A lezione di tattica e mentalità vincente con Antonio Conte: “Lo stress e la pressione? Benzina per vincere”
Tra battute sul suo futuro e lezioni di 4-2-4 davanti al subbuteo, l'allenatore Antonio Conte analizza a 360° la figura dell'allenatore vincente

TRENTO. Conte apre il suo racconto con un’analisi sullo sviluppo dell’allenatore negli anni: “Il calcio è in continua evoluzione, anche a livello di allenatore. Voglio ricordare Fascetti che mi ha fatto esordire a 16 anni e Mazzone che mi ha avviato al percorso da giocatore: due persone per cui la funzione di allenatore era quella di un secondo padre che doveva usare la carota e il bastone con i propri figli. Anche alla Juve ho trovato Giovanni Trapattoni e lo ringrazio molto perché è grazie a lui se sono stato tanto alla juve, dove all’inizio è stato uno shock arrivando da una realtà come Lecce, e anche lui è stata una figura paternale. Il primo cambiamento lo si ha avuto con l’avvento di Sacchi e Lippi, un momento in cui l’allenatore iniziava a curare più aspetti dando maggiori informazioni a livello di gioco. Anche le tecnologie ti davano opportunità di studiare l’avversario. Oggi invece l’allenatore incide in maniera molto importante sotto tutti i punti di vista, è cambiata la gestione del calciatore.

Sulla tattica e sugli allenatori che propongono un solo modulo spiega: “L’allenatore bravo è come un sarto: in base alla stoffa che ha deve fare il miglior vestito possibile. Ognuno di noi ha delle idee, ma quando inizia a lavorare deve capire le caratteristiche dei calciatori. Ho vinto a Bari due campionati con il 4-2-4. Quando arrivai alla Juve volevo giocare con quel sistema di gioco, ma in quella squadra avevo Andrea Pirlo, uno dei più forti al mondo nel ruolo di play, con Marchisio in un centrocampo a due e Chiellini che non voleva fare il terzino sinistro. Durante il percorso quindi mi sono ritrovato a fare delle riflessioni da cui è nata la difesa a tre e il centrocampo a cinque. Un insegnante poi può avere tutte le conoscenze del mondo, però deve arrivare alla testa e al cuore degli alunni, e così noi allenatori, questa è la cosa più importante”.
“Se prendo sempre squadre che arrivano da risultati negativi? Un giorno mi piacerebbe allenare una squadra che ha vinto da poco...”, spiega il tecnico leccese, affermazione che non sfugge alle orecchie attente del vicedirettore Di Caro, che lo incalza in merito alle recenti voci di mercato che lo vogliono vicino alla panchina del Napoli. "Ci tengo a sottolineare comunque - continua Conte - che è difficile iniziare un ciclo ma è altrettanto difficile continuare".
Sulla capacità dei tecnici di influenzare il risultato in corsa sostiene che “un allenatore deve saper leggere bene la partita. Ai giocatori dico sempre ‘cercate di capire i momenti, perché sono tanti in una singola partita’. Dal 70’ in poi è sempre un’altra gara, subentra la lettura dell’allenatore ed è il momento in cui capisci se puoi vincere o se stai rischiando. L’essere stato calciatore aiuta soprattutto nella gestione emozionale dello spogliatoio. Quando vado a parlare con un giocatore so già cosa sta pensando, e quindi trovo la maniera migliore per arrivare alla sua testa”.
Le sue vittorie hanno radici profonde nella continua voglia di aggiornarsi: “Noi allenatori ci studiamo e se ci sono delle idee che ci piacciono cerchiamo di farle nostre. Io mi metto a casa con il subbuteo e guardo partite registrate di squadre che mi interessano per cercare di prendere delle idee e farle mie. Chi si ferma viene schiacciato. Tutto questo lo unisco sempre alla passione per il lavoro che faccio e la voglia di migliorarmi. La passione è quello che ti spinge ad affrontare tante situazioni”. Non sempre conoscere significa anche saperlo applicare: “L’idea la conoscono tutti ma trasferirla è difficile - spiega il tecnico - quello che fa la differenza con i calciatori è la credibilità in tutto e per tutto. Devono percepire che hanno di fronte una persona che qualcosa ne capisce”. Sullo staff tecnico invece sostiene che “oggi è importante ma non deve essere allargato, ognuno deve avere un compito preciso e prendersi le propria responsabilità: è importante il nutrizionista, il dottore e i fisioterapisti, da cui mi faccio massaggiare per capire se sono bravi”. Sulle infrastrutture sportive continua: “Quelle del Tottenham le migliori viste in carriera, ti viene proprio voglia di lavorare. Penso che anche in Italia si stia migliorando. Mi ricordo appena arrivato all’Inter che c’era un tipo di impianto e ora è tutto cambiato, Marotta ha capito l’importanza di migliorare gli spazi anche per non dare alibi al calciatore e Appiano oggi è un gioiellino e sono contento di aver contribuito”.
Sulla mentalità vincente, suo biglietto da visita, è convinto che “dove c’è storia, anche se c’è tanta polvere sopra, la mentalità vincente c’è e il percorso è meno complicato. Quando non c’è si fa un po' più fatica. Solo chi vince scrive la storia e questo ti rende più forte mentalmente perché sai che vivrai delle esperienze bellissime e farai fatica ad accettare la sconfitta. Quando entri in quel sistema il giocatore è in grado di chiedere di più a se stesso”. Mentre sul ruolo che giocano i tecnici nell’acquisto dei giocatori puntualizza: “Il giocatore prima di venire vuole parlare con l’allenatore. Quando c’è la possibilità di prendere un giocatore io alzo il telefono perché ho bisogno di sentire delle risposte. Oggi i calciatori chiedono per prima cosa come sono le infrastrutture e qual è il progetto attorno a lui. Noi abbiamo un ruolo importante se un giocatore accetta di trasferirsi, siamo l’ago della bilancia. Io allenamenti duri? Fesserie, io lavoro, chi lo dice è perché non lavora abbastanza. Io sono uscito con 110 e lode in Scienze motorie. Avevo un papà molto rigido e quando ho iniziato al Lecce la prima cosa che mi ha detto è stata ‘io ti mando, ma appena una maestra dice una cosa sbagliata alla mamma io ti spezzo le gambe’".
Trova spazio anche la gestione dello stress: "All'Inter - spiega Antonio Conte - avevamo la psicologa, ma ci andavamo solo io e lo staff. Credo che una figura professionale possa essere molto importante perché viviamo momenti in cui abbiamo bisogno di riuscire a trovare il modo giusto per gestire le situazioni. Detto ciò per me lo stress e la pressione sono benzina, e ne ho bisogno perché poi quando vinci te la godi ancora di più”.
Immancabile una battuta sul suo futuro: “Quando decisi di chiudere l’esperienza al Tottenham mi ero promesso di dedicare più tempo alla famiglia e a me stesso, ma continuo a studiare perché quando sei sotto stress lavorativo è difficile vedere cosa succede intorno a te a livello calcistico. So che sono uscite voci di mercato, ma ho ancora bisogno di tempo da dedicare anche a mia figlia che sta crescendo. È una scelta di vita e per ora mi sento di proseguire questo percorso e poi un domani ricominciare, pronto a dare battaglia, e sarà molto dura per gli altri”.












