"Questo oro olimpico non è solo mio: si è realizzato il 'sogno dei sogni' della famiglia Sighel, da nonno Mario a me, 3 generazioni di pattinatori. Una passione durata decenni"
Pietro Sighel dopo il trionfo nella staffetta mista dello short track dedica il successo alla famiglia che da tre generazioni tramanda la tradizione degli sport sul ghiaccio: "Nel pieno della realizzazione del sogno di ogni sportivo, vivo la storia della mia famiglia come una rivelazione e quindi non posso fare a meno di rivolgere a loro la mia più sentita gratitudine. Questo traguardo non è solo mio, ma rappresenta il sogno e il lavoro continuo di tre generazioni"

BASELGA DI PINE'. Ha saputo emozionare sul ghiaccio con la frazione conclusiva e vincente della staffetta azzurra oro olimpico nello short track: Pietro Sighel è un atleta che in quello che fa e quello che dice sa sempre metterci tanto di sé.
Lo ha dimostrato prima con un'esultanza clamorosa che può diventare l'immagine dei Giochi di Milano Cortina, e poi con un lungo post sui propri seguitissimi canali social in cui ha raccontato tutta l'emozione di vincere una medaglia d'oro e del significato di portare quella medaglia "in casa Sighel", sull'altopiano di Piné in Trentino.
E' da lì che nasce tutto, come racconta lo stesso Pietro: "Mio nonno Mario è quello che ha mosso i primi passi in questo mondo, armato solo della passione che provava per le competizioni e per i pattini. Il suo ardore per questo sport gli ha permesso di creare fondamenta solide per tutta la famiglia: mio padre Roberto la sua passione l’ha raccolta, l’ha coltivata, l’ha fatta sua a mio parere più di tutti, ed è riuscito anche a portarla a frutto con ottimi risultati in gare di altissimo livello. Ha inseguito i suoi sogni e in parte credo che abbia realizzato quelli di mio nonno: sin da bambino vince, è bravo. il sogno di diventare un atleta olimpico lo insegue con la fatica, il sacrificio e l’impegno. Nel mentre le soddisfazioni arrivano, sono tante: vince gare nazionali, convocazioni internazionali, ma soprattutto arriva la convocazione olimpica. Il cammino continua a gonfie vele, continua a vincere, mondiali, europei, coppe del mondo, record del mondo e altre quattro partecipazioni alle olimpiadi. Nonostante tutte le vittorie, la fama, e i successi raggiunti, la medaglia olimpica purtroppo rimane un sogno infranto da un destino un po' crudele".
Poi è tempo di una nuova generazione, quella di Pietro e della sorella Arianna, che dal pattinaggio velocità si "spostano" allo short track: "Verso fine della sua carriera mio papà Roberto decide con mia mamma Veronica di permettermi di avere accesso al bagaglio di esperienze che mi hanno fatto amare così tanto questo sport che è così intimamente legato alla storia della mia famiglia. Mi piace immaginarmi come un baby ironman: sin da piccolo con delle grandi responsabilità, sulle spalle dei grandi sacrifici ma almeno già con tutti gli strumenti e gli equipaggiamenti a disposizione. Io e mia sorella Arianna, con cui ho condiviso tutto, cresciamo a pane, pattini e denti duri. Eravamo ambiziosi, avevamo fame, non ci spaventava la fatica, e ci sentivamo in grado di batterci con chiunque. E sin da subito abbiamo dimostrato il nostro valore nelle prime competizioni; la passione familiare non fa altro che alimentare il nostro fuoco e a rendere sempre più chiara la nostra strada. A guidarci, e perché no, a supportarci, c’erano gli stessi membri della famiglia che questa passione l’avevano condivisa. Tutto questo ci ha permesso di partecipare, ancora una volta assieme, alla nostra prima Olimpiade".
"Sogno che in qualche modo andava onorato cercando di vincere la tanto desiderata medaglia. Prima gara, primo argento. La felicità è stata esplosiva - prosegue Sighel parlando delle Olimpiadi 2022 -. Un oro mondiale per mio papà, un oro mondiale per me, due medaglie olimpiche al collo, sogni inseguiti e realizzati, ma qualcosa mancava. Per chiudere un cerchio serviva proprio quella medaglia mancante. L'oro olimpico. Realizzare il sogno dei sogni, per me, per mia sorella, per mio padre, per mio nonno, ma anche per tutta la mia famiglia. Seconda olimpiade, prima gara, e eccolo qui. Nel pieno della realizzazione del sogno di ogni sportivo, vivo la storia della mia famiglia come una rivelazione e quindi non posso fare a meno di rivolgere a loro la mia più sentita gratitudine. Questo traguardo non è solo mio, ma rappresenta il sogno e il lavoro continuo di tre generazioni. Una passione che scorre da decenni tra le nostre vene e lame. Orgoglioso di aver messo l'ultima pietra che mancava alla famiglia, la guardo e penso a tutti voi. Abbiamo portato qualcosa di indimenticabile a casa nostra".












