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Trent'anni fa la magica notte di Milan - Barcellona 4-0: i rossoneri vinsero la Coppa dei Campioni annichilendo i "presuntuosi" blaugrana. Con un Savicevic monumentale

Il 18 maggio 1994 il Milan conquistò la sua quinta Coppa dei Campioni, la terza nel giro di sei anni. Nei giorni precedenti la sfida, il tecnico blaugrana Cruijff è certo al cento per cento di vincere, affermando anche "non vedo proprio come possiamo perdere la Coppa dei Campioni". E, invece, ad Atene finisce 4 a 0 per i rossoneri con doppietta di Massaro, "magia" di Savicevic e gol di Desailly

Di D.L. - 18 maggio 2024 - 18:45

TRENTO. Esattamente trent'anni fa, la sera del 18 maggio 2024, il Milan di Fabio Capello scriveva una della pagine più iconiche della propria storia,. Ma non solo, anche della Champions League, allora chiamata ancora Coppa dei Campioni e del calcio italiano.

 

Allo stadio "Spyros Louis" di Atene i rossoneri travolsero per 4 a 0 il Barcellona, conquistando per la quinta volta il massimo trofeo europeo. Quasi tutti gli addetti ai lavori, tutt'oggi, a tre decadi di distanza, definiscono quella del Milan come la partita "perfetta", un esempio tecnico - tattico da tramandare quale esempio alle future generazioni.

 

Era una Champions completamente diversa da quella di oggi: un turno preliminare, poi sedicesimi e ottavi di finale e poi due gironi all'italiana da quattro squadre ciascuno. La prima e la seconda classificata dei due raggruppamenti accedevano alle semifinali che, per la prima volta (e anche l'ultima: quella del 2020 fu una scelta obbligata causa pandemia), vennero disputate in gara unica sul campo delle vincenti dei gironi.

 

Il cammino del Milan fu "netto", con l'applicazione del turnover da parte di Capello. I rossoneri superarono con il minimo scarto l'Aarau nel primo turno (vittoria all'andata, in Svizzera, per 1 a 0 con rete di Papin e pareggio per 0 a 0 al ritorno), poi rifilarono sette reti in due gare al Copenaghen (6 a 0 all'andata in Danimarca con doppiette di Papin e Simone e reti di Alessandro Orlando e Brian Laudrup, 1 a 0 al ritorno con gol ancora di Papin).

 

Vennero dunque inseriti nel girone B assieme a Porto, Werder Brema e Anderlecht. La vittoria valeva, all'epoca, ancora solamente due punti e il Milan vinse il proprio raggruppamento con 2 vittorie (in casa contro Porto e Werder Brema) e 4 pareggi.

 

In semifinale non ci fu storia: a San Siro il "Diavolo" travolse per 3 a 0 il Monaco di Arsene Wenger, che annoverava tra le proprie fila giocatori del calibro di Thuram, Scifo, Petit, Klinsmann, Djorkaeff e Ikpeba. Finì in trionfo con le firme di Massaro, Albertini e Desailly, ma la meravigliosa vittoria venne "rovinata" dall'espulsione di Costacurta e dall'ammonizione di capitan Baresi, diffidato e dunque anch'egli squalificato per la finale.

 

Nell'altra semifinale il Barcellona di Cruijff e dei vari Guardiola, Amor, Koeman, Michael Laudrup, Romario e Stoichkov, regolava per 3 a 0 il Porto e si presentava così alla finalissima da favorito.

 

In Catalogna tutti erano sicuri al cento per cento di vincere. In barba a qualsiasi scaramanzia, senza tenere minimamente conto della forza di quel Milan, la festa era già pronta. E il più sicuro di tutti che il trofeo sarebbe finito in Spagna era proprio il tecnico olandese del Barça che, nei giorni antecedenti la sfida di Atene, rilasciava dichiarazioni trionfalistiche a raffica.

 

Da "le finali sono sempre state la mia specialità, la paura non so cosa sia" a "il Milan dice che siamo favoriti? Li capisco: giocando come sa, il Barcellona può vincere qualsiasi partita", da "i tifosi del Milan si godano questo Barcellona: agli italiani non capita tutte le settimane di vedere una squadra che gioca bene come la nostra" a "il calcio siamo solo noi, l'Europa deve incoronarci: il mondo ha bisogno di veder trionfare il gioco offensivo e spettacolare di cui siamo il simbolo", da "i greci si schiereranno dalla nostra parte: se amano il bel calcio saranno costretti a farlo" a "Dio, nella carriera e nella vita, mi ha aiutato tante e volte e mi sono ormai convinto che Lassù qualcuno mi ama. Sì, Dio è mio amico".

 

E poi la chiosa finale, tanto per riassumere tutto in una frase: "non vedo proprio come possiamo perdere la Coppa dei Campioni".

 

E, invece, ad Atene succede esattamente il contrario: Capello schiera un'inedita coppia al centro della difesa con Filippo Galli che affianca Maldini (che, già all'epoca, dimostra di essere un fuoriclasse anche in quel ruolo), con Tassotti a destra e il giovanissimo Panucci a sinistra, davanti a Rossi, mentre in mezzo al campo Albertini e Desailly dettano i tempi e recuperano palloni con Boban e Donadoni sulle corsie esterne e in avanti spazio all'attacco "leggero", formato da Massaro e Savicevic.

 

Il Milan è bello, anzi stupendo e domina la partita: il fuoriclasse della serata (e non solamente di quella) è Dejan Savicevic, che ispira il gol di Massaro al 22' con una grande iniziativa, finalizzata dall'attaccante azzurro in spaccata. In chiusura di primo tempo è lo stesso Massaro a raddoppiare con uno splendido sinistro di prima intenzione su assist di Donadoni.

 

 

Nella ripresa ci si attende l'immediato forcing blaugrana ma, dopo appena centoventi secondi, "Il Genio" di Podgorica chiude la partita, segnando una delle reti più belle nella storia della Champions: ruba palla a Nadal, lo zio di Rafa, e poi batte Zubizarreta con un pallonetto fantascientifico dal lato destro dell'area di rigore. Un gol incredibile che scatena l'entusiasmo anche del sempre morigerato Bruno Pizzul, la meravigliosa voce del calcio della Rai in quegli anni.

 

Non è finita, perché arriva anche il poker con la firma di Desailly, trasformato centrocampista da Capello, che si presenta davanti al portiere del Barcellona e lo infila con una conclusione da puro trequartista sul secondo palo.

 

Il Milan trionfa, conquista la sua terza Coppa dei Campioni nel giro di sei anni, la terza dell'era Berlusconi, la prima con "Don Fabio" in panchina e senza Van Basten, Gullit e Rijkaard. E, quella sera magica di Atene, è entrata di diritto nella storia del calcio. Doveva essere il trionfo del Barcellona che "giocava a calcio come nessuno" (cit.). E' stata, invece, quella del Diavolo: una finale così non si è mai vista.

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