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La Pallavolo Belluno sale in serie A3 ma è senza "casa". Il presidente Da Rold è pronto a lasciare il capoluogo: "Abbiamo chiesto aiuto e trovato solamente porte chiuse"

Dopo aver acquisito il titolo di serie A3 da Trentino Volley (che sarà al via del campionato di serie B con la squadra giovanile), la compagine gialloblu si ritrova senza una struttura dove potersi allenare e giocare. Il numero uno del sodalizio veneto conferma: "In altre località ci farebbero ponti d'oro, vedi Longarone, ma noi vogliamo giocare a Belluno e poterci allenare come merita una squadra che milita nella terza categoria nazionale"

L'interno della Spes Arena di Belluno: l'impianto sarebbe disponibile solamente per le partite ma non per gli allenamenti
Pubblicato il - 04 agosto 2021 - 17:47

BELLUNO. "Inaccettabile: non ci sono impianti disponibili per poterci allenare in settimana e, a queste condizioni, saremo costretti ad emigrare".
Sandro Da Rold è arrabbiato, deluso e realmente amareggiato: il numero uno della Pallavolo Belluno non usa mezzi giri di parole per inquadrare la situazione che sta vivendo la sua società, fresca di passaggio in serie A3: dopo aver fallito la promozione ai playoff di serie B, il sodalizio veneto ha acquisito il titolo della terza categoria nazionale, rilevandolo da Trentino Volley.

 

Il passaggio in serie A3, campionato gestito direttamente dalla LegaVolley al pari di SuperLega e serie A2, comporta molti più obblighi, anche in tema di strutture: serve un impianto che possa ospitare un taraflex con misure regolamentari e con capienza diversa rispetto ai tornei di serie B.

 

La palestra "De Mas", teatro delle gare casalinghe sino alla passata stagione, non basta più e la soluzione sarebbe a portata di mano. La "Spes Arena", infatti, ha tutte le carte in regola per ospitare competizioni di serie A di pallavolo, visto che già nell'annata 2011-2012 è stata teatro delle sfide casalinghe dell'allora Sisley.

 

Dunque quale è, o sarebbe, il problema? Semplice: il palazzetto di Lambioi è a disposizione solamente la domenica alle ore 18, ovvero esclusivamente per le partite di campionato. Mai nel corso della settimana, il che significa impossibilità totale di allenarsi sul campo "di casa".

 

"Abbiamo compiuto degli sforzi significativi per salire di categoria - tuona il presidente Da Rold - per regalare alla città e al territorio un palcoscenico di prestigio. Essere in A significa avere un ritorno mediatico di un certo rilievo, visto che ogni match verrà trasmesso in diretta attraverso i canali ufficiali della Lega Volley. Significa, in sostanza, portare il nome di Belluno in tutta Italia, o quasi. Ma le istituzioni e coloro che gestiscono gli impianti del capoluogo non sembrano avere particolarmente a cuore la questione. Tanto è vero che, sino a oggi, abbiamo trovato solo porte sbarrate".

 

Ma non è finita qui, perché il numero uno della Pallavolo Belluno allarga i confini del suo ragionamento.

 

"In una zona di montagna come la nostra - prosegue il presidente gialloblu - ritengo sia doveroso offrire ai giovani delle opportunità concrete per arricchire di contenuti e stimoli il proprio tempo libero. Su questo siamo tutti d’accordo? Bene, allora non esiste un’opportunità migliore dello sport. Una squadra in Serie A3 può creare interesse, entusiasmo e fare da traino per l’intero movimento sportivo provinciale. E, di riflesso, porterebbe a un sensibile aumento del numero di tesserati. Insomma, di ragazzi e ragazze che invece di chiudersi in un bar o girovagare per strada, si impegnerebbero nell’attività in palestra. Ne guadagneremmo tutti: le nuove generazioni, il territorio, le stesse istituzioni"

 

Sino ad oggi le richieste e le proposte dei vertici della società bellunese non hanno avuto risposta. E le difficoltà paiono insormontabili.

 

"La situazione è kafkiana - conclude Da Rold - perché, al di fuori dei confini comunali, avremmo chi ci stende il tappeto rosso. Longarone, in primis, ma noi siamo una compagine di Belluno e, prima di lasciare il capoluogo, vorremmo battere ogni strada possibile e capire per quale motivo, nella nostra città, non sia possibile preparare un campionato di alto livello. Altrove non è così: le realtà che vantano formazioni in Serie A hanno la loro “casa” e la utilizzano a piacimento. Da noi, invece, ogni richiesta viene disattesa. Non vogliamo la luna: chiediamo solo di poterci allenare nell'impianto in cui poi giocheremo le gare casalinghe".

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