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Ruggero Tita, l'ingegnere informatico che ha sempre sognato il trionfo olimpico. E nella casa di Sant'Agnese è festa grandissima tra lacrime e due sole parole "Grandi, Oro"

Classe 1992, ha iniziato a praticare la vela all'età di 12 anni dopo aver "provato" tante altre discipline. Già Campione del Mondo e Campione d'Europa, riporta sul gradino più alto del podio la vela italiana, a 21 anni di distanza dall'ultima volta. Nel 2000 era stata Alessandra Sensini a conquistare un titolo olimpico, stavolta è toccato alla coppia azzurra regalare il quinto oro olimpico all'Italia

Il trentino Ruggero Tita e la romana Caterina Banti, campioni olimpici a Tokyo nella vela Nacra 17
Di Da.Lo. - 03 agosto 2021 - 12:51

TOKYO. Le acque di Enoshima si tingono d'azzurro. E Ruggero Tita regala una fantastica medaglia d'oro al movimento tricolore della vela e al Trentino. In coppia con la romana Caterina Banti, il 29enne nato a Rovereto e residente nel comune di Nago Torbole si laurea campione olimpico nella classe Mista Nacra 17. Già certi della medaglia d'argento, con il sesto posto finale conquistato al termine della Medal Race, la coppia azzurra ha trionfato.

 

Un risultato pazzesco quello ottenuto da Tita e Banti che, dopo essersi laureati Campioni del Mondo e Campioni d'Europa, hanno saputo dominare anche la prova Olimpica e salire sul gradino più alto del podio della rassegna a Cinque Cerchi.

 

Da ben 21 anni il tricolore non sventolava sul gradino più alto del podio in una prova di Vela: a Sidney 2000 era stata la fenomentale Alessandra Sensini a regalare un oro all'Italia. Adesso è toccato al duo "terribile" formato dall'ingegnere trentino e dalla poliglotta originaria della capitale (la Banti parla fluentemente arabo, inglese, francese, spagnolo e turco).

 

E dire che Tita ha "scoperto" la vela piuttosto tardi dopo aver provato con il kitesurf, surf, snowkite, freeride, paraglide, snowboard e ski frestyle. A 12 anni ha conosciuto la disciplina nella quale oggi è il numero al mondo e non l'ha più mollata. Tesserato per il Gruppo Sportivo delle Fiamme Gialle, Tita è il perfetto esempio che "volere è potere" e, infatti, mentre raggiungeva i più alti livelli della disciplina si è anche laureato in Ingegneria Informatica all'Università di Trento (qui il nostro SPECIALE su di lui).

 

La gara della coppia italiana? Tatticamente meravigliosa: prudenti in partenza e negli incroci, poi hanno marcato "a uomo" la barca britannica (che chiude al secondo posto, terza la Germania) fino al traguardo. Gli azzurri hanno dominato le 12 regate di flotta, costruendosi un vantaggio cruciale per poter gestire con maggiore tranquillità la Finale. E, nel momento più importante, sono stati lucidi e gelidi.

 

Enorme è stata ovviamente la festa nella casa dei genitori di Ruggero Tita, papà Mauro - ex azzurro anche lui - e mamma Mirta, a Sant'Agnese, dove si erano radunati parenti e amici per assistere alla Medal Race. Comossa e inginocchiata davanti al televisore che trasmetteva le immagini del trionfo la fidanzata Francesca del neocampione olimpico che ha raccontato come da cinque anni il velista trentino stesse lavorando sodo per preparare questo appuntamento con la voglia di realizzare quello che è il sogno per tutti gli sportivi del mondo dal 1896 ad oggi.

 

E all'Associazione Velica Trentina di Caldonazzo è partita una vera e propria torcida: lì è iniziato tutto e quest'oggi allenatori, dirigenti e appassionati si sono ritrovati tutti assieme per festeggiare Ruggero che, come ricordano, anche da bambino arrivava prima dell'inizio degli allenamenti e sceglieva personalmente la barca da utilizzare. Insomma, la stoffa del campione c'era già eccome.

 

"Il successo è figlio di un lavoro iniziato cinque anni fa - queste le parole di Tita al termine della gara - e ogni giorno l'abbiamo dedicato alla preparazione di questo evento. Abbiamo vinto tante medaglie nel frattempo, ma il pensiero era a questa manifestazione".

 

Tantissima commozione per i due atleti al momento di salire sul podio, con il presidente del Coni Giovanni Malagò che ha premiato personalmente Tita e Banti che, dopo un abbraccio, hanno portato la mano sul cuore e cantato l'inno di Mameli a gran voce, nonostante la mascherina che copriva loro il volto

 

 

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