La nuova vita di Tania Cagnotto. Fa la mamma e studia da mental coach. "Le gare non mi mancano. Mi affascina l'idea di poter aiutare i giovani atleti a dare il massimo"
Un palmares clamoroso, con 2 medaglie olimpiche (un argento in coppia con Francesca Dallapè nel sincro e un bronzo individuale), 10 medaglie mondiali (1 oro, 3 argenti e 6 bronzi) e 29 volte sul podio agli Europei (20 ori, 5 argenti e 4 bronzi), oltre a 47 titoli italiani. Nel 2020 ha detto basta. Il futuro "Sto completando la formazione da mental coach, ma se le mie figlie decideranno d'intraprendere un percorso nei tuffi sarò a bordo piscina ad allenarle"

BOLZANO. Poche atlete in Italia, forse nessuna, possono vantare una Hall of Fame personale così meravigliosamente ricca e prestigiosa. Quarantuno medaglie tra Olimpiadi, Mondiali ed Europei, a cui bisogna aggiungere 47 (sì, avete letto bene) titoli italiani.
Da quattro anni a questa parte, però, Tania Cagnotto ha cambiato vita. Ha detto "basta" alle competizioni ufficiali e, dopo la nascita di Maya nel 2018, nel 2021 ha dato alla luce la piccola Lisa, avute dal marito Stefano Parolin, sposato nel 2016. Insomma, la più forte tuffatrice italiana di tutti i tempi (e tra le più forti a livello mondiale nella storia della disciplina dei trampolini) adesso è soprattutto una mamma attenta e premurosa, che guarda al proprio futuro con la voglia di cimentarsi in un'altra affascinante sfida professionale.
Dopo essere stata un'atleta di altissimo livello, adesso la 38enne altoatesino studia per diventare mental coach: con la sua esperienza da agonista e la determinazione che ha sempre contraddistinto ogni azione della sua vita, fuori e dentro dalla vasca, potrebbe diventare un'eccezionale supporto per i campioni del domani. Marcel Jacobs insegna in tal senso, con il campione olimpico di Tokio 2020 che ha sempre rimarcato come il lavoro svolto con la propria mental coach Nicoletta Romanazzi sia stato fondamentale per arrivare a conquistare l'oro olimpico.
A proposito di Olimpiadi. Dopo la rassegna di Rio, nel 2016, Tania Cagnotto aveva annunciato pubblicamente il proprio ritiro dalle competizioni, salvo poi vincere il tredicesimo titolo italiano l'anno successivo. A maggio 2019 la decisione di tornare alle competizioni, con l'obiettivo di partecipare ai Giochi Olimpici del 2020 a Tokyo. Il rinvio della rassegna a cinque cerchi a causa della pandemia di Covid 19 e la seconda gravidanza l'avevano però indotta a dire "basta" in via definitiva.
Partiamo dal presente: nel 2020 fa ha deciso di chiudere la sua meravigliosa carriera. Quanto è cambiata negli ultimi quattro anni la sua vita?
"Ah, tantissimo: il cambio è stato radicale. Quando gareggiavo tutto era concentrato su di me, le mie giornate erano scandite, mentre adesso continuano ad esserlo ma tutto, ovviamente, ruota attorno alle bimbe. Ho poco tempo per me, ma è normale con due figlie piccole".
Tornerebbe alla vita d'atleta?
"No, quello è il passato e adesso sono contentissima del mio presente. Le gare e tutto quello che ruotava attorno ad esse non mi mancano per nulla, mentre sento la mancanza delle trasferte, perché con i tuffi ho avuto la possibilità di girare il mondo e vedere un sacco di posti nuovi e dello "stare in gruppo" con le ragazze e i ragazzi della Nazionale. Gli allenamenti? Dipende, a volte".
Sta studiando per restare nel mondo dello sport, giusto?
"Sì, assolutamente. Sto completando il percorso di formazione per diventare mental coach e collaboro già con la Federazione, seguendo le squadre giovanili di tuffi. L'aspetto mentale mi ha sempre affascinato e lo ritengo di fondamentale importanza, soprattutto nello sport di alto livello. L'idea di seguire i ragazzi e aiutare loro a tirare fuori il massimo è quanto di più stimolante possa esserci".
Non si vede a bordo vasca, ai piedi del trampolino, ad insegnare? Non la vedremo mai nelle vesti di allenatrice?
"Al momento no, poi se le mie figlie decideranno di cimentarsi nei tuffi allora sì, le seguirei certamente. Adesso sono concentrata sul percorso che ho intrapreso, che mi "prende" molto e quello che sto facendo mi piace moltissimo".
Le bimbe amano l'acqua? La più grande ha già iniziato a fare qualche tuffo?
"Entrambe si trovano benissimo in acqua e sì, Maya, che ha sei anni, si tuffa già. Vedremo, l'importante è che facciano ciò che piace loro".
Facciamo i conti: 2 medaglie olimpiche (un argento in coppia con Francesca Dallapè nel sincro e un bronzo individuale), 10 medaglie mondiali (1 oro, 3 argenti e 6 bronzi) e 29 volte sul podio agli Europei (20 ori, 5 argenti e 4 bronzi). Durante la sua carriera ha dovuto confrontarsi con le più forti di sempre e il riferimento non è solamente alle cinesi: se gareggiasse oggi la bacheca potrebbe essere ancora più ricca e preziosa?
"E' vero, perché tutte le mie "rivali" hanno smesso insieme a me o poco dopo. Non ho mai vinto "facile", su questo non c'è dubbio e tutte le medaglie che ho conquistato me le sono guadagnate. Il cambio generazionale era inevitabile ed è arrivato in concomitanza del mio addio all'attività agonistica. Però posso dire, con orgoglio, di essermi confrontata con le atlete più forti mai viste sui trampolini".
In tante discipline sportive le atlete sono considerate di "serie B" rispetto ai colleghi uomini. Ha mai avvertito questa sensazione durante la sua carriera?
"No, assolutamente. I tuffi sono i tuffi e basta. Ed è sempre stato così. Nel mio ambiente non ho mai avvertito alcuna discriminazione e, anzi, per tanti anni, noi donne siamo state il "traino" del movimento. Così come è accaduto nel nuoto con Federica Pellegrini".
Da un'altoatesina che ha portato l'Italia sul tetto del mondo nel 2015 e ai massimi livelli alle Olimpiadi ad un altoatesino destinato a scrivere grandissime pagine di storia del tennis: in tanti rivedono in Sinner un po' di Tania Cagnotto.
"Per me è un grandissimo complimenti e sì, in certi suoi comportamenti e atteggiamenti, mi rivedo. Lui è veramente bravissimo e non parlo solamente dal punto di vista tecnico: sta gestendo benissimo la pressione e l'aumento di popolarità, è un ragazzo umilissimo, dà sempre la risposta giusta, con pacatezza ed equilibrio. Vederlo giocare è ovviamente emozionante, ma è molto bello anche ascoltare le sue interviste. E' un gran complimento essere accomunata a lui".
Dica la verità: è stato più difficile affrontare le tuffatrici o fare la mamma?
"La differenza - conclude ridendo - è che facendo la mamma non ti puoi mai riposare. Non si finisce mai di essere genitore: è faticoso ma bellissimo".













