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Trento
17 luglio | 16:34

Emanuele Rao, talento trentino classe 2006 per il Napoli del futuro: la bella storia dell'ala sinistra che da anni convive con il diabete e che sogna la Serie A

A 19 anni il talento nativo di Rovereto spicca il grande salto dopo un'ottima annata alla Spal: giocherà (in prestito) in Serie B con il Bari, ma il Napoli punta su di lui per il futuro. Una bella storia quella di Emanuele, protagonista di un brillante avvio di carriera da calciatore nonostante il diabete

di MOb

TRENTO. Nato a Rovereto da genitori entrambi di Ala, classe 2006, Emanuele Rao già da qualche anno si è fatto notare a suon di gol e prestazioni da protagonista con la maglia della Spal e delle nazionali giovanili

 

E oggi arriva quella che potrebbe essere la svolta della sua giovane carriera: Rao infatti dopo una brillante annata da 37 presenze e 5 gol in Serie C con la squadra di Ferrara è stato acquistato a titolo definitivo dal Napoli campione d'Italia che su di lui punta forte per il futuro

 

Questa stagione il giovane trentino, ala sinistra dotata di grande tecnica e imprevedibilità, la vivrà intanto in prestito al Bari, dove è chiamato a ritagliarsi un ruolo di primo piano in una formazione ambiziosa di Serie B

 

Storia particolare, quella di Emanuele, che ha da ormai 10 anni combatte giorno dopo giorno la sua "battaglia" contro il diabete. “Ho scoperto di averlo nel 2015, quando frequentavo la terza elementare - ha raccontato al sito ufficiale della Spal -. Avevo una bisnonna con il diabete ma il suo era di tipo 2, mentre a me è stato diagnosticato il diabete mellito di tipo 1, una patologia cronica autoimmune che causa appunto un’alterazione del sistema immunitario”.

 

“Mi ricordo che bevevo tanto, anche di notte, mi svegliavo perché avevo sempre sete e di conseguenza andavo spesso in bagno. I miei genitori, che sono entrambi infermieri, hanno capito che queste manifestazioni potevano essere sintomo di qualcosa di più complesso e mi hanno fatto fare degli accertamenti. Le analisi svolte hanno evidenziato che il livello della mia glicemia non era a posto, così ho dovuto trascorrere qualche giorno in ospedale a Trento e lì è arrivata la diagnosi definitiva”. 

 

“Lì per lì non è stato facile, erano i giorni di Natale ed io non avevo nemmeno capito con esattezza in cosa consistesse questa patologia. La prima domanda che feci a mia mamma e ai dottori è stata se avessi potuto continuare a giocare a calcio, perché quello era il mio unico desiderio. Appena usciti dall’ospedale ci siamo confrontati con la società ChievoVerona, dove giocavo all’epoca, e grazie al supporto ricevuto da tecnici e tutor ho potuto proseguire senza alcun problema il mio percorso sportivo”.

 

“Nei primi anni dopo la diagnosi utilizzavo le siringhe ed era più complicato gestirle. Mio papà mi seguiva ad ogni allenamento e ad ogni partita e io approfittavo di tutte le pause di gioco per controllare sempre il livello della glicemia, mangiando eventualmente qualcosa al volo per normalizzarne il valore. Andando avanti negli anni, con l’innalzarsi del livello di agonismo nello sport, i medici mi hanno suggerito di adottare il microinfusore, uno strumento con il quale riesco a gestire meglio il controllo della glicemia essendo anche molto più autonomo. Per me è stato fondamentale il sostegno dei miei genitori, che mi sono stati sempre vicini senza però essere mai esageratamente apprensivi. Non mi hanno mai precluso alcuna possibilità, compresa quella di andare via di casa per inseguire il mio sogno di diventare un calciatore, nonostante so che per loro non sia stato facile. Alla Spal ho trovato delle tutor eccezionali, che mi hanno aiutato costantemente nel monitoraggio del microinfusore e nel posizionamento del sensore, consentendomi così di acquisire sempre più sicurezza ed indipendenza nel vivere spensierato la mia quotidianità”. 

 

“Avere il diabete non deve essere un peso e voglio dire a tutti i bambini ed i ragazzi che oggi scoprono di avere questa patologia di non preoccuparsi e di andare avanti per la propria strada senza paura. Il diabete non è un muro invalicabile, ma un semplice ostacolo, un banco di prova personale come tanti altri che ciascuno di noi dovrà affrontare nella propria vita”.

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