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Nasce la Superlega, che futuro per il calcio europeo e mondiale? Intanto è già bagarre tra le 12 'sorelle', la Fifa, l'Uefa, le Leghe Nazionali e interviene pure la politica

Milan, Arsenal, Atletico Madrid, Chelsea, Barcellona, Inter, Juventus, Liverpool, Manchester City, Manchester United, Real Madrid e Tottenham comunicano tramite i propri canali ufficiali la nascita di una nuova Lega e rivendicano il ruolo di soci fondatori. Tra le "grandi" d'Europa si chiamano fuori Bayern Monaco, Psg e Borussia Dortmund

Il logo della neonata Superlega Europea, fondata da 12 tra i i Club più prestigiosi del Vecchio Continente
Di Daniele Loss - 19 aprile 2021 - 20:03

TRENTO. La mezzanotte di domenica 18 aprile 2021 potrebbe essere la data della svolta per il calcio europeo, se non addirittura mondiale. La Superlega è un'entità ufficiale e ad annunciarlo sono stati i 12 club fondatori: Milan, Arsenal, Atletico Madrid, Chelsea, Barcellona, Inter, Juventus, Liverpool, Manchester City, Manchester United, Real Madrid e Tottenham. Praticamente il gotha del calcio europeo, con poche eccezioni: il Bayern Monaco e il Borussia Dortmund hanno detto "sì" alla riforma della Champions League, ma non sono disponibili ad aderire alla Superlega e anche il Psg attualmente non fa parte del "gruppo", ma si parla già dell'ingresso di due squadre francesi e, allora, in pensiero corre immediatamente al club che ha la Torre Eiffel nel proprio stemma.

 

Ma cosa è esattamente la Superlega? Per rendere l'idea basti pensare all'Eurolega del basket, ovvero una competizione che si sviluppa lungo tutta la stagione sportiva con gare infrasettimanali e successivi playoff. A tale manifestazione parteciperanno (o parteciperebbero, dipende dai punti di vista) i 15 club fondatori (ne mancano tre, dunque, ancora all'appello) più altre società che, annualmente, verrebbero invitatea prendere parte al torneo. In poche parole: la Superlega è una competizione semichiusa i cui criteri di partecipazione sarebbero indipendenti dai risultati conseguiti nei tornei nazionali.

 

Per intenderci: se all'attuale Champions League accedono le vincenti dei singoli campionati nazionali dei principali paesi europeei più un certo numero di "piazzate" (il numero esatto è determinato dal ranking), la Superlega si basa su altri principi, legati alla storicità, al prestigio del club e alla forza economica di questi. Insomma, le potenze del calcio europeo hanno deciso di fuoriuscire dall'Eca (European Club Association) e di fondare una Lega "tutta loro" con inevitabili benefici di carattere economico, visto che diritti e introiti verrebbero spartiti tutti in eguale misura, e dall'altissimo livello tecnico e con un richiamo mediatico che, parlando di calcio, solamente il Campionato del Mondo avrebbe.

 

La Superlega si è già assicurata il supporto di JP Morgan, la multinazionale americana di servizi finanziari con sede a New York, che finanzierà il progetto con 3,5 miliardi di euro, come confermato nelle ultime ore da un portavoce: "Il nuovo torneo annuale  fornirà una crescita economica significativamente più elevata ed un supporto al calcio europeo tramite un impegno di lungo termine a versare dei contributi di solidarietà senza tetto massimo, che cresceranno in linea con i ricavi della Lega".

 

Fifa, Uefa e tantissimi club europei, ovviamente quelli considerati "minori" (alcuni in maniera decisa, altri con ironia), si sono immediatamente schierati contro il progetto. Il massimo organismo mondiale del calcio e quello europeo minacciano azioni legali e l'estromissione da tutte le competizioni nazionali ed internazionali per le società e i giocatori (che, a quel punto, non potrebbero nemmeno militare con le proprie squadre nazionali), ma il processo sembra ormai irreversibile, visto che la Superlega - come ulteriore atto di forza - ha provveduto a nominare Florentino Perez, il potentissimo presidente del Real Madrid, quale numero uno della neonata associazione. Il presidente della Uefa Aleksander Ceferin ha usato parole durissime nei confronti di Andrea Agnelli, sino a poche ore fa presidente dell'Eca, e ha ribadito la posizione dell'organo di governo del calcio europeo, forte anche del supporto dei Governi (anche il presidente del Consiglio Mario Draghi si è espresso negativamente nei confronti della Superlega, così come David Sassoli, Presidente del Parlamento Europeo) e delle Federazioni di tutto in Vecchio Continente.

 

I 12 club che hanno dato vita alla Superlega puntano ad aggiungere altre otto forze, per raggiungere quota 20 e dare vita, secondo quelle che sono le indiscrezioni, ad una manifestazione che si sviluppi con due gironi da 10 squadre per la prima fase (con gare d'andata e ritorno) e successivi playoff allargati. Non saranno previste le retrocessioni e, per accedervi in futuro, sarà necessaria una sorta di wild card, anche se il regolamento di quello che potrebbe diventare il torneo più importante del mondo non è stato ancora reso noto.

 

Cosa accadrà ora? Fifa e Uefa non possono mollare la presa (si troverebbero, improvvisamente, a non essere più "padroni in casa propria", con una Champions League privata dei club più importanti e con enormi difficoltà a "vendere" un prodotto che perderebbe clamorosamente appeal) e anche le singole federazioni - Figc compresa - vedrebbero scemare di molto l'interesse sui tornei nazionali, con conseguenti ed enormi perdite dal punto di vista degli introiti riguardanti i diritti televisivi.

 

Le 12 "sorelle" non sembrano intezionate a tornare sui propri passi e resta ora da capire se questa è solamente una "forzatura" per ottenere subito la riforma della Champions League, attualmente prevista a partire dalla stagione 2024/2025, o veramente andranno sino in fondo. E, a qual punto, chi potrà fare a meno dell'altro? Non certo la Fifa e la Uefa, che si ritroverebbero con una Champions poverissima e Nazionali prive delle stelle. Il braccio di ferro è appena iniziato e c'è chi chiede anche l'immediata estromissione dalla più importante manifestazione continentale di Real Madrid, Manchester City e Chelsea, tre delle quattro qualificate alle semifinali.

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