"La Uae ha sbagliato clamorosamente. Del Toro? E' il meno colpevole di tutti. Visma eccezionale. Sul mio podio metto Van Aert e Pedersen". L'intervista a Francesco Pancani
Meglio il giro con o senza Pogacar? "Tadej lo puoi solamente amare, è un "one man show" incredibile, offre uno spettacolo incredibile ma, vedi l'anno scorso, dopo due giorni aveva praticamente già vinto la corsa. Personalmente preferisco l'emozione corale, quella data da diversi atleti, pur riconoscendo l'assoluta grandezza di Pogacar, talmente forte da non avere rivali. L'interpretazione corale, però, a mio avviso, è più coinvolgente"

TRENTO. Dopo le fatiche, su e giù per la Penisola, senza dimenticare i tre giorni "d'apertura" in Albania, Francesco Pancani, la "voce" del ciclismo della Rai, sta ritemprando le forze in vista del Tour de France.
Quante edizioni della Corsa Rosa ha seguito, prima da inviato sulla moto e poi sul "ponte di comando", esattamente non lo sa nemmeno lui.
"Sono venti, forse ventidue - racconta dal suo "buen ritiro" fiorentino, mentre è impegnato a lavorare in campagna -, tra quelli vissuti in moto al seguito della corsa e quelli in postazione di commento. Il Giro è sempre il Giro, un qualcosa di unico che, tutti gli anni, regala emozioni diverse. Quello di quest'anno, ma era prevedibile, è stato completamente diverso rispetto a quello del 2024. Molto bello e incerto dall'inizio alla fine, nessuna tappa "banale" e, alla fine, ha vinto in meno atteso tra i cosiddetti uomini di classifica".
Ecco, allora, che a qualche giorno dalla conclusione della 108esima edizione, Il Dolomiti ha intervistato Francesco Pancani. Dopo Davide Cassani (Qui articolo), un altro dei massimi esperti di ciclismo in Italia fa "le carte" alla Corsa Rosa. Tra analisi, curiosità e considerazioni.
Quella di Yates è stata una di quelle incredibili storie che solamente lo sport sa raccontare. Lì, dove nel 2018 aveva perso il Giro, sette anni dopo ha vinto il Giro.
"Una storia meravigliosa. Ormai siamo abituati a questi a questi favolosi "pazzi" come Pogacar e van der Poel che partono a 50 chilometri dall'arrivo e mettono il punto dopo aver superato il traguardo. Yates ha corso "alla vecchia maniera", in modo quasi romantico. Non è mai scattato, è rimasto a ruota, si è difeso quando era in difficoltà e poi ha piazzato un'impresa d'altri tempi, grazie ad un'eccezionale gioco di squadra. Ecco, appunto, il successo del britannico ha dimostrato quanto sono importanti la squadra e la tattica. La Visma ha messo Van Aert in fuga, gli attaccanti hanno preso dieci minuti, il belga è riuscito a scollinare davanti sul Colle delle Finestre e poi aspettare Yates, a cui ha dato un contributo decisivo. Se non ci fosse stato lui, probabilmente, l'epilogo sarebbe stato diverso. Sono stati fantastici e hanno messo letteralmente nel sacco la Uae. Il giorno prima, nella tappa di Champoluc, la Visma aveva sbagliato, il giorno dopo, all'ultima occasione, hanno confezionato un vero capolavoro".
Ecco, la Uae ha sbagliato tutto. E Del Toro non è stato capace di reagire in "real time" all'attacco di Yates. Un mancato cambio di strategia che è costato carissimo.
"Del Toro, secondo me, è quello che ha meno responsabilità di tutti. La strategia si è rivelata sbagliata: insomma, il direttore sportivo non è lì solo per guidare la macchina, ma deve saper modificare una tattica quando in "piano" salta. La Uae ha iniziato a perdere il Giro quando è partita la fuga, all'interno della quale c'era proprio Van Aert e ha lasciato prendesse oltre 10 minuti di vantaggio. Non so se abbiamo sottovalutato la Visma, fatto sta che l'indicazione di marcare solamente Carapaz si è rivelata del tutto sbagliata. E, sicuramente, alla base non c'era una motivazione legata alla condizione, perché Del Toro ha risposto a tutti gli attacchi dell'equadoregno e, alla fine, ha anche fatto la volata".
In fin dei conti: il Giro d'Italia le è piaciuto?
"A me sì, forse è mancata un tappa dura, tosta, nelle prime due settimane, visto che la frazione con arrivo a Tagliacozzo presentava solamente due chilometri di salita ed è stata un po' deludente, ma è stata complessivamente una gran bella corsa. E poi, indipendentemente dal percorso, la corsa la fanno i corridori e, grazie a loro, abbiamo assistito ad un gran bel Giro con una medie pazzesche e tanti momenti emozionanti".
Capitolo italiani. Insomma, le cose non sono andate benissimo.
"I due che avrebbero dovuto "fare" classifica, Ciccone e Tiberi, sono stati messi fuori causa dalla caduta a Nova Gorica, però qualche nota positiva c'è stata. Caruso, grandissimo corridore e persona eccezionale, ha conquistato un fantastico quinto posto a 37 anni, Pellizzari ha dimostrato di avere talento. Adesso non mettiamogli pressione e non cominciamo a dire che "deve" vincere il Giro d'Italia, però non si può sottolineare come, un ragazzo di 21 anni che ha corso due settimane da gregario, sia stato protagonista di un'ottima terza settimana. E' arrivato un po' "al gancio", ma è normale sia così. Di sicuro questo Giro gli è servito tantissimo. E poi non dimentichiamoci di Lorenzo Fortunato, che ha vinto la maglia azzurra, correndo in maniera estremamente intelligente. Ha preferito rinunciare a fare classifica e concentrarsi su di un obiettivo prestigioso: l'ha conquistata al secondo giorno e l'ha portata sino alla fine. Mica poco, anzi".
La domanda da "cento milioni". Meglio il giro con o senza Pogacar?
"Sinceramente non so rispondere. Tadej lo puoi solamente amare, è un "one man show" incredibile, offre uno spettacolo incredibile ma, vedi l'anno scorso, dopo due giorni aveva praticamente già vinto la corsa. Personalmente preferisco l'emozione corale, quella data da diversi atleti, pur riconoscendo l'assoluta grandezza di Pogacar, talmente forte da non avere rivali. L'interpretazione corale, però, a mio avviso, è più coinvolgente".
Il suo personalissimo podio del Giro d'Italia, indipendentemente dalla classifica finale?
"Sul gradino più alto metto Pedersen che ha corso in maniera entusiasmante, con generosità, vincendo quattro tappe, conquistando la maglia ciclamino e tirando per i compagni nelle tappe in cui non era competitivo. Poi, sicuramente, Del Toro: abbiamo scoperto un grande corridore. Non voglio usare la parola "fenomeno" perché ormai si abusa di questo termine e mi sembra presto, ma lui certamente ha tutte le carte in regola per diventarlo. E, sicuramente, tra i primi tre ci sta anche Van Aert: non so quanti sarebbero rimasti in gara dopo la prima settimana che ha vissuto lui. E, invece, dimostrando grande rispetto per il Giro, è restato, ha vinto - in maniera eccezionale - la tappa delle Strade Bianche con arrivo a Siena, una delle più affascinanti della corsa, e poi - come ho detto - è stato decisivo per la vittoria di Yates con quella fantastica impresa alla penultima tappa".












