Basket, la proprietà Usa pensa di spostare la squadra da Trieste a Roma e la piazza insorge. Il sindaco alla Fip: "Per inseguire il profitto ci rubano un pezzo di identità"
Il primo cittadino di Trieste Roberto Dipiazza si rivolge direttamente al presidente della Fip Gianni Petrucci: "La Federazione non può limitarsi ad assumere un ruolo notarile rispetto a decisioni che incidono profondamente sull’identità dello sport italiano. Alla Fip spetta anche la responsabilità morale e istituzionale di salvaguardare le radici, i valori e la credibilità del movimento cestistico nazionale"

TRIESTE. Soffia aria di crisi a Trieste, e stavolta la bora non c'entra: ad essere in pericolo è il futuro della Pallacanestro Trieste, ormai da mesi al centro di voci sempre più insistenti che non fanno dormire sonni tranquilli ai tifosi del basket giuliano.
A oggi il timore, più che fondato, è che la proprietà americana del club rappresentata dal presidente Paul Matiasic, statunitense con lontana origini istriane, a fine stagione (domenica si gioca l'ultima giornata di regular season, poi scatteranno i playoff) "sposti" il titolo sportivo a Roma, a caccia di partner prestigiosi e opportunità commerciali nel mercato capitolino, privando Trieste di una squadra di vertice.
Sarebbe un colpo durissimo per una città che come poche altre in Italia da decenni respira basket internazionale di alto livello, in un percorso societario e sportivo di cadute e risalite ma che ha sempre visto il PalaRubini gremito di passione ed entusiasmo. Trieste è una delle piazze con più spettatori abbonati nell'intera Legabasket Serie A, un popolo che senza mezzi termini ha fatto capire di sentirsi tradito e umiliato dalle mosse di una proprietà accusata di voler solo monetizzare il prodotto spostandosi nella Capitale senza considerare le "macerie" lasciate alle proprie spalle nel Nordest.
La dimensione della crisi è testimoniata anche dalla lettera che il sindaco di Trieste Roberto Dipiazza ha scritto di proprio pugno ai vertici della Federazione Italiana Pallacanestro: un testo diffuso pubblicamente che invita la Fip a prendere una posizione netta sulla vicenda e a mettere in campo ogni possibile arma per evitare di disperdere il patrimonio di passione, calore e amore per il basket rappresentato dalle migliaia di tifosi biancorossi della città.
"Egregio Presidente Gianni Petrucci,
con la presente desideriamo esprimere, a nome della città di Trieste, la più profonda preoccupazione e il più fermo dissenso rispetto all’ipotesi di trasferimento del titolo sportivo e della squadra di Pallacanestro Trieste verso la città di Roma.
Trieste non è semplicemente una piazza sportiva. Trieste è storia della pallacanestro italiana. È cultura sportiva, identità collettiva, passione popolare costruita in decenni di sacrifici, appartenenza e partecipazione. È una delle capitali italiane del basket, con uno dei pubblici più numerosi, competenti e calorosi dell’intera Serie A, che non è seconda a nessuno.
Per questo motivo riteniamo che una scelta di tale portata non possa essere considerata una mera operazione societaria o finanziaria, regolata esclusivamente da logiche di business e di opportunità economica della proprietà. Una squadra professionistica non è un semplice asset commerciale trasferibile da una città all’altra come fosse un marchio qualsiasi. Una squadra rappresenta una comunità, una storia, una tradizione, un patrimonio sportivo e umano che appartiene prima di tutto ai suoi tifosi e al territorio che l’ha sostenuta per generazioni.
Ed è proprio qui che riteniamo fondamentale il ruolo della Federazione Italiana Pallacanestro e del suo Presidente. La Federazione non può limitarsi ad assumere un ruolo notarile rispetto a decisioni che incidono profondamente sull’identità dello sport italiano. Alla FIP spetta anche la responsabilità morale e istituzionale di salvaguardare le radici, i valori e la credibilità del movimento cestistico nazionale.
Diversamente, il rischio è quello di trasmettere il messaggio che nello sport professionistico tutto possa essere comprato, spostato e ridefinito esclusivamente in funzione del profitto, cancellando con un tratto di penna storie sportive che appartengono alle città e alle persone.
Appare inoltre evidente il paradosso rispetto ad altri sport nazionali. Nel calcio sarebbe inconcepibile immaginare che una società come Inter possa trasferire titolo sportivo e squadra in un’altra città, recidendo il legame storico con il proprio territorio. Non si comprende perché ciò debba invece essere ritenuto possibile e accettabile nella pallacanestro italiana.
Siamo convinti che la Federazione debba interrogarsi profondamente sulle conseguenze di simili decisioni, perché esse rischiano di creare un precedente pericoloso e di minare il rapporto fiduciario tra tifosi, comunità locali e istituzioni sportive.
Questa lettera non rappresenta soltanto la posizione delle istituzioni cittadine, ma la voce di un’intera comunità che si sente ferita e privata di un pezzo della propria identità sportiva. Proprio per questo motivo essa è sottoscritta dal Sindaco di Trieste e dall’ex Sindaco della città, a testimonianza di un sentimento che supera appartenenze politiche e divisioni amministrative, unendo la città nella difesa della propria storia sportiva.
Confidiamo pertanto che la Federazione Italiana Pallacanestro voglia assumere fino in fondo il proprio ruolo di garante dei valori dello sport italiano, valutando con attenzione e senso di responsabilità ogni decisione relativa al futuro della pallacanestro triestina.
Con osservanza,
Roberto Dipiazza - Sindaco di Trieste"












