"A 500 metri dall'arrivo ho detto: 'stavolta non mi scappate'. Stavo molto male, ma volevo divertirmi ancora. Grazie alla mia famiglia e alla "mia" Cavareno"
"Dopo i 5mila - confessa la fuoriclasse di Cavareno - stavo male, il dolore era fortissimo e devo ringraziare lo staff che mi ha rimesso in piedi. Papà mi ha detto che poteva bastare così, che avevo già fatto tantissimo e che la salute era più importante. Ma io sono venuta qui con tanta voglia d'imparare"

PARIGI. "Negli ultimi 5-600 metri avevo gli occhi aperti e ho detto: 'Adesso non mi scappate'. Grazie alla mia famiglia, alla "mia" Cavareno, che si è ritrovata in piazza: quando mi inviano i messaggi, gli audio, i disegni dei bimbi mi si stringe il cuore. Nei 5mila metri ho chiuso forte: più di così non potevo. Quando "strappano" le altre lo fanno "forte", ma non è detto che tengano quel ritmo sino alla fine. E così è stato stasera. Avevo tanto, tanto dolore al tendine e il riscaldamento è andato malissimo: mi hanno messo il tape che, giro dopo giro, mi è è staccato, sino a scivolarmi sotto il piede. Però volevo divertirmi ancora".
Nadia Battocletti lo dice lei stessa ai microfoni della Rai: non si rende ancora di cosa ha fatto. Lei, che alla finale dei 10mila avrebbe anche potuto non partecipare e, invece, con una gara leggendaria, ha conquistato una medaglia d'argento che definire "pazzesca" è puro eufemismo.
"Dopo i 5mila - confessa - stavo male, il dolore era fortissimo e devo ringraziare lo staff che mi ha rimesso in piedi. Papà mi ha detto che poteva bastare così, che avevo già fatto tantissimo e che la salute era più importante. Ma io sono venuta qui con tanta voglia d'imparare. Il mio focus erano i 5mila, i problemi fisici con cui ho dovuto fare i conti non mi hanno permesso di preparare al meglio i 10mila. Ho corso solamente quattro gare su questa distanza. Ma, lo ripeto, volevo divertirmi. Tutti mi hanno detto che le Olimpiadi sono un'altra cosa rispetto a Mondiali ed Europei. "Bene" ho pensato, perché le cose facili non ci piacciono. Adesso devo ancora defibrillarmi e capire cosa ho fatto".
Poi il pensiero alla "sua" Cavareno, tutta in piazza per urlare di gioia. E che gioia, perché quella di Nadia è un'impresa che ha pochi eguali nella storia dell'atletica e dello sport italiani.
"Quando mi mandano gli audio, i messaggi, i disegni dei bimbi - conclude - mi si stringe il cuore. E grazie alla mia famiglia che è sempre con me e a tutto lo staff che ha fatto un lavoro incredibile per me".













