Il "nuovo" Yeman Crippa lancia la sfida a sé stesso: "Il mio 2025 è stato deludente, ma ho capito da dove ripartire. Avevo perso la gioia di correre: ora l'ho ritrovata"
Il giorno di San Silvestro il mezzofondista trentino sarà in gara alla BOclassic dopo un 2025 che non l'ha soddisfatto. "Che voto mi do? Quattro e mezzo. La maratona mondiale? Non sono stato all'altezza, dovevo tirare fuori le palle e non l'ho fatto. Mi sono reso conto che, per reagire, dovevo cambiare approccio"

TRENTO. "Nel mezzo delle difficoltà nascono le opportunità".
Il mezzofondista trentino Yeman Crippa ha fatto propria la celebre citazione di Albert Einstein: il portacolori delle Fiamme Oro chiuderà il 2025 partecipando, nel giorno di San Silvestro, alla "BOclassic" di Bolzano, la gara internazionale sui 10 chilometri che si snoda tra le vie del centro del capoluogo altoatesino.
L'anno che sta per andare in archivio è stato forse il peggiore della carriera di Yeman che, ad inizio 2024, a Siviglia, alla seconda maratona della carriera, stabilì il nuovo record italiano - 2 ore 6 minuti e 6 secondi -, chiudendo al quarto posto e disputando una gara sensazionale.
Che, alzi la mano chi non la pensava così, lasciava presagire un futuro diverso da quello che, sin qui, si è materializzato.
"Che voto mi do? - esordisce - Cinque, anzi quattro e mezzo. Sono partito molto carico: volevo "spaccare" il mondo sia nella maratona che nella mezza maratona, ma non è andata come auspicavo. La stagione è iniziata con la "mezza" di Barcellona e non sono stato soddisfatto del risultato. Poi, ad aprile, ho corso la maratona di Londra, che avevo preparato alla grande, con tanti sacrifici. Mi sentivo benissimo, speravo di fare un gran risultato e, invece, mi sono ritirato. Le aspettative erano alte, la delusione grande. E a settembre anche i Mondiali sono andati male, con un altro ritiro: anche in occasione dell'impegno iridato ero partito con grandi ambizioni, pensavo che avrei fatto una bellissima gara, il percorso d'avvicinamento è stato super. E, invece, ho incassato un'altra grande delusione".
Si è dato una spiegazione?
"Mentalmente non sono stato all'altezza della situazione. Mi sono ritirato perché, durante la gara, sono andato in crisi. Avrei dovuto tirare fuori le palle e non l'ho saputo fare. La maratona è una gara difficilissima, che non ti perdona niente. Sbagli e "paghi", se vai in difficoltà devi reagire, altrimenti vai nella "buca". Fisicamente mi ero preparato al meglio, dal punto di vista mentale no. E si è visto".
E' un'analisi estremamente "cruda" e lucida. Se lo lasci dire: non tutti sarebbero in grado o avrebbero il "coraggio" di farla.
"Gli alibi non servono, spesso cerchiamo di nasconderci dietro le scuse, le "bugie", i "ma" e i "se". Poi, però, quando si tratta di fare i "conti" con te stesso non puoi più raccontarti le "storielle". Dunque bisogna prendere atto della situazione. Dopo la maratona ai Mondiali mi sono detto: più in basso di così non posso andare, o reagisco o smetto. E mi sono reso conto che, per reagire, dovevo cambiare approccio".
Cioè?
"Dovevo tornare ad amare quello che faccio. E' il mio lavoro, ma non riuscivo a godermi il piacere di farlo. Ho ripreso, da dove avevo lasciato, il lavoro sull'aspetto mentale - psicologico. Lo avevo abbandonato per concentrarmi sull'allenamento fisico, pensando bastasse quello. E così non è stato perché la maratona non ti perdona niente, è una gara che va vissuta minuto per minuto. Ho capito dove devo migliorare, so di avere talento e il "motore", ma devo riuscire ad esprimermi. Ho sottovalutato alcune cose e non lo farò più".
Dica la verità: non si è pentito di essere passato alla mezza e alla maratona e di aver lasciato la pista?
"No, assolutamente. E' chiaro che, subito dopo una delusione, il pensiero arriva. Ma poi, analizzando lucidamente le gare, pensando a dove ho sbagliato e a come migliorare, resto convinto che questa sia stata la decisione giusta. Adesso è diventata una sfida con me stesso. Ad inizio 2024, a Siviglia, ho fatto il record italiano correndo in due ore 6 minuti e 6 secondi. Ripeto: so di avere le carte in regola per fare bene, devo tornare ad esprimermi ai miei livelli. Vado avanti per la mia strada. Chi corre la maratona, tra l'altro, deve fare i conti con un'altra difficoltà: se una gara va male, non c'è la possibilità di rifarsi subito, di tornare a correre una settimana dopo, perché il carico è massacrante e, dunque, bisogna convivere - magari per mesi - con la voglia di rivalsa senza avere la possibilità di metterla in pratica. Va bene così, questo è un altro aspetto sul quale devo e voglio crescere".
Andiamo sul presente. Per chiudere l'anno c'è la BOclassic, una gara che le piace molto.
"Sì, è vero. Mi sento bene, voglio fare una bella gara e punto al podio, che sarebbe una gran bella soddisfazione". La concorrenza non mancherà perché al via ci saranno tre - quattro atleti molto forti che hanno personali migliori dei miei. Ho buone sensazioni, proverò a stare con loro e poi vedremo cosa accadrà".
L'agenda per il 2026?
"Il 7 gennaio partirò per il Kenia, dove resterò per un mesetto. Tornerò e disputerò una campestre in Sardegna l'8 febbraio e, quindici giorni dopo, correrò la mezza maratona di Napoli. La prima maratona la correrò verso metà aprile, poi tornerò in Kenia per il secondo periodo di lavoro in altura. Gli Europei di Birmingham di agosto? Vediamo. Con calma: un passo alla volta, step by step. Il "nuovo" Yeman non vuole guardare troppo oltre. L'obiettivo più importante sarà sempre il prossimo".












