Centoquaranta metri in apnea, a 2 gradi, sotto il ghiaccio: la 27enne croata Valentina Cafolla stabilisce il nuovo record mondiale nel lago di Anterselva
L'aspetto fisico è ovviamente determinante, ma fondamentale è anche la tenuta mentale, visto che nelle prove di apnea sotto il ghiaccio si nuota praticamente al buio, con uno strato di ghiaccio a pochi centimetri dalla testa e con solamente le vie di fughe d'emergenza quali "spiragli" di luce. Al termine della prova ha anche lanciato un allarme riguardo i temi ambientali. "Rispetto al 2017 - ha dichiarato al Corriere della Sera - la superficie del ghiaccio sopra la mia testa è drasticamente diminuita: da 70 a 50 centimetri. È evidente che l’inquinamento ambientale sta impattando in modo pesante anche sui laghi di montagna"

ANTERSELVA. Un minuto e 45 secondi in apnea, nuotando per 140 metri con la temperatura a due gradi, con un "tetto" di ghiaccio sopra la testa, praticamente al buio e portando la frequenza cardiaca a 50 battiti al minuto.
Nei giorni scorsi Valentina Cafolla ha stabilito il nuovo record d'immersione in apnea sotto il ghiaccio: l'ìmpresa è stata compiuta in Alto Adige, nel lago di Anterselva (per antonomasia la "terra" del biathlon), a 1.650 metri d'altitudine.

Il cognome è italianissimo, perché il papà è originario di Roma e il legame con il Belpaese è fortissimo per la nuotatrice croata che risiede a Rovigno, parla italiano in famiglia e, appena può, supera il confine, non solamente per le immersioni ma anche per trascorrere le vacanze. A Udine, inoltre, ha trascorso il periodo d'Erasmus durante i suoi studi universitari.
Ha scelto Anterselva perché è un luogo unico: lì ha nuotato con una monopinna per 140 metri, riprendendosi il record mondiale, riconosciuto dalla Cmas (Confederazione Mondiale Attività Subacquee), stabilito nel 2017 con 125 metri percorsi e superato successivamente - di un solo metro -dalla "collega" giapponese Yasuko Ozeki.
E uno, ma non è finita, perché successivamente Valentina Cafolla è stata capace di stabilire un secondo primato planetario, nuotando - sempre in apnea e sotto il ghiaccio - per 80 metri, questa volta con la doppia pinna.
L'aspetto fisico è ovviamente determinante (provate a pensare di nuotare a due gradi senza respirare per 1 minuto e 45 secondi), ma fondamentale è anche la tenuta mentale, visto che nelle prove di apnea sotto il ghiaccio si nuota praticamente al buio, con uno strato di ghiaccio a pochi centimetri dalla testa e con solamente le vie di fughe d'emergenza quali "spiragli" di luce.
Strato di ghiaccio che la stessa fuoriclasse croata ha ammesso essersi assottigliato nel corso degli anni, lanciando un allarme riguardo i temi ambientali.
"Rispetto al 2017 - ha dichiarato l'atleta al Corriere della Sera - la superficie del ghiaccio sopra la mia testa è drasticamente diminuita: da 70 a 50 centimetri. È evidente che l’inquinamento ambientale sta impattando in modo pesante anche sui laghi di montagna".













