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Dieci anni senza Marco Simoncelli, il tremendo incidente sul circuito di Sepang che sconvolse il mondo. ''Il suo ricordo oggi è più vivo che mai, Sic c'è''

Marco Simoncelli se n’è andato il 23 ottobre 2011 sul circuito di Sepang, in Malesia. Al secondo giro, alla curva numero 11, il “Sic” perde il controllo della sua Honda, cerca di restare in sella, sterza bruscamente verso destra e viene investito da Colin Edwards e Valentino Rossi, che sopraggiungevano alle spalle del pilota romagnolo

Di Daniele Loss - 23 ottobre 2021 - 08:59

TRENTO. Dieci anni senza il “Sic”. Mai come in questo momento utilizzare l’espressione “come vola il tempo” è opportuno. Sembra ieri che la domenica degli sportivi italiani, ma più in generale di tutti gli appassionati di moto del pianeta, veniva sconvolta da una di quelle notizie a cui è impossibile credere.

 

Quando un personaggio famoso, un idolo sportivo, un’icona di una disciplina, capace di farsi apprezzare non solamente per le gesta sul campo da gara ma anche per simpatia, umanità e il saper essere “come tutti gli altri”, scompare, la sensazione è che se ne sia andata una persona che tutti noi conoscevamo bene. Con la quale, magari, avevamo condiviso un aperitivo, una telefonata, una chiacchierata.

 

E invece non è così, almeno non per tutti, ma la sensazione di smarrimento è la stessa. Chi scrive, ad esempio, ricorda perfettamente dove si trovava e cosa stava facendo in quel momento (ps: a Rovereto, all’esterno di una palestra dove si sarebbe disputata una sfida del campionato nazionale Under 21 di calcio a 5) e anche chi è stato a comunicargli la terribile notizia, letta in fretta e furia sullo smartphone con il volto pietrificato dallo stupore.

Marco Simoncelli se n’è andato il 23 ottobre 2011 sul circuito di Sepang, in Malesia. Al secondo giro, alla curva numero 11, il “Sic” perde il controllo della sua Honda, cerca di restare in sella, sterza bruscamente verso destra e viene investito da Colin Edwards e Valentino Rossi, che sopraggiungevano alle spalle del pilota romagnolo.

 

L’impatto è talmente violento che il “Sic” (con la “c” chiusa, come lo chiama Valentino Rossi, suo grande amico da sempre), perde il casco, riportando traumi alla testa, al collo e al torace, che risulteranno poi fatali.

 

Le immagini dell’incidente sono terribili, anche a distanza di dieci anni e dopo averle riviste tante volte. Impossibile dimenticarle, così come resterà nella mente di tutti l’annuncio ufficiale della morte del pilota romagnolo, data in diretta da un incaricato che “conferma che Marco Simoncelli è morto”. Con Paolo Beltramo, che del “Sic” era anche un grande amico, inviato di Sport Mediaset, che traduce il messaggio e poi s’interrompe con la voce rotta dall’emozione.

 

E come dimenticare la camminata nel paddock del padre di Marco, Paolo, che scuote la testa prima di essere stretto in un abbraccio da un’altra persona e il pianto della fidanzata Kate, appoggiata con le mani contro un muro. Le immagini provenienti dai box, tutt’oggi, lasciano atterriti: Valentino Rossi, che con il “Sic” aveva condiviso anche anni e anni di “derapate” e “sportellate” alla Cava, è attonito e muove continuamente la testa da sinistra verso destra con gli occhi lucidi, così come Casey Stoner e Loris Capirossi.

 

Marco Simoncelli ha lasciato questo mondo nella mattinata del 23 ottobre 2011 in Malesia, ma il suo ricordo - oggi - è più vivo che mai. Il lavoro della Fondazione a lui intitolata e di “Casa Simoncelli” è incessante, grazie anche all’operato dello straordinario Paolo Simoncelli, che nei momenti e nei giorni successivi all’incidente, dimostrò una dignità e una forza d’animo incredibili e Kate Fretti: entrambi in una recente intervista al Corriere della Sera hanno raccontato come il “Sic” sia sempre presente, presente ogni giorno nelle loro vite, dalla mattina alla sera.

 

Dieci anni sono passati da quando il “Sic” non c’è più, lui che era uno dei piloti in rampa di lancio, lui che nel 2008 aveva vinto il titolo Mondiale della 250, lui che era uno dei personaggi più amati del mondo delle due ruote, perché capace di essere terribilmente “normale” in un mondo nel quale i piloti sono supereroi.

 

Il “Sic” vive ancora, nei ricordi di chi si è emozionato per i suoi successi, per le sue interviste, per il suo sorriso e la capacità di stemperare le tensioni, anche dopo le gare più difficili.

 

E, come disse Guido Meda, al termine dei funerali svoltisi a Coriano alla presenza di 25mila persone sulle note di Vasco Rossi “Simoncelli c’è”.

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