pura con il sogno, un giorno, di arrivare a vestire la maglia della squadra rossoverde.

 

Quella per cui Zampagna impazziva in curva Est allo stadio "Liberati" da giovane. Papà Ettore lavorava in acciaieria e non voleva assolutamente che il figlio ne ricalcasse le orme. Cresciuto nel Virgilio Maroso, la squadra del quartiere Borgo Rivo dove viveva con la famiglia, attira su di sè le attenzioni delle squadre locali che militavano in serie D dopo essersi messo in luce con l'Armerina. Nel 1996 il Pontevecchio, formazione di Ponte San Giovanni, che all'epoca militava in serie D e dalla quale partirà anche Serse Cosmi, lo vuole e lo convince. Con la sua Fiat Tipo parte ogni giorno da Terni per raggiungere la frazione di Perugia, segnando 13 reti in 22 partite in serie D.

 

Il passaggio tra i professionisti è immediato: lo prende la Triestina, in serie C2, dove resta per un anno e mezzo. La prima stagione è più che positiva con 27 presenze e 9 reti, mentre nella seconda colleziona appena 2 presenze e, allora, a gennaio si concretizza il trasferimento all'Arezzo allenato da Serse Cosmi: in serie C1 gioca 9 partite e segna 3 gol.

 

Quella "vecchia volpe" di Luciano Gaucci, che era maestro nello scovare i giocatori nelle categorie inferiori per poi lanciarli ai massimi livelli, lo porta al Catania (una delle società della "galassia" di Big Luciano), ma l'esperienza dura metà stagione (18 presenze e 3 gol), mentre la seconda parte dell'annata la vive a Brescello dove i gol sono 3 in 12 presenze.

 

Nel 2000 Gaucci lo manda al Perugia, l'ammiraglia del gruppo di club da lui controllati: esordisce in Intertoto, ma il Grifo viene eliminato dallo Standard Liegi e non sembra rientrare nei piani dell'allenatore. Altro trasferimento, questa volta a Cosenza, dove trova Bortolo Mutti (che lui definirà "un secondo padre, ma freddissimo. Mi ha fatto capire che le distanze tra un allenatore e un calciatore devono essere sempre mantenute per non rovinare il rapporto"), che lo fa esordire in serie B. Alla fine dell'annata i gol saranno 10 in 29 presenze.

 

La sua nuova dimensione è il torneo cadetto: 29 presenze e 7 gol con il Siena, addirittura 17 in 33 presenze con il Messina. Nel 2003 Zampagna realizza il sogno della vita: indossa la maglia della Ternana. E che spettacolo: segna 21 gol in 41 presenze, trascina i rossoverdi al settimo posto in serie B - uno dei migliori risultati della storia delle Fere - ed è l'idolo di un'intera città.

 

Un ternano doc, tifoso sin da bambino della Ternana che trascina gli umbri. Meglio di così. Eppure in estate il Messina non sente ragioni e lo vuole a tutti i costi, riscattandolo alle buste. Zampagna arriva addirittura a dire di non essere pronto per la serie A e cerca di battere ogni pista per tornare, almeno in prestito, in quella che era, è e per sempre sarà casa sua.

 

Niente da fare e, allora, come ha sempre fatto nella sua carriera, si rimbocca le maniche e vola in serie A. E che volo. All'esordio segna una rete pazzesca contro la Roma con un lob fantascientifico e il piccolo Messina, guidato dal suo "vate" Bortolo Mutti, piega i giallorossi per 4 a 3. Pochi giorni dopo infiamma San Siro: i siciliani battono a domicilio il Milan con una rete a volo d'angelo di Zampagna, che batte imparabilmente Dida. Alla fine della stagione le reti saranno 12 in 28 gare.

 

L'esperienza in Sicilia dura altri sei mesi: dopo 2 reti in 11 giornate, a gennaio 2006 passa all'Atalanta. Lo vogliono anche il Paris Saint Germain e il Fulham (che idolo sarebbe diventato in Premier) e c'è un forte interesse del Monaco, guidato all'epoca da Guidolin, ma lui va al contrario. Meglio la serie B con la Dea, i cui tifosi sono gemellati con quelli della Ternana. Risultato? 6 reti, promozione in serie A e la tifoseria lo elegge subito ad idolo tra i nerazzurri. Resta anche l'anno successivo, mettendo a segno 11 gol.

 

A novembre 2007, però, finisce fuori rosa dopo una prima parte di stagione da 10 presenze e 3 reti: a gennaio lo cercano in tantissimi, il Torino mette sul piatto un triennale, ma Zampagna cosa fa? Prende la scelta contraria: va al Vicenza, ultimo in classifica in serie B. Segna 6 reti in 16 gare e guida alla salvezza i veneti. Le primavere cominciano a farsi sentire, ma non la voglia di stupire: in serie B mette ancora in fila 63 presenze e 16 reti con il Sassuolo e nel 2010, a 36 anni e mezzo, scende in Seconda Divisione per vestire la maglia della Carrarese.

 

L'esperienza dura poco, tre mesi con 10 partite giocate e 2 gol segnati, perché si rende conto che è venuto il momento di dire basta. Chiude con il calcio dei professionisti, ma la passione per il pallone lo portano a tornare in campo poche settimane dopo, sposando il progetto del calcio popolare. Indossa orgogliosamente la maglia dell'Associazione Comunista Sportiva Dilettantistica "Primidellastrada" con cui partecipa al campionato Uisp e, nella stagione successiva, si dedica al calcio a 7 Uisp con la squadra "Amici Di Enzo".

 

Zampagna non è mai stato uno che viaggia lungo la corrente. E, allora, nel 2012 la crisi di rigetto dal calcio lo porta ad aprire una tabaccheria nel centro di Terni. L'esperienza dura quattro anni ma, intanto, studia da allenatore e inizia il percorso in panchina. Da dove? Ovviamente dal basso: si siede sulla panchina del Macchie, in Prima Categoria, che porta in Promozione nonostante "non avessimo i giocatori contanti. Di più". Poi, dopo un anno d'inattività, subentra in corso d'opera sulla panchina dell'Assisi, in quel momento penultima in Promozione. Ebbene con Zampagna alla guida la squadra arriverà quinta, raggiungendo la finale playoff e venendo sconfitta dal San Giustino.

 

Passa in serie D, al Trestina di Città di Castello, con cui centra la salvezza con larghissimo anticipo. Seguono esperienze in Eccellenza con la Trasimeno e l'Orvietana, prima di dedicarsi ai più giovani con la scuola calcio che porta il suo nome.

 

In attesa di una panchina tra i professionisti, per percorrere da allenatore la stessa strada calcata da giocatore, insegna ai bambini ad avere fantasia negli ultimi metri e ad essere calciatori pensanti. Qualche altro aneddoto per capire ancora meglio chi era lo Zampagna calciatore? Da piccolo alla domanda "cosa vuoi fare da grande?" non rispondeva "l'attore, il cantante e nemmeno il calciatore", bensì "giocare nella Ternana".

 

E poi, perché amava (e segnava) tanto in rovesciata? Un giorno vide papà Ettore esibirsi in quel gesto tecnico nel giardino di casa e fu amore a prima vista. A tal punto da allenarsi in maniera specifica per migliorare quell'esecuzione e abituarsi a stare spalle alla porta per vedere tutto al contrario.

 

Nel 2007 segnò un gol pazzesco alla Fiorentina con la maglia dell'Atalanta: lancio dalla mediana di Doni, controllo spalle alla porta e pallonetto nel sette opposto. Ovviamente con le spalle alla porta in caduta. Un gol incredibile, votato quale rete più bella dell'intera stagione. Alle sue spalle Totti e Kakà, ma Zampagna, che a dicembre aveva perso il babbo e si trovava fuori rosa, di andare a Milano a ritirare il premio e fare festa non aveva alcuna voglia. I compagni insistettero e lui ci andò. Sicuramente non con la Fiat Tipo con cui compiva il tragitto da Terni a Ponte San Giovanni ma con lo stesso spirito sì.
Di quello ne siamo certi. Adesso lo aspettiamo in panchina. Perché di un tecnico al contrario, il calcio ha bisogno come il pane.

Contenuto sponsorizzato
Ultima edizione
Edizione del 6 dicembre 2021
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
In evidenza
Cronaca
06 dicembre - 19:58
Trovati 73 positivi, 1 decesso nelle ultime 24 ore. Registrate 79 guarigioni. Sono 73 i pazienti in ospedale. Sono 892.851 le dosi di [...]
Società
06 dicembre - 19:02
La città di Belluno dedica una piazza in memoria di Angelina Zampieri, vittima di femminicidio nel 1913. La ragazza, che si era trasferita a Povo [...]
Cronaca
06 dicembre - 20:45
Nell'aggiornamento delle autorità sanitarie risultano effettuate 36.514 vaccinazioni con prenotazione, oltre a 7.531 somministrazioni a [...]
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato