Gigi Buffon è sempre Superman: 24 anni fa esordiva in Nazionale. A 43 anni e 9 mesi ha parato un rigore in Cittadella-Parma
In panchina con la maglia numero 12, venne gettato nella mischia per l'infortunio occorso al titolare Pagliuca. Allo stadio dello Dinamo si giocava sotto la neve, su di una lastra di ghiaccio, con la temperatura di molto sotto lo zero e il pallone arancione. Appena entrato Buffon compì un miracolo su conclusione di Alenichev e venne battuto solamente dall'autorete di Cannavaro

TRENTO. Quale è il modo migliore per festeggiare il 24esimo (!) anniversario del proprio esordio in Nazionale Maggiore? Che domande: parare un calcio di rigore decisivo ai fini della vittoria della propria squadra. Ebbene, Gigi Buffon giovedì sera ha scritto l'ennesima straordinaria pagina della propria altrettanto straordinaria carriera: nel corso del primo tempo, sul punteggio di 0 a 0, il numero uno del Parma è volato sulla propria sinistra e, con un intervento da campione quale è stato e quale è tutt'ora, ha respinto il calcio di rigore di Mirko Antonucci, attaccante del Cittadella. Che, detto per inciso, quando Buffon faceva il proprio esordio in Nazionale, non era nemmeno nato.
All'età di 43 anni e 9 mesi, Superman non ha alcuna intenzione di appendere i guantoni al chiodo. Forse, ma sottolineamo forse, lo farà dopo aver riportato il Parma in serie A e calcato ancora i campi della massima serie, visto che con il Club ducale, dal quale tutto era partito il 19 novembre 1995, giorno del suo esordio nella massima serie nella sfida contro il Milan, quando Gigi non era ancora maggiorenne.
L'esordio nella Nazionale Maggiore avvenne nemmeno due anni dopo. Dopo aver compiuto tutta la trafila nelle selezioni azzurre giovanili, dall'Under 15 all'Under 23 (compresa la Nazionale Olimpica: fu la riserva del "fuoriquota" Gianluca Pagliuca ad Atlanta '96), venne convocato dal Ct Cesare Maldini e scese in campo per la prima volta in un pomeriggio pazzesco: freddo siberiano (i cristalli liquidi dei computer degli inviati dei quotidiani sportivi italiani si ruppero e questi furono costretti a dettare i pezzi al telefono), sullo stadio della Dinamo nevica e il campo non è assolutamente praticabile, ma si gioca lo stesso. Con il pallone arancione, ovviamente: sembra una partita d'inizio secolo con immagini televisive quasi sgranate e giocatori in campo bardati più di un escursionista al Polo Nord.
Ah, piccolo particolare: non è un'amichevole, ma la gara d'andate dello spareggio per stabilire chi, tra Italia e Russia, andrà a Francia '98. Tra i pali della Nazionale c'è Gianluca Pagliuca (sì, quello delle "manone sante" di Usa '94), che al 32' si lancia in un'uscita alla disperata per contrastare il lanciatissimo Andrej Kanchelskis: il campo è una lastra di ghiacchio, l'attaccante russo non si ferma e l'impatto tra i due è violentissimo. A tal punto che il portiere azzurro non ce la fa e deve lasciare il campo.
Cesare Maldini si girò verso Buffon, che in quel momento era imbacuccato in panchina e parlava con Enrico Chiesa, con cui condivideva anche una coperta e gli disse: "Te la senti?". Nemmeno da chiederlo, perché Superman di anni ne aveva appena 19 e nessuna presenza in Nazionale Maggiore, ma personalità da vendere sì. Entra in campo in pantaloncini corti, si arrotola le maniche della maglietta (Pagliuca giocava in manica lunga, calzamaglia e pure con il paraorecchi per proteggersi dal freddo) ed è subito pronto: vola per respingere il tiro di Alenichev e, nella ripresa, lo batte solamente una sfortunata autorete di Cannavaro.
La partita finirà 1 a 1: sì perché, prima della deviazione nella propria porta del difensore, l'Italia era passata in vantaggio grazie alla rete di Vieri. Al ritorno ci penserà la zampata di Gigi Casiraghi a regalare la qualificazione a Francia '98 agli azzurri. Con Buffon che andrà al suo primo Mondiale, ma quella è un'altra (e non a lieto fine) storia.
In quel pomeriggio d'altri tempi a Mosca, dove l'Italia non aveva mai segnato (il gol di Vieri fu il primo in assoluto dell'Italia sui campi della capitale sovietica), era nata (anche) la stella di Gigi Buffon, destinata a brillare nel firmamento azzurro per altri vent'anni, durante i quali ha collezionato sì alcune cocenti delusioni, ma anche raggiunto l'obiettivo massimo per un calciatore: vincere il Mondiale. E, aggiungiamo, da assoluto protagonista con tanto di riconoscimento ufficiale (il Premio Yashin) e il secondo posto nella classifica del Pallone d'Oro, alle spalle di capitan Cannavaro.
Ventitrè anni e 364 giorni dopo, Gigi Buffon si è "portato avanti" e ha deciso di ricordare il proprio esordio in Nazionale, facendo ciò che gli riesce meglio: un miracolo tra i pali. Il rigore parato ad Antonucci giovedì sera al "Tombolato" ha dato il "la" al successo del Parma, a secco di vittorie da sei turni e, dopo l'intervento (una super parata: ha atteso sino all'ultimo per tuffarsi e poi è andato a togliere la sfera dall'angolino basso) ha esultato davanti ai propri tifosi. Con lo stesso entusiasmo e la stessa foga di un esordiente in Nazionale che compie un miracolo nella neve di Mosca. Senza paura e con una certezza: un Buffon è per sempre.














