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Ilenia Moro compie 22 anni e non vuole smettere di stupire: ''Fare così bene alla 'prima' in A1? Onestamente non lo immaginavo''

Intervista al libero della Delta Despar Trentino originario di Castelfranco Veneto, che sta stupendo tutti alla sua prima esperienza nella massima serie. Il sogno nel cassetto dopo la salvezza? La Nazionale e le Olimpiadi

Ilenia Moro, libero della Delta Despar Trentino (foto Alessio Marchi - Trentino Rosa)
Di Daniele Loss - 05 febbraio 2021 - 14:35

TRENTO. Taglio da mohicano, grinta da vendere e una "cazzimma" di quelle che, se la guardi in faccia mentre giochi, ti rendi perfettamente conto di cosa significhi per un'atleta essere in trance agonistica. È una delle più giovani del gruppo, ma atteggiamento e personalità sono da veterana. Ilenia Moro festeggia il suo 22esimo compleanno in palestra, lavorando sodo, finalmente con il gruppo al completo dopo il rientro nei ranghi di Vittoria Piani, con la testa già alla sfida di mercoledì 10 febbraio contro l'Igor Gorgonzola Novara, una delle "big" del campionato.

 

Che la Delta Despar Trentino stia disputando una stagione complessivamente da "otto pieno" è fuori da ogni dubbio, ma all'interno del gruppo guidato da Matteo Bertini ci sono alcune giocatrici che stanno stupendo per prestazioni e continuità di rendimento. Tra cui, per l'appunto, la Moro, uno dei liberi italiani in rampa di lancio e sul quale hanno messo gli occhi anche diversi Club che si presentano al via del campionato con obiettivi più ambiziosi della salvezza. Non è il momento di parlare di mercato ("adesso sono concentrata solamente sulla stagione in corso. A tutto il resto penserò a bocce ferme"), ma di guardare all'immediato futuro. Sì, perché la 22enne di Castelfranco Veneto e la Delta Despar non vogliono smettere di stupire.

 

È alla prima esperienza nella massima serie dopo tre stagioni, molto positive, in A2. Cosa cambia tra le due categorie: non vale rispondere "tutto".

Beh, ma è proprio così. Se devo fare una "classifica" dico che le differenze maggiori si hanno a livello di fisicità e potenza. Se molli un attimo la presa ti ritrovi sotto di 5-6 punti in un batter d'occhio, perché dall'altra parte della rete, in tutte le squadre del campionato, nessuna esclusa, ci sono le giocatrici che non perdonano e ti prendono a mazzate. Se vai nella buca risalire è durissima: ecco perché bisogna sempre essere sul pezzo e dare il 101%. Dall'inizio alla fine.

 

Lo ammetta: per fare il libero bisogna essere un po' matti. Tutta la partita a ricevere e difendere le pallonate (e che pallonate) che arrivano dall'altra metà campo senza mai avere la soddisfazione di fare un punto.

Sul fatto di essere un po' matti sono d'accordo e, ogni tanto, mi chiedo come faccio a non farmi male in certe circostanze. Oddio, quest'anno a Brescia sono finita contro i led nel tentativo di difendere un pallone e lì si che mi sono fatta male e me ne sono accorta - racconta ridendo. Per quanto riguarda il non siglare un punto è innegabile che, come a tutti, manchi molto non attaccare, ma il mio ruolo è questo. Spesso il libero non si vede ma si fa molto sentire (un po' come il batterista di una band, nascosto da tutti, ma indispensabile, ndr).

Parliamo della stagione assurda che state vivendo. Si passa da tre gare in una settimana ad un mese di stop, dagli allenamenti al completo in palestra a dover lavorare individualmente a casa. Quanto è difficile?

È complicatissimo, per non dire proprio un casino assurdo. Prima di tutto mi sento di dire che noi siamo fortunate a poter giocare, perché tanti altri campionati sono stati interrotti, non si sa se in maniera definitiva o meno. Sicuramente è difficile, sia dal punto di vista fisico che mentale, adattarsi a questa situazione. Bisogna rendersi conto che siamo in un momento particolare e, dunque, il concetto di "normalità" non esiste più: noi, ad esempio, ci siamo trovate a salire sul pullman pronte per partire per Chieri e poi, cinque minuti prima d'imboccare l'autostrada, a dover scendere e tornare a casa per una situazione di positività. Eravamo già concentrate sul match del giorno dopo e, invece, abbiamo dovuto tornare in palestra e preparare un'altra gara. Per quanto riguarda gli allenamenti bisogna rimboccarsi le maniche e cercare di lavorare il più possibile anche a casa, seguendo la tabella del preparatore per quanto concerne l'aspetto fisico e con tanta fantasia per allenare la tecnica. Come? Si prende in prestito un pallone in palestra e si gioca contro il muro, oppure si allena la mano debole. Bisogna adattarsi, punto e basta.

 

La Delta Despar Trentino è una delle rivelazioni dei campionato: siete partite con il solo e unico obiettivo di mantenere la categoria e, invece, oggi vi ritrovate a metà classifica, qualificate ai quarti di finale di Coppa Italia e con la salvezza praticamente in tasca. Mica male per una squadra giovanissima, composta da sole atlete italiane e all'esordio in A1.

Infatti siamo contentissime e consapevoli di aver compiuto un gran percorso. E, come dice coach Bertini, tutti si ricordano della fine o del presente e poco del passato, mentre noi abbiamo ben chiaro "come" siamo partite. Tutti ci davano per spacciate già alla vigilia e, invece, con il lavoro duro, tantissimo entusiasmo e una coesione totale abbiamo raccolto risultati sorprendenti ma meritati. Dal primo all'ultimo. Per la salvezza non è ancora finita: mancano tre punti, che speriamo di raccogliere quanto prima.

 

E poi? A salvezza conquistata a cosa punterete?

Noi giochiamo sempre e solo per vincere. Ogni partita, nessuna esclusa, anche quelle contro le squadre più forti. Personalmente esco furiosa dal campo anche quando perdiamo contro formazioni e atlete che, sino all'altro giorno, ammiravamo solamente in televisione. La sconfitta, indipendentemente dal nome delle avversarie, mi sempre imbestialire perché mi rimane la sensazione di non aver dato il massimo.

 

Sembra di sentir parlare una veterana e, invece, ha solamente 22 anni. Il suo rendimento è stato sin qui eccezionale: sinceramente, si aspettava di fare così bene alla prima esperienza in A1?

Sarò onesta: proprio no. I complimenti fanno piacere, sono soddisfatta di come sto giocando e dell'apporto che sto fornendo alla squadra, ma io sono incontentabile. E, dunque, mi alleno e gioco per migliorarmi. Sempre, perché ritengo che nel percorso di uno sportivo si possa sempre progredire. Un esempio? Quest'anno ho realizzato il sogno che avevo sin da bambina, quello di esordire in serie A1, ma adesso ho già un altro obiettivo che voglio raggiungere.

 

Proviamo ad intuire: la maglia azzurra della Nazionale?

Assolutamente sì. E, non lo nego, vorrei partecipare alle Olimpiadi, il traguardo a cui ambiscono tutti gli sportivi del mondo e di tutte le età.

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