Contenuto sponsorizzato

"Sinner? Una benedizione per il tennis italiano. E' un esempio per tutti". Parola di Andrea Stoppini, l'ex professionista che nel 2006 sconfisse Andrè Agassi

"I fuoriclasse di questo livello nascono una volta in Serbia, una volta in Svizzera, una volta in Spagna, stavolta - per fortuna - il "campionissimo" è nato in Italia. Si tratta di un ragazzo che ha lavorato sempre con l'intenzione di arrivare al top del top, sin da quando, a 14 anni, ha deciso di andare lontano da casa per allenarsi in un certo modo" le parole dell'ex professionista roveretano, oggi maestro di tennis al Ct Arco

Di Daniele Loss - 27 novembre 2023 - 20:42

TRENTO. "Sinner? E' una benedizione per il tennis italiano: i fuoriclasse di questo livello nascono una volta in Serbia, una volta in Svizzera, una volta in Spagna, stavolta - per fortuna - il "campionissimo" è nato in Italia. Si tratta di un ragazzo che ha lavorato sempre con l'intenzione di arrivare al top del top, sin da quando, a 14 anni, ha deciso di andare lontano da casa per allenarsi in un certo modo. Certo, tutti i tennisti di altissimo livello l'hanno fatto: c'è chi ce l'ha fatta, chi non ci è riuscito, ma sicuramente alla base ci vogliono motivazioni, determinazione, mentalità e abnegazione. Lui ha tutte queste caratteristiche, abbinate ad un talento donato da Madre Natura che allena quotidianamente assieme al suo staff".

 

In quattro frasi Andrea Stoppini, oggi apprezzatissimo maestro al Ct Arco e in passato tennista professionista, rende l'idea di chi è Jannik Sinner, il fenomeno che tutto il pianeta invidia all'Italia. Colui il quale ha trascinato gli azzurri al successo in Coppa Davis con cinque vittorie in altrettante gare in appena quattro giorni, battendo (per la seconda volta in meno di due settimane) anche il numero uno al mondo Nole Djokovic.

 

Stoppini non conosce personalmente Sinner ("l'ho incrociato a qualche torneo al quale partecipavano alcuni mie allievi, suoi coetanei"), ma nella sua carriera ha incontrato per due volte l'attuale numero 1 del ranking.

"La prima volta - ricorda - in un Challenger a Sanremo nel 2005 quando era giovanissimo (18 anni, ndr), ma già si capiva che ci si trovava di fronte ad un fenomeno, la seconda nel 2009 al primo turno dell'Australian Open, quando era già un fuoriclasse, visto che l'anno prima aveva trionfato proprio l'anno prima a Melbourne, conquistando il suo primo Slam e nelle Atp Finals di Shangai, vincendo il primo dei suoi sette titoli".

 

Da qualche anno Stoppini, una volta smessa l'attività che l'ha portato sino al numero 161 del ranking mondiale, insegna tennis ai più giovani. E a tutti loro può raccontare di aver battuto (6-4, 6-3), a Washington nel 2006, uno dei più grandi di sempre, Andrè Agassi, uno dei sette ad aver vinto il Career Grande Slam (tutti e quattro i grandi tornei, anche se non nello stesso anno) e uno dei due (l'altro è Rafa Nadal) ad aver vinto il Grande Slam d'Oro, che prevede di aver ottenuto almeno un successo in tutti i tornei dello Slam più la medaglia d'oro olimpica (nel caso di Agassi vinta ad Atlanta '96).

 

Stoppini, per la cronaca, è citato anche nella meravigliosa e fortunatissima autobiografia di Agassi, "Open", che racconta di quel match come di un momento di "vergogna". Il fuoriclasse americano si ritirerà un mese dopo, mentre la carriera del tennista roveretano proseguirà sino al 2011. Ma quella è un'altra storia che merita di essere raccontata a parte.

 

Stoppini, Sinner è un esempio per i giovani tennisti o è talmente di "un altro mondo" che è difficile anche proporlo come modello?

"Beh, chi si avvicina allo sport e pratica qualsiasi disciplina deve poter sognare. I sogni alimentano la passione e la passione è ciò che ti porta al campo ogni giorno per allenarti con lo spirito di voler sempre migliorare. E poi ci sono altri aspetti che esulano dall'aspetto tecnico e fisico, ovvero l'educazione, l'umiltà, la disponibilità. Mai un atteggiamento sopra le righe, mai una frase fuori posto: questi sono comportamenti esemplari per tutti, figuriamoci per i giovani".

 

Tutti gli addetti ai lavori lo danno come prossimo numero 1 del mondo. Secondo lei ce la farà?

"Come ho già detto, lui ha intrapreso questo percorso per arrivare sino lì, ha lavorato e sta lavorando con quell'obiettivo, praticamente da sempre e ha tutte le qualità per farlo. Sia per diventare il numero 1 che per vincere tornei del Grande Slam. Questa, nel suo piano e in quello di chi lo segue, è una fase - chiamiamola così - di passaggio".

 

Come si annullano tre match ball al numero uno al mondo? Se non avesse fatto quel "miracolo nel miracolo" oggi saremmo qui a raccontare tutt'altra storia.

"Non lo so come si fa - se la ride Stoppini - perché non mi è mai capitato. E' stato un campione anche in quel momento, soprattutto in occasione del primo match point. Quando non ha avuto fretta, ha aspettato che Djokovic giocasse uno "slice", cosa che non faceva da tantissimo, e lo sbagliasse. E' stato freddo, coraggioso e non precipitoso, come magari gli era capitato in precedenza. Che poi abbia fatto un'impresa assoluta su questo non c'è dubbio, ma nemmeno da stupirsi visto tutti devono rendersi conto che Sinner è ormai uno dei top del top del mondo. E i più forti sanno fare anche quello".

 

Cinque partite di altissimo livello in quattro giorni, tutte vinte, significa avere uno stato di forma pazzesco.

"Anche sotto l'aspetto fisico bisogna considerare che stiamo parlando di atleti top. E, dunque, Sinner non è un fenomeno solamente a livello tecnico, che tira fortissimo, ma è un "mostro" anche dal punto di vista fisico. D'altronde non puoi competere a quei livelli se non sei al massimo a trecentosessanta gradi".

 

E poi c'è l'aspetto mentale: non ha mai avuto un cedimento, nemmeno in finale contro l'Australia quando la pallina pesava il "doppio".

"Beh, dopo aver battuto Djokovic, aver vinto il doppio giocando in modo pazzesco e con Arnaldi che aveva vinto il suo singolare, l'adrenalina sarà stata alle stelle. E quando sei così forte vai ancora al doppio, anche se le gambe sono affaticate".

 

Il suo straordinario percorso alle Finals e il successo dell'Italia in Coppa Davis saranno una "spinta" per il movimento.

"Il tennis in Italia sta molto bene, ma sicuramente i campioni e le vittorie mettono ulteriore benzina nel motore. Io però sono convinto che quando vincerà un torneo del Grande Slam l'impatto sarà ancora maggiore. Intanto ci godiamo una Nazionale fortissima: non dimentichiamoci che eravamo senza Berrettini e poi tanti altri ragazzi stanno crescendo moltissimo come, ad esempio, Vavassori, che è un doppista interessantissimo".

Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
In evidenza
Cronaca
28 febbraio - 19:02
Le parole del vice-presidente della Comunità del Garda, Filippo Gavazzoni, mentre il Benaco raggiunge il livello di altezza idrometrica nel Garda [...]
Cronaca
28 febbraio - 20:18
Complicatissimo l'intervento dei vigili del fuoco di Madonna di Campiglio, considerato che la vettura si trovava su terreno innevato e in bilico [...]
Cronaca
28 febbraio - 19:19
Una buca di circa 40 centimetri di diametro si è aperta improvvisamente quest'oggi: la piccola rottura nell'asfalto è dovuta [...]
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato