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Trento
17 settembre | 21:04

ItalVolley maschile, al Mondiale è già dentro o fuori con l'Ucraina. Matteo Piano: "La pressione di dover vincere potrebbe aiutare. E basta paragoni con il passato"

Dopo la sconfitta contro il Belgio, gli azzurri devono vincere, altrimenti saranno eliminati. Matteo Piano, ex centrale azzurro e oggi apprezzato conduttore e opinionista Rai a Il Dolomiti: ""Io voglio ribaltare il discorso e dico che, magari, può essere una sconfitta che ha "acceso" qualcosa nell'Italia. La pressione di dover vincere non è sempre qualcosa di negativo e il 2-3 contro il Belgio mi auguro porti consapevolezza nei giocatori". E poi: "Basta paragoni con il passato: il volley è cambiato"

TRENTO. Dieci giorni fa la gioia, immensa, per il trionfo dell'Italia nel mondiale femminile di pallavolo, con le azzurre di Velasco che - nel giro di 24 ore - hanno sconfitto prima il Brasile e poi la Turchia al termine di due match destinati ad entrare nella storia del volley.

 

Oggi, invece, vi sono il timore (parlare di "paura" sarebbe francamente eccessivo) e il rischio (concreto) che l'ItalVolley maschile non riesca nemmeno a superare il girone eliminatorio della rassegna iridata: la sconfitta, arrivata a sorpresa contro il Belgio nella seconda gara dopo l'agevole successo all'esordio con l'Algeria, pone infatti gli azzurri già di fronte ad un bivio senza ritorno.

 

La sfida di domani, giovedì 18 settembre, contro l'Ucraina è infatti un match da dentro o fuori: Michieletto e compagni dovranno battere la squadra guidata da Raul Lozano per accedere agli ottavi di finale dove, tra l'altro, potrebbero incrociare i campioni olimpici della Francia.

 

Un passo alla volta, perché prima c'è da scongiurare quella che sarebbe una "beffa" atroce e rappresenterebbe una colossale disfatta sportiva, visto che l'Italia è campione del mondo in carica, avendo conquistato il titolo iridato nel 2022 in Polonia a discapito proprio dei padroni di casa.

 

La mission non è "impossible": l'Ucraina è una squadra discreta, guidata sì in panchina da un tecnico di grandissima esperienza quale Lozano, ma tecnicamente inferiore all'Italia. E, tra l'altro, il vero "fuoriclasse" degli ucraini, lo schiacciatore mancino Oleh Plotnytskyi, da sette stagioni in forza a Perugia, ha chiuso con la nazionale lo scorso anno e non fa parte dei convocati.

 

Certo è che nemmeno il Belgio era, sulla carta, avversaria che sembrava in grado d'impensierire l'Italia che, ora, si ritrova a dover vincere (con qualsiasi punteggio), altrimenti la truppa azzurra dovrà abbandonare subito il Mondiale filippino.

 

Matteo Piano oggi è apprezzato conduttore e opinionista sia radiofonico che televisivo sulle reti Rai: qualche mese fa ha appeso le ginocchiere al chiodo dopo una lusinghiera carriera in mezzo alla rete. Conosce benissimo la Nazionale e le competizioni internazionali: con la maglia azzurra ha conquistato la medaglia d'argento alle Olimpiadi di Rio de Janeiro nel 2016, un argento (nel 2013 in Danimarca e Polonia) e un bronzo (nel 2015, Bulgaria e Italia) agli Europei.

 

"Se mi ha stupito la sconfitta contro il Belgio? - esordisce Piano, intervistato da Il Dolomiti - Diciamo che non davo per scontato che l'Italia vincesse. Mi spiego: non mi aspetto di vedere i "diavoli rossi" sul podio al Mondiale, ma quella guidata da un allenatore italiano di grande valore quale è Emanuele Zanini è una squadra "frizzantina", che ha ottime individualità e sta "spingendo" molto. Si è parlato tanto, solo delle difficoltà e degli errori dell'Italia: per me ci sono anche i grandi meriti del Belgio che, dopo essere stato avanti di due set, è stato rimontato e poi ha saputo rimanere "freddo" e imporsi al tie break. Intendiamoci: l'Italia poteva vincere perché è e resta superiore, ma conosco perfettamente le dinamiche che esistono in manifestazioni di altissimo livello, come Mondiali, Olimpiadi ed Europei. Nel 2017, ad esempio, venimmo eliminati ai quarti di finale della massima rassegna continentale proprio dal Belgio. E, anche all'epoca, eravamo superiori".

Parliamo della prestazione dell'Italia: cosa è mancato?

"Siamo partiti un po' "ingolfati" e dall'altra parte della rete c'era una squadra che, obiettivamente, faceva tutto bene. Poi sono entrati diversi giocatori dalla panchina, tra cui - ad esempio - il regista di Trento Sbertoli e la partita è cambiata. Forse chi non ha iniziato il match ha "sentito" meno la pressione, si è un po' "estraniato" da quanto accadeva sul terreno di gioco e, dunque, quando è ha fatto il proprio ingresso in campo è riuscito ad essere maggiormente lucido. Sono tutte supposizioni, perché - lo ripeto - nelle manifestazioni di altissimo livello, a meno di superiorità "schiaccianti" - le dinamiche sono complesse e diverse da partita a partita".

 

E' una sconfitta che ha fatto "malissimo".

"Io voglio ribaltare il discorso e dico che, magari, può essere una sconfitta che ha "acceso" qualcosa nell'Italia. La pressione di dover vincere non è sempre qualcosa di negativo e il 2-3 contro il Belgio mi auguro porti consapevolezza nei giocatori".

 

Contro l'Ucraina bisognerà vincere. Non ci sono altri risultati.

"E si può vincere. La Nazionale ha tutte le carte in regola per battere una squadra "quadrata" ma che non è superiore agli azzurri".

 

L'infortunio di Lavia, un giocatore fondamentale per l'Italia, può aver tolto certezze tecniche ed equilibrio alla squadra di De Giorgi?

"Non attacchiamoci agli alibi. Stiamo parlando di un giocatore fantastico, che magari è meno sotto i riflettori rispetto ad altri, ma un'analisi di questo tipo sarebbe sbagliatissima e controproducente. Guardate la Nazionale femminile, che è fortissima, la più forte del mondo, formata da giocatrici straordinarie: alle Olimpiadi e al Mondiale non c'era Elena Pietrini, poco prima della rassegna iridata si è infortunata una titolare come Alice Degradi e hanno vinto ugualmente. Il posto di Lavia nel sestetto titolare è stato preso da Bottolo, un giocatore fortissimo che ha tutte le carte in regola per essere titolare in Nazionale".

 

 

Sicuramente non è l'Italia della "Generazione di fenomeni".

"Sì e direi che è ora di smetterla con paragoni. Per tanti motivi. Primo: "un'infornata" simile di campioni, tutti assieme, è un qualcosa che capita una volta ogni 100 anni, se va bene. Secondo: la pallavolo è cambiata tantissimo negli ultimi dieci - quindici anni, figuriamoci rispetto a trenta - trentacinque anni or sono. Terzo: i paragoni non fanno bene a nessuno e sono ingenerosi. Qui stiamo parlando di atleti della Nazionale, il massimo che - al netto degli infortuni - il movimento sa esprimere. Chi veste l'azzurro oggi merita di farlo, chi lo vestiva negli anni '90 era lì per lo stesso motivo. E sarà così in futuro anche per la Nazionale femminile: quella di oggi è "fuori categoria", che senso avrà paragonarla a quella che verrà tra vent'anni? Il nostro sport sarà cambiato ancora tantissimo".

 

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