Da nonna Karin (olimpionica a Sarajevo '84) a Stefanie (nazionale con la Bulgaria): ora ci sono Leonie e Marie (8 e 5 anni). Quando il pattinaggio è una storia di famiglia
La famiglia Telser-Pechlaner è arrivata alla terza generazione per quanto riguarda il pattinaggio figura (e poi c'è il nonno Hanspeter e il padre che ha giocato a hockey nel Merano). Ora sul ghiaccio ci sono le due bimbe: ''Leonie si è innamorata del pattinaggio vedendo le foto della nonna e della mamma. Marie ha seguito la sorella. Ma la cosa più importante è che si divertano''

LAGUNDO. Quando si dice una dinastia. Nello sport accade spesso che il padre o la madre tramandino la passione al proprio figlio/figlia. Gli esempi sono diversi, anche vicini a noi – Giorgio Cagnotto e la figlia Tania nei tuffi, Roberto Sighel e i figli Pietro e Arianna tra pattinaggio velocità e short track, Armin Zöggeler e la figlia Nina – ma arrivare alla terza generazione è una cosa insolita.
In Alto Adige esiste: basta percorrere tutta la valle dell’Adige e arrivare fino a Merano, precisamente a Lagundo, ed incontrare la famiglia Telser-Pechlaner. La capostipite è Karin Telser, azzurra agli inizi degli anni ’80, quattro volte campionessa italiana e all’età di 17 anni olimpionica a Sarajevo ’84. Una carriera precoce quella di Karin che da ragazzina aveva lasciato la natia Merano per andare ad allenarsi a Oberstdorf, il centro d’eccellenza delle nobili lame del ghiaccio che vent’anni dopo aveva visto crescere la stella Carolina Kostner. Karin nel mondo del pattinaggio figura c’è sempre rimasta, allenatrice, consulente e comunque grande appassionata.
Lo sport è sicuramente bello e affascinante e in Italia ha avuto un boom proprio con i trionfi della Kostner. Ma quello del pattinaggio figura è anche un ambiente molto difficile sia per la dedizione e il tempo che si trascorre sul ghiaccio che per l'impegno che ci vuole nelle relazioni interpersonali perché le invidie e le gelosie crescono subito appena qualche atleta riesce a distinguersi in eccellenza. Nel 1993 è nata Stefanie che sin da piccolina ha voluto seguire le orme delle mamma. Dopo alcune stagioni rimasta tesserata per le società del Burgraviato, ecco l’opportunità, grazie all’allenatrice dell’epoca, di andare a gareggiare per la Bulgaria con la successiva partecipazione ai Mondiali junior. Mamma all’epoca aveva un po’ storto il naso.
Gli anni passano e la famiglia Telser-Pechlaner si allarga. Nascono Leonie (8 anni) e Marie (5). E poi c’è il nonno Hanspeter, fisioterapista a Merano in un team del quale fanno parte l’ex colonna della Nazionale di pallamano Jürgen Prantner e l’ex azzurra dei 400 ostacoli, Monika Niederstätter nel ruolo di psicologa dello sport. Leonie e Marie stanno prendendo parte a gare giovanili ma è ancora troppo presto per capire fino a dove potranno arrivare. Una cosa è certa: sono molto decise.
“Se da un lato sono orgogliosa, dall’altra mi spaventa, perché so quanto lavoro e sacrificio servono in questo sport – dice Karin Telser –. Leonie, la più grande, voleva sempre fare un corso di pattinaggio e Marie l’ha seguita. Sicuramente il ghiaccio fa parte del loro Dna considerando che la loro mamma, mia figlia, è stata una brava pattinatrice e anche il loro papà ha giocato a hockey nel Merano. Leonie e Marie sono ancora giovanissime per poter guardare in avanti. Sicuramente sono molto appassionate, vedo che ci tengono tanto, sicuramente è una scuola di vita”.
La mamma delle due promettenti pattinatrici meranesi, aggiunge: “Leonie si è innamorata del pattinaggio vedendo le foto della nonna e mamma, ha provato danza classica ma non le piaceva, poi equitazione ma poi ha preferito il pattinaggio perché voleva esprimere il suo lato creativo”. Di Marie, mamma Steffy dice che “ha iniziato perché voleva seguire la sorella, ha provato ballo, ma mi ha detto che è per bambini piccoli e lei vuole fare cose da grandi, vuole essere sempre esclusiva, ogni volta mi meraviglio quando anziché andare con le amichette dell’asilo al parco giochi, mi risponde ‘io vado a pattinare e divertirmi’”.
Ma sia per la nonna che per la mamma la conclusione è la stessa: “La cosa più importante è che si divertano”.












