I 47 anni di Alex Del Piero: ripercorriamo la carriera di Pinturicchio in 10 momenti che raccontano la sua grandezza
Oggi è un apprezzatissimo opinionista su Sky Sport, ma per oltre vent'anni ha scritto pagine importanti della storia del calcio italiano. E non solo, perché anche i tifosi avversari gli hanno sempre riconosciuto il ruolo di "bandiera" bianconera e di calciatore corretto, leale e mai sopra le righe. E lo Juventus Stadium pianse il giorno del suo addio ai colori bianconeri

TRENTO. Il soprannome glielo affibbiò l'Avvocato Agnelli, che tanto rinominare i giocatori. Sivori fu il suo primo amore, Platini il fuoriclasse "comprato per un tozzo di pane, poi lui ci ha messo il foie gras" e poi, in ordine sparso, Roberto Baggio divenne "Raffaello", Gianluca Vialli "Il Michelangelo della Cappella Sistina", lo scultore che sa trasformarsi in pittore, Boniek "Bello di Notte" e, ovviamente, Alex Del Piero divenne "Pinturicchio".
Perchè Pinturicchio? Perché il pittore perugino, tra i maestri della scuola umbra del secondo Ottocento, di corporatura esile e capace di una straordinaria vena artistica, era capace di dipingere con le tecniche pittoriche a trecentosessanta gradi. Queste caratteristiche erano somiglianti per l'Avvocato a Del Piero, fantasista che aveva tra le sue caratteristiche tecniche una straordinaria vena realizzativa, una notevole capacità di dribbling e una perfetta maestria nei calci piazzati come le punizioni ed i rigori. Insomma, un attaccante moderno, capace di segnare, far segnare ma anche di partecipare alla fase difensiva.
Oggi Alex Del Piero compie 47 anni: i tifosi juventini, ma più in generale gli appassionati di calcio che in lui hanno sempre visto un campione d'impegno e umanità, educato, mai sopra le righe e posato nelle dichiarazioni, se lo godono su Sky Sport dove, da quando ha appeso gli scarpini al chiodo, è uno degli opinionisti calcistici più apprezzati. Il "Pinturicchio", che non hai mai nascosto l'amore per gli Stati Uniti e per tutto quello che ruota attorno al mondo a stelle e strisce, vive a Los Angeles con la famiglia, dove è papà, marito, imprenditore, sportivo (gioca a golf ed è anche piuttosto bravo) e, ovviamente, opinionista, quasi sempre collegato via etere anche se non disdegna i viaggi nel Belpaese.
Raccontare in poche righe la carriera di Del Piero appare impossibile e, allora, abbiamo provato ad individuare i 10 momenti più significativi della storia calcistica di un campione con la C maiuscola. Dentro e fuori il campo e in ordine sparso.
1. IL PRIMO GOL NON SI SCORDA MAI.
L'esordio in serie A è datato 12 settembre 1993, con Del Piero che subentrò a Ravanelli nei minuti finali della partita contro il Foggia. A stretto giro di posta arrivò anche la "prima" in Coppa Uefa contro il Lokomotiv Mosca e il primo gol in campionato. Domenica 19 settembre, la Juventus ospita al "Delle Alpi" la Reggiana, in una partita che i bianconeri dominano, portandosi sul 3 a 0. All'82' Baggio tocca per Di Livio che fa partire un lungo lancio per Del Piero, che lascia rimbalzare per due volte la sfera e poi batte il portiere emiliano Sardini con una conclusione mancina rasoterra ad incrociare. Quel giorno era un "semplice" esordiente, poi è diventato uno degli attaccanti più forti e prolifici della storia del calcio italiano.
2. CON LA VECCHIA SIGNORA ANCHE IN SERIE B.
Prima, durante e dopo il Mondiale, lo scandalo Calciopoli rivoluzionò il calcio italiano. E lo segnò profondamente. Del Piero aveva appena vinto il Mondiale da protagonista e la Juventus si ritrovò in serie B (con 30 punti di penalizzazione, poi ridotti a 17 e infine a 9 dall'Arbitrato del CONI). Tanti campioni di quella squadra stellare lasciarono il bianconero accasandosi altrove, non il Capitano che, assieme ai vari Buffon, Nedved, Camoranesi e Trezeguet non ci pensò su due volte. Del Piero di anni ne aveva 31, era nel pieno della sua carriera, gli piovvero addosso tantissime offerte, ma la risposta fu "no, grazie" a tutti gli interlocutori. Guidò i bianconeri alla promozione in serie A, mettendo nel suo personale palmares anche il titolo di capocannoniere del torneo cadetto con 20 reti.
3. SUL TETTO DEL MONDO CON UNA RETE MERAVIGLIOSA.
Il 26 novembre del 1996, mentre l’Italia apre gli occhi sul giorno che nasce, in Giappone già scintillano le luci della sera. A Tokyo, Del Piero e compagni iniziano il riscaldamento sul prato dello Stadio Olimpico. Si gioca la finalissima della Coppa Intercontinentale (allora si chiamava ancora così e si giocava in gara "secca") e la Juventus, che a maggio aveva conquistato la Champions League dopo aver piegato l'Ajax ai rigori, affronta il River Plate. Il match è tirato, nervoso e non si sblocca. Sino all'81', quando il corner calciato da Di Livio viene corretto da un compagno e il pallone arriva sul vertice dell'area piccola a Del Piero che, in un fazzoletto, aggancia un pallone tutt'altro che comodo, si gira e poi spedisce il pallone all'incrocio dei pali. La Juventus triofa, sale sul tetto del mondo e conquista la seconda Coppa Intercontinentale della propria storia. Con una rete di Pinturicchio, che anche in Giappone lascia il segno con uno dei suoi tratti più distintivi.
4. UN GOL CHE SFIDA LE LEGGI DELLA FISICA.
Che sarebbe diventato quel che è stato lo si è capito molto presto. Probabilmente c'è una data, anzi sicuramente. Il 4 dicembre 1994 a Torino si gioca Juventus - Fiorentina con i bianconeri che sono ovviamente favoriti, ma il match prende una piega molto diversa da quanto era facilmente pronosticabile: i viola segnano due volte nel primo tempo con Baiano e Carbone e la partita sembra indirizzata su un binario ben preciso, visto che sino al 73' il punteggio è ancora nettamente a favore della squadra viola. Poi ci pensa Gianluca Vialli a riaprirla e lo stesso nove juventino firma immediatamente il pareggio. La Juve ci crede, ma il "fortino" ospite sembra poter reggere. Sino a quando Robert Jarni non lancia il pallone da metà campo verso l'area della Fiorentina: è l'87' e la gittata dell'esterno croato sembra quasi un lancio "della disperazione", ma così non è perché in zona c'è Del Piero, che fa una cosa che pochi nella storia del calcio avrebbero fatto. Ovvero non cerca lo stop, non cerca la deviazione di testa, ma colpisce il pallone con l'esterno del destro e disegna una parabola incredibile che scavalca Toldo e s'insacca nella porta viola. Per chi non l'ha ancora visto (impossibile!)... andate a cercarlo.
5. LA RETE AL BARI NEL RICORDO DI PAPÀ GINO.
Domenica 18 febbraio 2001: la Juventus è di scena allo stadio "San Nicola" contro il Bari. I bianconeri sono impegnati nella corsa scudetto con la Roma (che poi vincerà il titolo) e non riescono a sbloccare la sfida contro i pugliesi. Del Piero è in panchina: pochi giorni prima, a 61 anni, è mancato l'adorato papà Gino, che per i figli, Alex e il fratello Stefano, aveva costruito un piccolo campetto da calcio nel giardino della villetta. Del Piero parte dalla panchina, poi Ancelotti lo manda in campo al posto di Kovacevic per cercare di rompere l'equilibrio. Il dieci entra sul terreno di gioco e realizza una rete memorabile: finta e controfinta su Neqrouz e poi delicatissimo pallonetto, quasi dalla linea di fondo, per superare Gillet, uscitogli a valanga sui piedi. L'esultanza dopo lo splendido gol fu rabbiosa e indimenticabile.
6. LA LINGUACCIA A SAN SIRO.
Come Mick Jagger e Michael Jordan, Alex Del Piero tirò fuori la linguaccia per celebrare l'ennesima impresa sportiva della sua carriera. Il 13 febbraio 2006 alla Scala del Calcio si gioca il "Derby d'Italia", sentitissimo come sempre. La Juventus passa in vantaggio con la rete di Ibrahimovic, l'Inter pareggia con Samuel e la partita, tirata, nervosa e combattuta, arriva al minuto 85. Il capitano che aveva iniziato la serata in panchina ed era entrato in campo al 69' al posto di Ibra, decide che il pareggio non va bene. I bianconeri, tutto sommato, potevano pure accontentarsi, ma non lui, che disegna un calcio piazzato "dei suoi" con la palla che finisce la propria corsa all'incrocio dei pali. L'esultanza che arriva qualche secondo dopo è frutto di pura istintività ed entra nella storia di Inter - Juve, ma non solo e la linguaccia diventerà un segno distintivo di Pinturicchio che, da quel momento, esulterà più e più volte così. Ma quella fu la prima volta e non in una partita qualunque.
7. CHIUDETE LE VALIGIE, ANDIAMO A BERLINO.
Con la maglia azzurra Del Piero, è bene ricordarlo, ha giocato 91 partite e messo a segno ben 27 reti. Numeri favolosi, ma Alex aveva un conto aperto dalla finale dell'Europeo del 2000. Il rientro dal lungo infortunio aveva restituito al calcio italiano un campione in difficoltà realizzativa e, nell'ultimo atto della rassegna continentale, Pinturicchio lasciò il segno, ma in negativo. Un errore davanti a Barthez con il pallone spedito abbondantemente a lato cambiò l'epilogo di quella partita, che la Francia vinse grazie alla pareggio in extremis di Wiltord e alla rete nei supplementari di Trezeguet. Ebbene, sei anni dopo Del Piero, più o meno dalla stessa posizione, si rifece con gli interessi. Al "Westfalenstadion" di Dortmund, davanti al muro tedesco, chiuse la semifinale mondiale contro la Germania con un gol di rara bellezza: ripartenza in campo aperto, 80 metri a perdifiato, assist di Gilardino e palla a Del Piero che arriva i gran carriera e con un destro a giro di rara potenza e precisione insacca la sfera all'incrocio dei pali. E il "Chiudete le valigie, andiamo a Berlino" urlato ai quattro venti da Caressa sarà sempre la colonna sonora di uno dei momenti più belli della sua carriera.
8. "OTIRAGGGIRO" L'HA INVENTATO LUI.
Celebrato dai media di tutto il mondo, il gol di Lorenzo Insigne al Belgio ai recenti Europei nasce tanti anni fa. Ed è un marchio di fabbrica di Del Piero che, tra il 1995 e il 1996, segnò tantissime reti con il suo fantastico destro ad effetto dal vertice sinistro dell'area di rigore verso l'incrocio dei pali più lontano. Quando il dieci bianconero si avvicinava palla al piede in quella zona avversari e portieri erano preoccupatisimi. Tale definizione venne coniata e utilizzata anche per i gol segnati da altri giocatori con tale gesto tecnico. Il "gol alla Del Piero"? Come dire "la pennellata alla Pinturicchio". L'avvocato Agnelli, insomma, ci aveva preso eccome. Il più bello? Probabilmente quello segnato al Borussia Dortmund il 13 novembre 1995: difensori e portiere sanno perfettamente cosa farà Del Piero, ma lui ci riesce ugualmente.
9. LA STANDIG OVATION AL "SANTIAGO BERNABEU".
La Juventus di Claudio Ranieri non era certamente la squadra di qualche anno prima. Risalita dalla serie B, la "Vecchia Signora" stava faticosamente cercando di ritrovare una propria identità e ci riuscirà solamente alcune stagioni più tardi con l'avvento di Antonio Conte in panchina e una riorganizzazione societaria targata Agnelli, Nedved, Marotta, Paratici. I bianconeri erano comunque in Champions League e il 5 novembre 2008 di scena nel tempio del "Santiago Bernabeu" contro il Real Madrid in una sfida, sulla carta, impari. Ebbene, i bianconeri vincono per 2 a 0 e Del Piero, a quasi 34 anni, segna una doppietta pazzesca, prima con un sinistro a pelo d'erba che non dà scampo ad Iker Casillas e poi con una punizione di rara intelligenza, che "castiga" i blancos per una barriera messa male. Al momento della sostituzione con De Ceglie, nell'overtime, tutto il "Bernabeu" si alza in piedi e tribuna una standing ovation pazzesca al capitano bianconero. Chapeau al pubblico spagnolo ma, ancora una volta, Del Piero dimostra di essere un campione assoluto, con pochi eguali nella storia del calcio.
10. L'ULTIMO SCUDETTO CON DUE GOL PESANTISSIMI. E L'ADDIO CON LACRIME.
Nel 2011 sulla panchina bianconera arriva Antonio Conte, che disegna una squadra che gioca a memoria e applica un calcio fisico, dinamico. Del Piero ha 37 anni, è in scadenza di contratto e, nel "3-5-2" contiano, gli attaccanti devono fare tanta, tanta fatica. Non può essere titolare, accetta il ruolo di comprimario, ma quando viene chiamato in causa... è sempre Pinturicchio. Il primo dei tre sigilli in campionato chiude la sfida contro l'Inter, aperta dall'incornata da Martin Caceres. Assist di Arturo Vidal per il dieci che, s'infila e poi, senza guardare il portiere (perché la porta la "sente"), infila Julio Cesar con un diagonale rasoterra che manda in visibillio lo "Stadium". E non è finita qui, perché Del Piero decide anche la complicatissima sfida casalinga contro la Lazio: punizione da venti metri, Pirlo parla con il direttore di gara che fischia, il capitano bianconero vede che Marchetti è preoccupato dal "giro" dietro la barriera e lo infila con un destro preciso e intelligente che regala tre punti fondamentali alla Juventus. E, il giorno dell'addio al bianconero, segna il terzo gol stagionale contro l'Atalanta e, al momento del cambio, in tanti, tantissimi piangono. Anche chi scrive, orgogliosamente, ammette di averlo fatto quel giorno.


















